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Decreto Espulsione in Inglese? Nullo se non capisci la lingua

Un cittadino pakistano impugnava un decreto di espulsione tradotto solo in inglese, lingua a lui sconosciuta. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, sancendo la nullità del decreto di espulsione. Il principio affermato è chiaro: l’atto deve essere tradotto in una lingua comprensibile al destinatario. Se l’Amministrazione usa una lingua ‘veicolare’ come l’inglese, spetta a lei dimostrare che lo straniero la conosca. In assenza di tale prova, e senza dimostrare l’impossibilità di tradurre nella lingua madre (in questo caso l’urdu), il provvedimento è nullo. La sentenza rafforza il diritto di difesa dello straniero.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 14118 Anno 2023
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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il diritto di capire: quando un’espulsione non è valida

Un recente intervento della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale a tutela dei diritti degli stranieri: la notifica di un atto importante come un’espulsione deve avvenire in una lingua che la persona possa effettivamente comprendere. In caso contrario, si rischia la nullità del decreto di espulsione. Questa decisione chiarisce le responsabilità della Pubblica Amministrazione e garantisce che nessuno possa subire conseguenze così gravi senza essere stato messo nelle condizioni di capire pienamente le ragioni e le modalità del provvedimento.

I fatti del caso: un ordine in una lingua sconosciuta

La vicenda riguarda un cittadino di origine pakistana, destinatario di un decreto di espulsione emesso dalla Prefettura. L’uomo si trovava in Italia senza un valido permesso di soggiorno. L’Amministrazione gli notificava il provvedimento redatto in italiano, con annessa una traduzione in lingua inglese. Il cittadino, però, non comprendeva né l’italiano né l’inglese. Per questo motivo, decideva di impugnare l’atto davanti al Giudice, sostenendo che la comunicazione avrebbe dovuto essere effettuata nella sua lingua madre, l’urdu, per garantirgli il diritto di difendersi.

La questione legale: la lingua della notifica

Il cuore del problema legale era stabilire se una traduzione in una lingua ‘veicolare’ come l’inglese fosse sufficiente a rendere valido il decreto. La legge prevede che il provvedimento di espulsione sia comunicato allo straniero ‘mediante traduzione in una lingua da lui conosciuta’. La difesa del cittadino sosteneva che, data la consolidata presenza di una comunità pakistana in Italia, l’Amministrazione avrebbe dovuto e potuto fornire una traduzione in urdu. L’uso dell’inglese, lingua non compresa dall’interessato, rendeva l’atto illegittimo e quindi nullo.

La nullità del decreto di espulsione secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha dato piena ragione al ricorrente. I giudici hanno stabilito un principio molto chiaro: spetta alla Pubblica Amministrazione l’onere di provare che lo straniero conosca effettivamente la lingua in cui l’atto è stato tradotto. Non è sufficiente presumere che una persona conosca l’italiano o una lingua veicolare come l’inglese. L’Amministrazione deve dimostrare questa conoscenza con elementi concreti. In alternativa, deve provare che era impossibile, per la rarità della lingua, fornire una traduzione nella lingua madre del destinatario.

Le motivazioni: la tutela del diritto di difesa

La Corte ha spiegato che il Giudice di merito aveva sbagliato a non verificare se il cittadino pakistano conoscesse effettivamente l’italiano o l’inglese. L’Amministrazione, dal canto suo, non aveva fornito alcuna prova in tal senso, né aveva dimostrato l’impossibilità di reperire un traduttore di lingua urdu. La lingua urdu, sottolinea la Corte, non può essere considerata ‘rara’, data la numerosa comunità di origine pakistana presente nel nostro Paese. La mancata comprensione dell’atto lede gravemente il diritto di difesa della persona, impedendole di capire le accuse e di contestarle efficacemente. Per questi motivi, la Corte ha dichiarato la nullità del decreto di espulsione.

Le conclusioni: chi vince e cosa cambia

L’esito del processo è stato la vittoria totale per il cittadino straniero. La Corte di Cassazione ha annullato (cassato) la precedente decisione e, decidendo direttamente la causa, ha dichiarato nullo il decreto di espulsione. Inoltre, ha condannato l’Amministrazione a pagare tutte le spese legali del giudizio. Questa sentenza rafforza un principio di civiltà giuridica: un ordine che incide così profondamente sulla vita di una persona deve essere comunicato in modo chiaro e comprensibile. La scelta della lingua non può essere arbitraria, ma deve tenere conto della situazione concreta del destinatario, ponendo a carico della Pubblica Amministrazione un preciso dovere di verifica e di prova.

In che lingua deve essere tradotto un decreto di espulsione?
Il decreto di espulsione deve essere tradotto in una lingua che il destinatario conosce. Se viene usata una lingua internazionale come l’inglese, l’Amministrazione deve essere in grado di provare che la persona la comprende.

Cosa succede se ricevo un’espulsione in una lingua che non conosco?
Se il decreto non è tradotto in una lingua a te nota, è possibile impugnarlo davanti a un giudice. Come stabilito da questa sentenza, l’atto può essere dichiarato nullo per violazione del diritto di difesa.

Chi deve dimostrare che capisco la lingua della traduzione?
L’onere della prova spetta alla Pubblica Amministrazione. È l’autorità che emette l’espulsione a dover dimostrare che tu conosci la lingua utilizzata per la traduzione, non sei tu a dover provare il contrario.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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