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Danno da Usura Psicofisica: Riposo Negato o Solo Spostato?

Un Lavoratore, vigile urbano, ha chiesto al Comune il risarcimento per il lavoro svolto nei giorni festivi infrasettimanali senza riposo compensativo e per il “danno da usura psicofisica”. Il Tribunale aveva accolto la sua domanda, ma la Corte d’Appello l’ha ribaltata. La Cassazione ha confermato la decisione d’Appello. Ha stabilito che l’indennità per lavoro festivo a turni (Art. 22 CCNL) copre già il disagio, a meno che non ci sia un superamento dell’orario settimanale o la soppressione totale del riposo. Il “danno da usura psicofisica” è risarcibile solo se il riposo settimanale è stato definitivamente perso in violazione di legge, non per un semplice spostamento. La contumacia del Comune non esonerava il Lavoratore dall’onere di provare i fatti. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 25337 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Introduzione: Il Danno da Usura Psicofisica e il Lavoro Festivo

Il tema del lavoro festivo e del diritto al riposo è centrale nel diritto del lavoro. Spesso i lavoratori si chiedono se svolgere attività in giorni festivi dia sempre diritto a compensazioni aggiuntive o al risarcimento per il cosiddetto “danno da usura psicofisica”. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha fornito importanti chiarimenti su questi aspetti, distinguendo tra il semplice spostamento del riposo e la sua effettiva soppressione. Questa distinzione è fondamentale per comprendere quando un lavoratore può pretendere un risarcimento e quando, invece, la maggiorazione contrattuale è considerata sufficiente.

Il Caso: Lavoro Festivo e Richiesta di Risarcimento

Un Lavoratore, impiegato come vigile urbano, ha svolto la sua attività lavorativa in giorni festivi infrasettimanali. Egli non ha usufruito di un riposo compensativo immediato. Per questo motivo, il Lavoratore ha citato in giudizio il Comune. Ha chiesto il risarcimento dei danni, sostenendo di aver diritto a una compensazione aggiuntiva per il lavoro festivo e di aver subito un “danno da usura psicofisica” a causa della mancata fruizione del riposo. Il Tribunale di primo grado aveva inizialmente accolto la sua richiesta, condannando il Comune al pagamento di una somma a titolo di risarcimento.

La Decisione della Corte d’Appello: Cosa Cambia per il Lavoro Festivo

Il Comune ha impugnato la sentenza del Tribunale. La Corte d’Appello ha ribaltato la decisione di primo grado. I giudici d’appello hanno interpretato le norme del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per il personale degli enti locali. Hanno stabilito che per i lavoratori a turni, l’indennità prevista dall’Art. 22 del CCNL per il lavoro festivo compensa già il disagio. Una compensazione aggiuntiva, come quella prevista dall’Art. 24 del CCNL, spetta solo se il lavoro festivo comporta un superamento dell’orario settimanale complessivo o la soppressione totale del riposo settimanale. La Corte d’Appello ha anche evidenziato che il Lavoratore non aveva provato in modo specifico il mancato recupero dei riposi domenicali né il “danno da usura psicofisica”.

Il Danno da Usura Psicofisica: Quando è Riconosciuto

La questione del “danno da usura psicofisica” è stata centrale nel ricorso del Lavoratore. Questo tipo di danno si riferisce allo stress o all’esaurimento derivante da un lavoro eccessivo o svolto in condizioni non conformi. La Cassazione ha chiarito che non ogni spostamento del riposo settimanale comporta automaticamente un “danno da usura psicofisica” risarcibile. La disciplina contrattuale e normativa non impone che il riposo debba avvenire sempre nel settimo giorno consecutivo. Pertanto, il semplice spostamento del giorno di riposo, purché avvenga nel rispetto delle regole contrattuali e legislative, non è sufficiente a generare un danno risarcibile. In questi casi, al lavoratore spetta solo la maggiorazione del compenso per la maggiore gravosità del lavoro.

L’Onere della Prova e la Contumacia del Datore di Lavoro

Un altro punto importante affrontato dalla Cassazione riguarda l’onere della prova. Il Lavoratore aveva sostenuto che la contumacia del Comune (cioè la sua assenza in giudizio) avrebbe dovuto far considerare non contestati i fatti da lui allegati. La Corte ha ribadito un principio consolidato: la contumacia del convenuto non rende automaticamente veri i fatti allegati dall’altra parte. Non altera la ripartizione degli oneri probatori. Il Lavoratore, in quanto attore, aveva il dovere di fornire la prova di tutti i fatti che costituivano il suo diritto al risarcimento. La genericità delle allegazioni e la mancata prova specifica dei riposi non goduti hanno giocato un ruolo decisivo nella decisione finale.

Le Motivazioni della Cassazione sul Danno da Usura Psicofisica

La Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando la sentenza della Corte d’Appello. I giudici hanno ribadito che la speciale disciplina dell’Art. 22 del CCNL 2000 compensa interamente il disagio derivante dall’articolazione dell’orario, a condizione che sia rispettato il limite massimo settimanale di lavoro. L’applicazione dell’Art. 24, che prevede una maggiore indennità per il lavoro festivo, è limitata ai casi in cui si verifica un’eccedenza rispetto all’orario normale o una richiesta eccezionale di lavorare nel giorno di riposo settimanale. Per quanto riguarda il “danno da usura psicofisica”, la Corte ha specificato che la risarcibilità presuppone che la prestazione nel settimo giorno sia stata resa in assenza di previsioni legittimanti e in violazione degli artt. 36 Cost. e 2109 c.c., portando a una perdita definitiva del riposo settimanale. Un mero spostamento temporale del riposo, se conforme alla disciplina, non configura tale danno. Il Lavoratore non ha fornito prove sufficienti di una violazione di legge o di una perdita definitiva del riposo.

Le Conclusioni: Il Lavoratore non Ottiene il Risarcimento

In sintesi, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore. Ha confermato che il “danno da usura psicofisica” non è automatico in caso di lavoro festivo o di spostamento del riposo, ma richiede la prova di una violazione grave e di una perdita definitiva del diritto al riposo settimanale. La semplice maggiorazione per il lavoro festivo, se prevista dal CCNL e se non si superano i limiti orari, è considerata sufficiente. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese legali del giudizio di legittimità in favore del Comune. Questa decisione rafforza l’orientamento giurisprudenziale che distingue chiaramente tra la compensazione per il disagio del lavoro festivo e il risarcimento per un danno più grave derivante dalla violazione del diritto al riposo.

Il lavoro svolto in un giorno festivo dà sempre diritto a un risarcimento extra?
No, non sempre. Se sei un lavoratore a turni e ricevi già una maggiorazione per il lavoro festivo secondo il tuo contratto, questa compensazione è considerata sufficiente, a meno che tu non abbia superato l’orario settimanale massimo o il tuo riposo settimanale sia stato completamente eliminato.

Che cos’è il “danno da usura psicofisica” e quando posso richiederlo?
Il “danno da usura psicofisica” è lo stress o l’esaurimento derivante da un lavoro eccessivo o svolto in condizioni non conformi. Puoi richiederlo se il tuo riposo settimanale è stato definitivamente soppresso in violazione delle leggi e dei contratti, non per un semplice spostamento del giorno di riposo.

Se il mio datore di lavoro non si presenta in tribunale, significa che ho automaticamente ragione?
No. L’assenza del datore di lavoro in tribunale (contumacia) non rende automaticamente veri i fatti che hai dichiarato. Devi comunque dimostrare con prove i fatti su cui basi la tua richiesta di risarcimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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