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Custodia veicoli abbandonati: quando spetta il compenso

La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di pagamento per le spese di custodia veicoli abbandonati avanzata dal titolare di un centro di raccolta contro un’Amministrazione Comunale. Il ricorrente pretendeva il compenso per oltre quattro anni di deposito, ma i giudici hanno stabilito che, decorsi sessanta giorni dalla notifica al proprietario, il veicolo deve considerarsi abbandonato ai sensi dell’art. 923 c.c. La decisione sottolinea che il custode ha l’onere di informare l’ente pubblico e non può far lievitare i costi senza fornire prova rigorosa della prosecuzione dell’attività di custodia oltre i termini di legge.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 2273 Anno 2023
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Pubblicato il 15 aprile 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Custodia veicoli abbandonati: i limiti al compenso per i centri di raccolta

La gestione della custodia veicoli abbandonati rappresenta una sfida complessa per i centri di raccolta, specialmente quando si tratta di definire i confini temporali del diritto al compenso. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un punto fondamentale: il custode non può pretendere pagamenti indefiniti se non dimostra la reale prosecuzione dell’attività e se non rispetta gli oneri informativi verso l’ente pubblico.

La vicenda trae origine dalla richiesta di un titolare di un centro di raccolta che, dopo aver custodito un veicolo bruciato per oltre quattro anni, ha citato in giudizio l’Amministrazione Comunale per ottenere il rimborso delle spese di deposito, trasporto e demolizione. Tuttavia, sia il Giudice di Pace che il Tribunale hanno limitato il compenso ai soli primi sessanta giorni.

Il quadro normativo sulla custodia veicoli abbandonati

Secondo la normativa vigente, in particolare il D.M. 460/1999, un veicolo non reclamato entro sessanta giorni dalla notifica al proprietario deve essere considerato a tutti gli effetti una cosa abbandonata. Questo passaggio giuridico, basato sull’art. 923 del codice civile, muta radicalmente la posizione del custode.

Il centro di raccolta, infatti, non può restare inerte in attesa che il tempo passi, facendo accumulare costi di deposito. Al contrario, ha il dovere di procedere alla rottamazione, a meno che l’ente pubblico non disponga diversamente in base alle condizioni del mezzo. La buona fede contrattuale impone al custode di avvisare tempestivamente l’Amministrazione del mancato reclamo, evitando di rendere la prestazione eccessivamente onerosa per la collettività.

L’onere della prova e la strategia processuale

Un aspetto cruciale emerso nel giudizio riguarda l’onere della prova. Il custode che richiede il pagamento per un periodo prolungato deve dimostrare non solo di aver effettivamente mantenuto il veicolo presso la propria struttura, ma anche che tale permanenza sia stata necessaria o autorizzata.

Nel caso analizzato, la Cassazione ha rilevato che l’Amministrazione aveva contestato fin dal primo grado la mancanza di prova sulla prosecuzione della custodia oltre il sessantesimo giorno. Poiché tale prova non è stata fornita, la domanda di pagamento supplementare è stata legittimamente respinta.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso evidenziando come la sentenza di appello fosse fondata su una pluralità di ragioni autonome. La principale di queste è la carenza probatoria riguardante il fatto costitutivo del diritto, ovvero il protrarsi dell’attività di custodia oltre il termine legale di sessanta giorni.

I giudici hanno chiarito che, quando una decisione si regge su più motivazioni indipendenti e una di queste risulta corretta e non adeguatamente censurata, le altre censure diventano inammissibili per difetto di interesse. In questo contesto, il principio del “tantum devolutum quantum appellatum” non è stato violato, poiché il giudice d’appello può esaminare questioni implicitamente connesse a quelle sollevate se queste fanno parte del nucleo della controversia.

Le conclusioni

In conclusione, la disciplina della custodia veicoli abbandonati non permette automatismi nei pagamenti a favore dei depositari. È essenziale che i centri di raccolta agiscano con tempestività e trasparenza, documentando ogni fase del deposito e comunicando prontamente con le autorità competenti. La negligenza nell’informare l’ente pubblico o la mancanza di prove documentali sulla durata del deposito possono portare alla perdita definitiva del diritto al rimborso delle spese sostenute.

Quanto dura il diritto al compenso per la custodia di un’auto abbandonata?
Il compenso è generalmente limitato a sessanta giorni dalla notifica al proprietario, poiché oltre questo termine il veicolo è considerato legalmente abbandonato.

Quali sono gli obblighi del custode se il proprietario non ritira il mezzo?
Il custode deve informare l’ente pubblico del mancato ritiro e procedere alla demolizione del veicolo, agendo secondo i principi di buona fede e correttezza.

Cosa succede se il custode non prova la durata del deposito in tribunale?
In mancanza di prova rigorosa sulla prosecuzione della custodia oltre i termini di legge, la domanda di pagamento per i periodi extra viene respinta dal giudice.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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