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Contratto di apprendistato finto: l’azienda deve riassumere

Una lavoratrice ha contestato la cessazione del proprio rapporto di lavoro, inizialmente qualificato come contratto di apprendistato. Un precedente giudizio definitivo aveva già accertato che il contratto era in realtà un rapporto a tempo indeterminato fin dall’inizio. Di conseguenza, la scadenza del termine apposta dall’azienda è risultata illegittima. La Corte d’Appello ha ordinato il ripristino del rapporto e il risarcimento dei danni basato sulla messa in mora del datore di lavoro. L’azienda ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d’appello. La lavoratrice ottiene così il diritto definitivo alla riammissione in servizio e al risarcimento delle retribuzioni perse.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 1817 Anno 2022
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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso: la fine illegittima di un contratto di apprendistato

Il contratto di apprendistato rappresenta uno strumento fondamentale per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Tuttavia, cosa accade se questo rapporto nasconde fin dall’inizio un normale impiego a tempo indeterminato? La Corte di Cassazione ha affrontato questa delicata questione, confermando la tutela piena per una lavoratrice illegittimamente allontanata dall’azienda.

Quando il contratto di apprendistato nasconde un lavoro stabile

La vicenda nasce dal licenziamento di una lavoratrice alla scadenza del periodo di formazione. L’azienda riteneva di poter interrompere liberamente il rapporto di lavoro. Al contrario, un precedente giudizio definitivo (passato in giudicato, cioè non più modificabile) aveva stabilito una verità diversa. Quel contratto di apprendistato era nullo fin dall’origine per mancanza dei requisiti formativi essenziali.

Di conseguenza, il rapporto di lavoro doveva considerarsi a tempo indeterminato fin dal primo giorno. Quando l’azienda ha deciso di interrompere il rapporto alla scadenza del termine, ha compiuto un atto del tutto illegittimo. Non si trattava della normale fine di un periodo di formazione, ma di un vero e proprio rifiuto ingiustificato di ricevere la prestazione lavorativa. La lavoratrice si è trovata improvvisamente senza impiego, nonostante avesse il diritto di continuare a lavorare.

La messa in mora del datore di lavoro e il risarcimento

Per tutelare i propri diritti, la lavoratrice ha offerto formalmente le proprie energie lavorative all’azienda. Questo atto si chiama messa in mora (la richiesta formale di adempiere a un obbligo). La lavoratrice ha intimato al datore di lavoro di riammetterla in servizio.

La Corte d’Appello ha accolto le richieste della lavoratrice. I giudici di secondo grado hanno ordinato all’azienda di ripristinare immediatamente il posto di lavoro. Inoltre, hanno condannato l’azienda a pagare un risarcimento pari a tutte le retribuzioni perse dalla data della messa in mora fino all’effettivo rientro in servizio. L’azienda ha tentato di opporsi a questa decisione presentando ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la qualificazione della domanda e l’entità del risarcimento.

Le motivazioni della sentenza sul contratto di apprendistato

La Corte di Cassazione ha rigettato le tesi dell’azienda, dichiarando il ricorso del tutto inammissibile (privo dei requisiti legali per essere esaminato). I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che il giudice ha il pieno potere di interpretare la domanda del lavoratore. Il magistrato non è vincolato dalle parole precise usate dalle parti, ma deve guardare alla sostanza dei fatti e al risultato pratico che il lavoratore vuole ottenere.

Inoltre, la Cassazione ha confermato che la nullità del contratto di apprendistato trasforma il rapporto in un impiego stabile fin dall’inizio. Poiché il rapporto era a tempo indeterminato, l’azienda non poteva interromperlo alla scadenza senza una giusta causa o un giustificato motivo. Il rifiuto dell’azienda di far lavorare la dipendente, dopo la formale messa in mora, costituisce un grave inadempimento contrattuale. Questo comportamento fa scattare l’obbligo di risarcire tutti i danni, calcolati sulla base delle retribuzioni che la lavoratrice avrebbe percepito se le fosse stato consentito di lavorare.

Le conclusioni sul caso del contratto di apprendistato

Questa importante decisione lancia un messaggio chiaro a tutte le aziende che utilizzano il contratto di apprendistato in modo non corretto. Se la formazione obbligatoria manca o non viene erogata, il contratto si trasforma automaticamente in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

In conclusione, l’azienda perde definitivamente la causa e deve riassumere la dipendente, oltre a pagare un pesantissimo risarcimento per molti anni di stipendi arretrati. La lavoratrice ottiene la massima tutela possibile. La sentenza dimostra l’importanza per il lavoratore di agire tempestivamente con una formale messa in mora per bloccare il decorso del tempo e garantire il proprio diritto al risarcimento integrale.

Cosa succede se il contratto di apprendistato non prevede una reale formazione?
Se la formazione obbligatoria manca o non viene erogata, il contratto è nullo e si trasforma in un normale rapporto di lavoro a tempo indeterminato fin dall’inizio.

Come può tutelarsi il lavoratore se l’azienda interrompe illegittimamente il rapporto?
Il lavoratore deve inviare una formale messa in mora offrendo le proprie prestazioni lavorative per avere diritto al risarcimento degli stipendi persi.

Quali danni deve risarcire il datore di lavoro in caso di licenziamento illegittimo?
Il datore di lavoro deve risarcire tutte le retribuzioni che il lavoratore avrebbe percepito dalla data della messa in mora fino all’effettiva riammissione in servizio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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