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Competenza territoriale nel lavoro: l’Azienda sceglie il foro

L’Azienda cita Il Lavoratore davanti al tribunale per confermare la legittimità del suo licenziamento. Il Lavoratore contesta la competenza territoriale nel lavoro, affermando che il contratto era nato e si era svolto in un’altra provincia. Il giudice di merito si dichiara comunque competente e Il Lavoratore propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte rigetta la richiesta: l’articolo 413 del codice di procedura civile prevede tre criteri alternativi e concorrenti (luogo di nascita del rapporto, luogo dell’azienda e luogo della dipendenza). Per spostare la causa, chi contesta la sede adita deve smentire specificamente tutti e tre i criteri previsti. Non avendo il dipendente contestato la presenza della sede aziendale nella provincia del tribunale adito, la competenza rimane definitivamente confermata presso quel giudice.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 13201 Anno 2022
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Pubblicato il 23 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La competenza territoriale nel lavoro nelle cause di licenziamento

La gestione delle controversie tra datore di lavoro e dipendente presenta regole procedurali ben precise. Una delle questioni più rilevanti riguarda la competenza territoriale nel lavoro, ossia l’individuazione del tribunale chiamato a decidere la causa. Quando un’azienda decide di agire in giudizio per confermare la legittimità di un licenziamento, deve individuare il giudice corretto seguendo criteri stabiliti dalla legge. Una recente decisione della Corte di Cassazione chiarisce come funziona questa scelta e quali oneri gravano sul lavoratore che intende contestare il tribunale scelto dal datore.

La vicenda nasce da un ricorso presentato da un’azienda per far dichiarare la legittimità del licenziamento di un proprio dipendente. L’azienda ha avviato la causa davanti al tribunale del luogo in cui ha la propria sede. Il dipendente si è opposto a questa scelta. Egli ha sostenuto che il contratto di lavoro era nato ed era stato eseguito in un’altra città. Di conseguenza, il lavoratore ha chiesto di trasferire la causa presso il tribunale del luogo in cui svolgeva le sue mansioni.

I criteri di scelta previsti dal codice di procedura

Il codice di procedura civile stabilisce tre criteri alternativi per individuare il tribunale competente nelle cause di lavoro. L’articolo quattrocentotredici offre al ricorrente la possibilità di scegliere tra il luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro, il luogo in cui si trova l’azienda oppure il luogo in cui si trova la dipendenza alla quale il lavoratore è addetto. Questi tre fori sono considerati equivalenti dalla legge. Non esiste una gerarchia tra di essi. Il datore di lavoro che avvia la causa ha la facoltà di scegliere liberamente uno qualsiasi di questi tre criteri.

La legge non impone di privilegiare il luogo di svolgimento dell’attività lavorativa rispetto alla sede dell’azienda. Il legislatore ha garantito un bilanciamento tra le esigenze delle parti, lasciando una scelta discrezionale a chi avvia la causa per primo.

Come contestare la competenza territoriale nel lavoro

Se il lavoratore ritiene che il tribunale adito sia errato, ha l’onere di sollevare una specifica eccezione di incompetenza. Questa contestazione deve riguardare tutti e tre i criteri previsti dalla legge. Il dipendente non può limitarsi a dimostrare che il lavoro si è svolto altrove o che il contratto è stato firmato in un’altra città. Egli deve anche contestare e smentire la sussistenza del criterio legato alla sede aziendale.

Qualora il lavoratore dimentichi di contestare uno dei tre criteri, la sua eccezione risulta incompleta. In mancanza di una contestazione integrale, il giudice adito rimane definitivamente competente a decidere la controversia.

Le motivazioni dei giudici sulla competenza territoriale nel lavoro

I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato la decisione del tribunale di merito, rigettando le doglianze del dipendente. Nelle motivazioni, la Suprema Corte ha evidenziato che l’eccezione di incompetenza territoriale è un’eccezione in senso proprio (ossia una contestazione che solo la parte può sollevare e che il giudice non può rilevare d’ufficio).

Chi solleva questa eccezione deve dimostrare l’inapplicabilità di ogni singolo criterio alternativo. Nel caso specifico, il dipendente ha contestato soltanto il luogo di nascita del contratto e il luogo di esecuzione della prestazione. Il lavoratore non ha invece negato che l’azienda avesse la propria sede legale nella provincia del tribunale scelto per la causa. Non essendoci stata una contestazione specifica sulla sede aziendale, il collegamento con il tribunale adito è rimasto valido a tutti gli effetti di legge.

Le conclusioni della decisione sulla competenza territoriale nel lavoro

Alla luce di queste considerazioni, la Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il processo debba proseguire davanti al tribunale adito dall’azienda. Il dipendente è stato inoltre condannato al pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato (la tassa statale dovuta per i procedimenti giudiziari).

Questa sentenza conferma un principio fondamentale nelle controversie di lavoro. La parte che contesta la sede del giudizio deve smantellare ogni possibile criterio di collegamento utilizzato dalla controparte. In mancanza di un’eccezione completa e dettagliata, prevale la scelta effettuata dall’attore all’atto di avvio della causa.

Quali sono i fori alternativi per le cause di lavoro subordinato?
La legge prevede tre luoghi alternativi: il luogo dove è sorto il contratto, il luogo dove si trova l’azienda e il luogo dove si trova la dipendenza a cui il lavoratore era addetto al termine del rapporto.

Come si deve contestare l’incompetenza del giudice scelto dalla controparte?
La parte deve contestare specificamente e provare l’inapplicabilità di tutti e tre i criteri di competenza previsti dalla legge, non soltanto di uno o due.

Cosa succede se si contesta solo uno dei criteri previsti dalla legge?
L’eccezione viene rigettata per incompletezza e la causa prosegue regolarmente davanti al tribunale scelto da chi ha avviato il giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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