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Caduta nel prato: stop alla responsabilità da cose in custodia

Un’insegnante universitaria ha citato in giudizio l’Ateneo per ottenere il risarcimento dei danni dopo essere caduta in un tombino situato in un’area verde adiacente al dipartimento. La donna sosteneva la piena responsabilità da cose in custodia dell’ente proprietario, lamentando la scarsa visibilità del coperchio a causa della vegetazione spontanea. I giudici di merito hanno respinto la richiesta risarcitoria, rilevando che il prato incolto non era destinato al transito pedonale e che la piena luce del giorno consentiva di percepire il pericolo con l’uso dell’ordinaria prudenza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. Il comportamento disattento e imprudente della danneggiata ha costituito un caso fortuito, interrompendo il nesso causale ed esonerando l’ente da ogni obbligo risarcitorio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 31703 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Giurisprudenza Civile

Il confine della responsabilità da cose in custodia nel danno da caduta

Camminare all’interno degli spazi di un ente pubblico richiede sempre una soglia minima di prudenza. La responsabilità da cose in custodia impone al custode di vigilare sui beni affidati alla sua gestione. Questo dovere di garanzia incontra tuttavia un limite insuperabile nella condotta dello stesso utente. Quando un pedone si avventura in zone non destinate al passaggio comune, assume su di sé i rischi derivanti dallo stato dei luoghi.

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una docente scivolata all’interno di un tombino presente in un prato incolto. L’episodio si è verificato in pieno giorno in un’area adiacente ai locali universitari. La danneggiata ha richiesto il risarcimento del danno biologico, imputando all’ente proprietario la mancata manutenzione dell’impianto.

La dinamica del sinistro nell’area verde non calpestabile

La ricorrente stava attraversando un tratto di terreno coperto da vegetazione spontanea per raggiungere la propria sede di lavoro. Durante il tragitto, il suo piede ha urtato il coperchio mobile di un tombino parzialmente ribassato rispetto al terreno circostante. La caduta ha provocato lesioni fisiche alla gamba destra.

La persona infortunata ha sostenuto l’assoluta invisibilità dell’insidia a causa dell’erba alta e la natura traballante della copertura. L’ente convenuto ha chiamato in causa la propria compagnia assicurativa, eccependo l’esclusione di qualunque colpa. La zona dell’evento non fungeva da percorso pedonale, configurandosi come semplice fascia a verde priva di marciapiede o camminamento pavimentato.

Il nesso causale e la responsabilità da cose in custodia

L’articolo 2051 del Codice Civile stabilisce una forma di responsabilità oggettiva (un tipo di responsabilità che prescinde dalla colpa diretta del custode). Il danneggiato deve dimostrare l’esistenza del danno e il legame diretto tra la cosa e l’evento lesivo. Al custode spetta invece la prova liberatoria del caso fortuito.

Il caso fortuito include anche il comportamento imprudente della vittima. Più la situazione di pericolo risulta evidente e superabile con la normale cautela, più la condotta del pedone assume un ruolo determinante nella produzione dell’evento. Chi attraversa un prato incolto deve prevedere la presenza di buche, dislivelli o tombini coperti dall’erba.

Le motivazioni: la colpa esclusiva della danneggiata esclude la responsabilità da cose in custodia

I giudici di legittimità hanno rigettato definitivamente le doglianze della ricorrente. La Corte ha chiarito che l’area non era destinata alla fruizione pubblica né al transito pedonale ordinario. L’assenza di un divieto formale di transito non autorizza a considerare un prato incolto come una corsia di camminamento sicuro.

La piena luce del giorno garantiva una visibilità ottimale dello stato dei luoghi. La docente, conoscendo la conformazione naturale del terreno, avrebbe dovuto prestare la massima attenzione nell’appoggiare i piedi. La disattenzione del soggetto leso ha integrato gli estremi del caso fortuito. La negligenza della vittima ha assorbito integralmente la serie causale, rendendo del tutto irrilevante l’eventuale instabilità meccanica del tombino.

Le conclusioni: autoresponsabilità individuale e rigetto finale della domanda

La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici territoriali, respingendo integralmente il ricorso proposto dalla docente. La sentenza ha ribadito il principio fondamentale dell’autoresponsabilità di chi frequenta spazi aperti al pubblico. L’ordinamento non tutela comportamenti avventati in contesti palesemente inidonei al passaggio pedonale ordinario.

La ricorrente ha subito la condanna al rimborso delle spese di lite in favore dell’Ateneo e della compagnia assicuratrice. La decisione consolida l’orientamento secondo cui la custodia non equivale a una garanzia assoluta contro ogni imprudenza degli utenti.

Chi cade in un prato incolto ha sempre diritto al risarcimento?
No, se il terreno non è destinato al passaggio pedonale e le condizioni di visibilità consentono di percepire il pericolo con l’ordinaria attenzione.

Come può il custode liberarsi dall’obbligo di risarcire il danno?
Il custode si libera dimostrando il caso fortuito, che comprende anche il comportamento imprudente o negligente della persona danneggiata.

Cosa accade se un pedone attraversa una zona verde priva di cartelli di divieto?
L’assenza di cartelli di divieto non esonera il pedone dal dovere di prestare massima attenzione quando transita su superfici non pavimentate o incolte.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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