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Buoni postali con pari facoltà di rimborso: decide il superstite

Un’utente ha richiesto il rimborso integrale di buoni postali fruttiferi cointestati con un’altra persona poi deceduta. I buoni contenevano la clausola di pari facoltà di rimborso. L’Ente Postale ha rifiutato il pagamento, pretendendo la firma di quietanza anche da parte degli eredi della defunta, equiparando i buoni ai libretti di risparmio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Ente Postale, confermando che, in caso di morte di un cointestatario, il titolare superstite ha il diritto di riscuotere l’intera somma senza il consenso degli eredi. I buoni postali con pari facoltà di rimborso circolano infatti “a vista” e non seguono le regole più restrittive dei libretti di risparmio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 19092 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

I risparmiatori che possiedono buoni postali con pari facoltà di rimborso si scontrano spesso con ostacoli burocratici inattesi. Il caso tipico riguarda il decesso di uno dei cointestatari del titolo. In questa situazione, l’ufficio postale frequentemente blocca la liquidazione delle somme. L’ente richiede la presenza e la firma di tutti gli eredi del defunto per autorizzare il pagamento. Questa prassi crea forti disagi e ritardi ingiustificati per chi ha il diritto di riscuotere i propri risparmi. La Corte di Cassazione ha affrontato direttamente questo problema. I giudici hanno chiarito i limiti dei poteri dell’ufficio postale e i diritti dei cittadini. La vicenda nasce dalla richiesta di una risparmiatrice. La donna voleva riscuotere il denaro di alcuni buoni postali sottoscritti insieme a un’altra persona poi deceduta. I titoli presentavano la clausola espressa di pari facoltà di rimborso. L’ufficio postale ha negato il pagamento immediato, pretendendo la firma congiunta degli eredi della cointestataria scomparsa. Questa condotta ha costretto la risparmiatrice ad avviare una lunga battaglia legale per ottenere la liquidazione di quanto le spettava di diritto.

Il contrasto tra buoni postali con pari facoltà di rimborso e libretti di risparmio

L’ente postale ha basato il proprio rifiuto su una interpretazione estensiva delle norme vigenti. Secondo questa tesi difensiva, la morte di un cointestatario farebbe decadere automaticamente la clausola di riscossione autonoma. Di conseguenza, si applicherebbero le regole previste per i libretti di risparmio. Per questi ultimi, la legge impone effettivamente il consenso scritto di tutti gli eredi prima di poter svincolare le somme depositate sul conto. Questa equiparazione danneggia gravemente i possessori di buoni postali con pari facoltà di rimborso. I due strumenti finanziari hanno infatti caratteristiche giuridiche e operative profondamente diverse. I buoni fruttiferi sono titoli destinati a una circolazione rapida e semplificata. Essi nascono per garantire al sottoscrittore un accesso immediato al denaro investito, senza vincoli eccessivi. La pretesa dell’ente postale di applicare la stessa disciplina dei libretti si scontra con la natura stessa del titolo di credito.

Le motivazioni della decisione sui buoni postali con pari facoltà di rimborso

I giudici della Suprema Corte hanno respinto la tesi dell’ente postale con argomenti molto chiari e lineari. La sentenza stabilisce che le regole dei libretti di risparmio non si applicano ai buoni fruttiferi. I buoni postali con pari facoltà di rimborso sono titoli che circolano “a vista” (pagabili immediatamente alla presentazione). Questa natura speciale impedisce l’applicazione di norme pensate per altri tipi di depositi bancari o postali. La clausola di pari facoltà attribuisce a ogni cointestatario un diritto autonomo e completo sulla somma complessiva. La morte di uno dei titolari non cancella questo diritto in capo al superstite. Il cointestatario in vita conserva intatta la facoltà di riscuotere l’intero importo. L’ufficio postale non può quindi esigere la firma o il consenso degli eredi del defunto. La richiesta di una quietanza (ricevuta di pagamento) congiunta è del tutto illegittima e priva di fondamento normativo.

Le conclusioni sul diritto al rimborso autonomo del risparmiatore

La decisione della Cassazione tutela i diritti dei consumatori e semplifica la gestione dei risparmi familiari. Il cointestatario superstite vince la causa e ottiene il diritto al pagamento integrale dei titoli. L’ente postale deve rimborsare immediatamente le somme richieste senza pretendere adempimenti burocratici non previsti dalla legge. Questa pronuncia consolida un orientamento favorevole ai cittadini e contrasta l’ostruzionismo degli intermediari finanziari. Gli uffici postali devono adeguarsi a questo principio per evitare contenziosi seriali e inutili spese giudiziarie. Chi possiede titoli cointestati può far valere il proprio diritto alla riscossione immediata. In caso di rifiuto ingiustificato, il risparmiatore può agire legalmente per ottenere il dovuto e il risarcimento degli eventuali danni subiti a causa del ritardo.

Cosa succede ai buoni postali cointestati se uno dei titolari muore?
Il cointestatario superstite ha il diritto di riscuotere l’intera somma da solo, senza bisogno del consenso o della firma degli eredi del defunto.

L’ufficio postale può rifiutare il pagamento se manca la firma degli eredi?
No, il rifiuto è illegittimo perché i buoni postali con pari facoltà di rimborso sono titoli pagabili a vista e non seguono le regole dei libretti.

Quali norme regolano la riscossione dei vecchi buoni postali cointestati?
Si applicano le norme del d.P.R. 256/1989 che prevedono il rimborso a vista, escludendo l’applicazione analogica delle regole sui libretti di risparmio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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