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Buoni pasto turnisti oltre le sei ore: diritto e risarcimento

Diversi infermieri turnisti impiegati presso un’Azienda Sanitaria hanno richiesto il riconoscimento dei buoni pasto turnisti per ogni turno lavorativo superiore alle sei ore svolto tra il 2001 e il 2010. I giudici di merito avevano respinto la domanda perché i dipendenti non avevano formalmente domandato l’accesso alla mensa fuori orario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto alla pausa e al pasto sorge automaticamente con il superamento delle sei ore di lavoro, a prescindere da specifiche richieste del lavoratore. Anche se il beneficio non è direttamente monetizzabile, il datore di lavoro inadempiente può essere condannato al risarcimento del danno.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 32113 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto ai buoni pasto turnisti nei turni superiori a sei ore

I lavoratori della sanità che svolgono turni prolungati hanno pieno diritto ai buoni pasto turnisti quando l’orario giornaliero supera le sei ore. La Corte di Cassazione ha chiarito la portata di questa tutela assistenziale, superando le rigide interpretazioni che negavano il beneficio in assenza di un’espressa richiesta del dipendente. L’erogazione del ticket o del servizio mensa garantisce il benessere psico-fisico necessario per svolgere mansioni delicate e complesse.

La controversia è nata dalla richiesta avanzata da un gruppo di infermieri contro l’Azienda Sanitaria di appartenenza. I lavoratori chiedevano il riconoscimento dei ticket per i turni diurni e notturni compresi tra il 2001 e il 2010. L’amministrazione sanitaria aveva negato il beneficio, sostenendo la necessità di una previa domanda formale e l’impossibilità di monetizzare il pasto non goduto.

Il presupposto oggettivo dell’orario di lavoro e la pausa obbligatoria

La normativa vigente stabilisce che ogni prestazione lavorativa eccedente le sei ore giornaliere impone una pausa non lavorata. La contrattazione collettiva collega direttamente a questo intervallo il diritto alla refezione aziendale o al titolo sostitutivo. La fruizione del pasto tutela il recupero delle energie del dipendente, indipendentemente dalla fascia oraria in cui si colloca il turno.

Non rileva il fatto che il turno inizi prima o dopo i consueti orari dei pasti della giornata. Il diritto sorge per il solo fatto obiettivo di aver prestato servizio continuo per oltre sei ore. Il datore di lavoro deve garantire l’accesso alla mensa o fornire un’alternativa idonea come il carnet dei ticket.

La tutela risarcitoria per i buoni pasto turnisti negati

Il pasto aziendale costituisce una prestazione in natura non convertibile direttamente in denaro per mera scelta del dipendente. Tuttavia, quando l’azienda viola l’obbligo di mettere a disposizione la mensa o i titoli alternativi, scatta la responsabilità contrattuale per inadempimento. I lavoratori possono quindi domandare il risarcimento del danno per il mancato godimento del diritto.

Il giudice di merito deve valutare la domanda economica dei dipendenti sotto il profilo risarcitorio. L’equivalente pecuniario dei ticket non fruiti rappresenta la quantificazione del pregiudizio subito a causa della condotta omissiva dell’amministrazione.

Le motivazioni: i principi affermati sui buoni pasto turnisti

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dei lavoratori censurando la decisione di merito. La Suprema Corte ha affermato che l’attribuzione del beneficio assistenziale presuppone esclusivamente lo svolgimento di un turno lavorativo pari o superiore a sei ore con diritto all’intervallo.

Costituisce un errore pretendere che il dipendente richieda formalmente il prolungamento del turno per accedere alla mensa esterna. Il diritto si fonda sulle condizioni oggettive di lavoro stabilite dal contratto collettivo e dalla legge sull’orario di lavoro.

Le conclusioni: vittoria per gli infermieri e rinvio della causa sui buoni pasto turnisti

La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d’Appello territorialmente competente. L’Azienda Sanitaria soccombente non potrà più opporre la mancanza di richiesta formale per negare i benefici maturati.

Il giudice del rinvio dovrà rideterminare le spettanze dovute ai turnisti a titolo di risarcimento del danno contrattuale, liquidando inoltre le spese di lite dell’intero giudizio.

Il diritto al buono pasto per chi supera le sei ore richiede una domanda preventiva?
No, il diritto sorge in modo automatico per il solo fatto di aver superato le sei ore continuative di turno lavorativo.

Il turno notturno dà diritto alla pausa e al relativo beneficio del pasto?
Sì, la collocazione oraria del turno non incide sul beneficio se la durata complessiva della prestazione eccede le sei ore.

Come si recupera il valore dei pasti mai erogati dal datore di lavoro?
Il lavoratore può richiedere il risarcimento del danno contrattuale quantificato nel controvalore dei ticket non ricevuti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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