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Buoni pasto ai lavoratori turnisti: spetta il risarcimento

Un dipendente sanitario ha citato in giudizio l’Azienda Ospedaliera per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata erogazione del servizio mensa o dei buoni pasto durante i turni superiori alle sei ore continuative. L’Azienda si è opposta eccependo la prescrizione del credito e l’inapplicabilità del beneficio ai turnisti, specialmente notturni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Azienda, confermando che spettano i buoni pasto ai lavoratori turnisti qualora l’orario di lavoro superi le sei ore giornaliere. La Corte ha chiarito che la lettera di sollecito interrompe la prescrizione anche senza quantificazione esplicita, poiché il calcolo spetta al datore di lavoro in possesso dei dati. L’Azienda è stata condannata al risarcimento e alle spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 23453 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto ai buoni pasto ai lavoratori turnisti nella Sanità

Il personale sanitario affronta ogni giorno turni di lavoro decisamente complessi e prolungati all’interno delle strutture ospedaliere pubbliche. Una recente decisione della Corte di Cassazione chiarisce la disciplina relativa ai buoni pasto ai lavoratori turnisti impiegati nel settore pubblico. La vicenda nasce dall’iniziativa giudiziaria di un infermiere che ha chiesto il risarcimento del danno all’Azienda Ospedaliera per la mancata erogazione del servizio mensa o dei ticket sostitutivi durante i turni lavorativi ordinari. L’amministrazione sanitaria ha opposto un fermo rifiuto al pagamento sostenendo che l’organizzazione dei turni e la presenza di indennità contrattuali specifiche escludessero del tutto tale beneficio. La Suprema Corte ha tuttavia confermato in via definitiva il diritto del dipendente al risarcimento economico spettante.

Regole di interruzione della prescrizione e calcolo del credito

L’Azienda Ospedaliera ha tentato di evitare il pagamento eccependo l’avvenuta prescrizione (estinzione del diritto per il decorso del tempo) dei crediti richiesti dal lavoratore. Secondo la tesi datoriale, la diffida inviata dal dipendente non conteneva un conteggio analitico delle somme pretese. I giudici hanno ritenuto infondata questa contestazione. La legge non impone formule solenni o l’indicazione dell’importo esatto per costituire in mora (mettere in ritardo formale) il debitore. La lettera di sollecito manifesta in modo inequivocabile la volontà di ottenere l’adempimento dell’obbligo. Quando il datore di lavoro possiede già tutti i dati relativi ai turni e alle presenze del personale, spetta alla stessa amministrazione effettuare il calcolo preciso dell’ammontare spettante. Pertanto la richiesta formale ha interrotto validamente il decorso del termine di prescrizione.

Le motivazioni: le ragioni sui buoni pasto ai lavoratori turnisti

Nelle motivazioni della sentenza, la Corte ha ribadito che il servizio mensa ha una natura assistenziale essenziale per il benessere fisico del lavoratore. La fruizione del pasto è strettamente collegata al raggiungimento di un orario giornaliero superiore alle sei ore continuative. Questa regola generale si applica anche ai lavoratori articolati in turni, compresi quelli notturni. Le brevi pause retribuite interne al turno di lavoro hanno lo scopo distinto di garantire il recupero delle energie psicofisiche. Esse non possono sostituire o elidere (annullare) la pausa destinata al consumo del pasto. Allo stesso modo, l’indennità economica erogata per la gravosità del lavoro notturno non compensa la mancanza della mensa. L’amministrazione ospedaliera ha il dovere organizzativo di programmare i turni in modo da consentire la fruizione della pausa pasto prima, durante o dopo il turno, senza compromettere l’assistenza continua ai malati.

Le conclusioni: la conferma del diritto ai buoni pasto ai lavoratori turnisti

La decisione finale della Suprema Corte sancisce il rigetto definitivo del ricorso dell’Azienda Ospedaliera e la conferma della condanna al risarcimento dei danni in favore del dipendente. Il lavoratore ha ottenuto il riconoscimento pieno del credito maturato per tutti i pasti non fruiti durante lo svolgimento dei turni di servizio superiori alle sei ore continuative. Il datore di lavoro pubblico deve inoltre rimborsare interamente le spese di giudizio liquidate per la fase di legittimità. Il principio affermato dai giudici protegge la salute dei dipendenti e definisce i precisi confini degli obblighi organizzativi a carico delle strutture sanitarie pubbliche. I diritti legati alla refezione restano fermi e non risultano in alcun modo sovrapponibili alle altre indennità contrattuali spettanti per la particolare articolazione dell’orario lavorativo svolto.

Quali lavoratori turnisti hanno diritto al servizio mensa o ai buoni pasto?
Hanno diritto al servizio mensa o ai buoni sostitutivi tutti i lavoratori che svolgono un orario di lavoro continuativo superiore alle sei ore giornaliere, inclusi i turnisti notturni.

Serve la quantificazione esatta dei crediti per interrompere la prescrizione?
No, per interrompere la prescrizione basta richiedere chiaramente l’adempimento al datore di lavoro, il quale dispone già dei dati per calcolare la somma dovuta.

L’indennità per il turno notturno sostituisce il buono pasto?
No, l’indennità notturna compensa la gravosità del lavoro nelle ore buie e non si sovrappone al diritto al pasto o al suo equivalente economico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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