\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Azione di regresso: l’INAIL vince anche senza condanna penale

Un lavoratore è deceduto a causa di una malattia professionale contratta durante l’attività lavorativa. L’INAIL ha indennizzato gli eredi e ha avviato un’azione di regresso contro l’Azienda per recuperare le somme pagate. L’Azienda ha contestato la richiesta, sostenendo che la sua responsabilità non era stata accertata con la certezza tipica del processo penale, ma solo con criteri di probabilità civile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Azienda, confermando che l’azione di regresso dell’INAIL si fonda sulle regole della responsabilità contrattuale. Di conseguenza, per accertare la colpa del datore di lavoro e il nesso causale, è sufficiente applicare la regola civile del più probabile che non, senza necessità di raggiungere la certezza penale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 23803 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 18 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso: la malattia professionale e l’azione di regresso dell’INAIL

La tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori rappresenta un pilastro fondamentale del nostro ordinamento giuridico. Quando un dipendente contrae una grave malattia professionale a causa dell’attività lavorativa, l’ordinamento prevede tutele economiche specifiche per la vittima o per i suoi familiari. In questo contesto, l’azione di regresso dell’INAIL costituisce lo strumento principale con cui l’istituto assicurativo pubblico richiede al datore di lavoro il rimborso delle somme erogate agli eredi del lavoratore deceduto. Nel caso specifico, un’azienda ha contestato duramente la richiesta di rimborso avanzata dall’istituto dopo il decesso di un dipendente. L’azienda sosteneva che la propria responsabilità non fosse stata dimostrata con la certezza assoluta richiesta nel processo penale. La controversia ha così raggiunto la Corte di Cassazione per chiarire definitivamente i confini probatori tra la responsabilità civile e quella penale in materia di infortuni sul lavoro.

Il contrasto tra regole civili e penali sull’accertamento della colpa

Il fulcro della discussione giuridica riguarda lo standard di prova necessario per accertare la responsabilità del datore di lavoro in sede civile. L’azienda ricorrente sosteneva che, trattandosi di un fatto che astrattamente costituisce un reato, il giudice civile avrebbe dovuto applicare la rigida regola penale del ragionevole dubbio. Secondo questa tesi difensiva, l’istituto assicurativo avrebbe dovuto dimostrare la colpa del datore di lavoro con una certezza quasi assoluta, escludendo ogni altra possibile causa della malattia. Al contrario, i giudici di merito avevano applicato la regola civile del più probabile che non. Questo criterio si basa sulla probabilità logica e statistica del nesso di causa tra la condotta aziendale e la patologia del lavoratore. L’archiviazione del procedimento penale a carico del datore di lavoro non impedisce infatti al giudice civile di compiere un autonomo accertamento della responsabilità del datore di lavoro.

Le motivazioni: perché basta la probabilità civile nell’azione di regresso

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’azienda, confermando la correttezza della decisione di secondo grado. I giudici di legittimità hanno chiarito che l’azione di regresso dell’INAIL si inserisce pienamente nell’ambito della responsabilità contrattuale del datore di lavoro. Il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti secondo le norme del codice civile. Di conseguenza, l’accertamento del fatto che costituisce reato, compiuto dal giudice civile, deve seguire le regole comuni del diritto civile. Questo significa che sia l’elemento soggettivo della colpa sia il nesso causale tra l’attività lavorativa e il danno vanno valutati secondo il criterio della probabilità prevalente. Non è necessario raggiungere la certezza tipica del giudizio penale per fondare il diritto al rimborso dell’istituto assicurativo, facilitando così il recupero delle somme anticipate.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione e le conseguenze pratiche

La sentenza della Suprema Corte consolida un orientamento fondamentale per la sicurezza sul lavoro e per la tutela dei conti pubblici. L’azienda soccombente deve rimborsare all’istituto assicurativo l’intera somma erogata agli eredi del lavoratore, oltre a pagare le spese del giudizio di legittimità. Questa decisione evidenzia come la conclusione di un procedimento penale con un’archiviazione non metta al sicuro l’impresa dalle pesanti conseguenze economiche di un infortunio o di una malattia professionale. Le aziende devono mantenere standard di sicurezza costantemente elevati e documentare ogni misura di prevenzione adottata. La responsabilità civile viene infatti valutata con criteri meno rigidi rispetto a quella penale, rendendo l’azione di recupero delle somme da parte dell’ente pubblico molto più efficace attraverso le regole della responsabilità contrattuale.

Che cos’è l’azione di regresso dell’INAIL?
È l’azione legale con cui l’INAIL chiede al datore di lavoro il rimborso delle somme pagate al lavoratore infortunato o ai suoi eredi, quando l’infortunio è avvenuto per colpa del datore stesso.

Quale livello di prova serve per condannare il datore di lavoro in sede civile?
Non serve la certezza assoluta del processo penale. In sede civile è sufficiente dimostrare che la responsabilità del datore di lavoro sia più probabile rispetto ad altre cause.

Cosa succede se il procedimento penale contro il datore di lavoro viene archiviato?
L’archiviazione penale non blocca l’azione civile. Il giudice civile può comunque accertare la responsabilità del datore di lavoro applicando le regole del diritto civile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati