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Assorbimento del superminimo: stop ai tagli per uso aziendale

Una società ha applicato per anni l’assorbimento del superminimo sui propri dipendenti in coincidenza dei rinnovi contrattuali. Sebbene i contratti individuali ne prevedessero l’assorbibilità, la ditta non aveva mai ridotto l’emolumento dal 1996 al 2013. Nel 2018 l’azienda ha ripristinato i tagli applicandoli anche all’Elemento Retributivo Separato. I dipendenti hanno impugnato la trattenuta invocando un uso aziendale di miglior favore. La Corte di Cassazione ha confermato l’illegittimità della condotta datoriale: la prassi costante crea un vincolo che impedisce l’assorbimento del superminimo. Il recesso dall’uso aziendale richiede una comunicazione chiara a tutti i lavoratori e non un semplice inadempimento. Inoltre, i crediti retributivi non si prescrivono in costanza di rapporto di lavoro. L’azienda ha perso il ricorso e deve restituire le somme e saldare le spese di giudizio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 23713 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso dell’assorbimento del superminimo e la prassi in azienda

L’assorbimento del superminimo rappresenta una delle questioni più dibattute nelle dinamiche lavorative d’impresa. Molti dipendenti percepiscono una quota di stipendio aggiuntiva rispetto ai minimi tabellari del contratto collettivo. Di norma, la legge consente al datore di lavoro di azzerare questa voce extra a fronte degli aumenti stabiliti dai rinnovi contrattuali. Tuttavia, la condotta aziendale concreta può modificare radicalmente queste regole. Quando l’impresa rinuncia per lunghi anni a riassorbire la cifra extra, genera una prassi di miglior favore. Il diritto dei lavoratori si stabilizza nel tempo e l’azienda non può decidere di azzerarlo improvvisamente.

La nascita dell’uso aziendale e il blocco dell’assorbimento del superminimo

L’uso aziendale costituisce una vera e propria fonte sociale di obblighi per la parte datoriale. Non è necessario stipulare un nuovo contratto scritto per fondare questa tutela. Risulta sufficiente la ripetizione costante di un comportamento favorevole nei confronti della platea dei dipendenti. Se la società eroga gli aumenti retributivi senza mai intaccare la quota individuale per numerosi rinnovi contrattuali, la clausola di assorbibilità perde efficacia. La prassi favorevole agisce al pari di un accordo collettivo aziendale. Di conseguenza, essa impedisce al datore di avvalersi della facoltà di recuperare le somme in occasione delle successive contrattazioni.

Le regole per la disdetta dei benefici da parte del datore

Il datore di lavoro mantiene la possibilità di recedere da un uso aziendale, ma deve rispettare stringenti criteri di trasparenza. La libertà di forma non giustifica decisioni arbitrarie o comunicazioni equivoche. L’impresa non può cancellare il beneficio applicando direttamente le trattenute in busta paga. Serve una manifestazione di volontà esplicita, univoca e perfettamente percepibile da tutti i dipendenti. Senza una comunicazione formale e tempestiva, la prassi di favore continua a produrre i suoi effetti. Ogni trattenuta operata in assenza di un valido atto di disdetta rimane del tutto illegittima.

La prescrizione dei crediti e la tutela del lavoratore

Un profilo determinante riguarda i termini di tempo per richiedere la restituzione delle somme trattenute. La prescrizione dei crediti di lavoro rimane sospesa per tutta la durata del contratto lavorativo. Le recenti riforme sulla tutela contro i licenziamenti non garantiscono la reintegra automatica in ogni fattispecie. La mancanza di una stabilità assoluta del posto crea un timore reverenziale che impedisce al lavoratore di agire liberamente. Il dipendente può quindi rivendicare le differenze retributive non percepite senza rischiare di perdere i propri diritti per il decorso del tempo.

Le motivazioni: perché l’assorbimento del superminimo è stato bloccato

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto integralmente il ricorso presentato dall’azienda. La Sezione Lavoro ha confermato che la condotta datoriale protratta per oltre un decennio ha consolidato un uso aziendale vincolante. Questo assetto ha precluso l’assorbimento del superminimo anche nei confronti di nuove voci retributive aziendali come l’Elemento Retributivo Separato. La società non ha fornito la prova di aver inviato una disdetta chiara e percepibile prima di procedere alle trattenute. Inoltre, la Corte ha rigettato l’eccezione di prescrizione dei crediti. I lavoratori mantengono il diritto di agire per il recupero delle somme fino alla conclusione del rapporto.

Le conclusioni: i diritti sul superminimo e la vittoria dei dipendenti

La controversia si chiude con la conferma della vittoria dei lavoratori e la condanna del datore di lavoro alle spese di lite. La pronuncia ribadisce un principio fondamentale a tutela della retribuzione. La continuità dei comportamenti favorevoli prevale sulle clausole di assorbibilità originariamente inserite nelle lettere di assunzione. Il dipendente conserva la quota extra se la prassi d’impresa ne ha escluso il taglio nel corso degli anni. Chi subisce trattenute ingiustificate può chiedere la ricostituzione dello stipendio originario e la restituzione delle somme sottratte.

Quando un superminimo individuale non può essere assorbito?
Il superminimo non si assorbe se il contratto individuale lo dichiara non assorbibile o se l’azienda ha mantenuto negli anni una prassi costante di non assorbimento in occasione dei rinnovi contrattuali.

Come può l’azienda eliminare un uso aziendale favorevole?
L’azienda deve comunicare a tutta la collettività dei lavoratori interessati una disdetta chiara, esplicita ed univoca. Non è sufficiente operare trattenute unilateralmente.

Quando scade il termine per chiedere il rimborso delle somme trattenute?
Il termine di prescrizione quinquennale per chiedere la restituzione delle somme non decorre durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, ma inizia soltanto alla sua cessazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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