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Assegno ad personam: il Ministero perde contro le lavoratrici

Alcune lavoratrici, trasferite da un’azienda pubblica a un Ministero, hanno chiesto l’inclusione di varie indennità e del premio di produzione nel calcolo del loro stipendio. La legge garantisce la conservazione della retribuzione precedente tramite un assegno ad personam, limitatamente alle voci fisse e continuative. Il Ministero si è opposto, ritenendo tali voci variabili. La Corte di Cassazione ha dato ragione alle lavoratrici, stabilendo che la natura fissa e continuativa di un compenso va valutata in base al contratto collettivo di provenienza. Anche se definiti variabili nel contratto, i premi pagati in modo stabile e senza legami con la produttività individuale rientrano nel calcolo dell’assegno ad personam. Il ricorso del Ministero è stato respinto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 22405 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il trasferimento dei dipendenti pubblici e la tutela dello stipendio con l’assegno ad personam

Il passaggio di personale tra diverse amministrazioni pubbliche o da società pubbliche a ministeri solleva spesso accesi dibattiti sulla tutela della retribuzione. La legge prevede un meccanismo di salvaguardia per evitare che i dipendenti subiscano un danno economico a causa del trasferimento. Questo meccanismo si realizza attraverso l’erogazione di un assegno ad personam. Tale importo serve a coprire la differenza tra il vecchio e il nuovo stipendio. La regola generale stabilisce che il lavoratore mantiene le voci fisse e continuative del trattamento economico precedente. Tuttavia, l’applicazione pratica di questo principio genera frequenti contrasti tra i datori di lavoro pubblici e i dipendenti trasferiti.

Il caso concreto: il passaggio dall’azienda pubblica al Ministero

La vicenda nasce dal trasferimento di alcune lavoratrici da una nota società pubblica concessionaria delle autostrade ai ruoli di un Ministero. Il passaggio è avvenuto per effetto di una specifica disposizione di legge. Al momento del trasferimento, il Ministero ha rideterminato lo stipendio delle dipendenti applicando il contratto collettivo dei ministeriali. Questa operazione ha comportato una riduzione della retribuzione complessiva. Le lavoratrici hanno quindi chiesto l’inserimento di alcune voci specifiche nel calcolo dell’assegno integrativo. Tra queste voci figuravano il premio di produzione, l’indennità di funzione e l’indennità di rischio. Il Ministero ha rifiutato l’inclusione di questi elementi. Secondo l’amministrazione, tali indennità avevano natura variabile e non potevano essere considerate fisse o continuative. Le lavoratrici hanno quindi avviato una causa legale per vedere riconosciuti i propri diritti retributivi.

Quando una voce dello stipendio è considerata fissa e continuativa

La questione centrale riguarda la definizione delle voci fisse e continuative della retribuzione. Il Ministero sosteneva che il contratto collettivo della società di provenienza classificasse il premio di produzione e le indennità tra le competenze variabili. Di conseguenza, l’amministrazione riteneva illegittimo il loro inserimento nel calcolo dell’assegno. Al contrario, i giudici di merito hanno analizzato la reale natura di questi pagamenti. Essi hanno accertato che il premio di produzione veniva erogato in modo costante e regolare. L’importo dipendeva esclusivamente dall’inquadramento professionale e non dal raggiungimento di obiettivi specifici o da valutazioni di merito. Questa stabilità trasforma una voce formalmente variabile in un elemento sostanzialmente fisso e continuativo.

Le motivazioni della sentenza sull’assegno ad personam

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di appello e ha respinto il ricorso del Ministero. I giudici di legittimità hanno chiarito che lo scopo della legge è garantire la conservazione del livello retributivo globale del lavoratore. Il dipendente deve poter fare affidamento sulla stabilità dello stipendio anche dopo il trasferimento. Per questo motivo, la natura fissa e continuativa delle voci dello stipendio deve essere valutata analizzando il contratto collettivo applicato al momento dell’erogazione originaria. La Corte ha sottolineato che la classificazione formale contenuta nei contratti collettivi non è vincolante se smentita dai fatti. Se un premio viene pagato a tutti i dipendenti in misura fissa e senza condizioni meritocratiche, esso perde il carattere della variabilità. Pertanto, tale importo deve essere obbligatoriamente conteggiato per determinare la misura esatta dell’assegno ad personam.

Le conclusioni sull’assegno ad personam e la tutela del lavoratore

Questa pronuncia stabilisce un principio fondamentale per la tutela dei diritti dei lavoratori nel pubblico impiego. Il trasferimento d’ufficio presso un’altra amministrazione non può tradursi in un impoverimento ingiustificato del dipendente. Le amministrazioni pubbliche non possono escludere arbitrariamente le indennità dal calcolo dell’assegno integrativo basandosi solo sulla loro denominazione formale. I lavoratori hanno il diritto di richiedere una verifica concreta delle modalità di erogazione dei vecchi compensi. Se le indennità venivano pagate in modo regolare e indipendente dai risultati, esse devono concorrere alla determinazione dell’assegno ad personam. La sentenza conferma che la sostanza del rapporto di lavoro prevale sempre sulle definizioni formali dei contratti collettivi.

Che cos’è l’assegno ad personam nel pubblico impiego?
Si tratta di una somma di denaro aggiunta allo stipendio per garantire che il dipendente trasferito non subisca una perdita economica rispetto alla retribuzione precedente.

Quali voci dello stipendio precedente devono essere mantenute dopo il trasferimento?
Il lavoratore ha diritto a mantenere tutte le voci del trattamento economico precedente che hanno carattere fisso e continuativo.

Un premio di produzione può essere considerato una voce fissa e continuativa?
Sì, se il premio viene pagato regolarmente a tutti i dipendenti in base all’inquadramento e senza legami con la produttività o il merito individuale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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