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Aspettativa con assegni: il docente può cumulare due stipendi

Un Ente Pubblico ha chiesto a un docente universitario la restituzione di oltre 500 mila euro. L’Ente sosteneva che l’incarico di Segretario Generale non consentisse la doppia retribuzione. Il Professore ha reagito promuovendo un’azione di accertamento negativo. La Corte di Cassazione ha confermato che la legge riconosce al docente la posizione di aspettativa con assegni. Questo regime consente il cumulo tra lo stipendio universitario e il compenso per l’incarico direttivo. La docenza universitaria non viene interrotta del tutto durante il mandato. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 23791 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La vicenda legale e la regola dell’aspettativa con assegni

Un Ente Pubblico ha preteso la restituzione di una cifra superiore a mezzo milione di euro da un Professore Universitario. Il docente aveva ricoperto la carica di Segretario Generale dell’amministrazione per un lungo periodo. L’Ente ha sostenuto la tesi dell’illegittimità del doppio compenso economico erogato durante gli anni di servizio. Secondo la ricostruzione dell’amministrazione, il lavoratore non poteva percepire contemporaneamente lo stipendio accademico e l’emolumento previsto per l’incarico direttivo. Il docente ha quindi promosso un giudizio per dimostrare l’insussistenza di qualsiasi debito verso l’amministrazione. Il punto centrale della controversia riguarda l’applicazione della disciplina sulla aspettativa con assegni prevista per i professori di ruolo.

La cumulabilità dei compensi per i docenti universitari

Il rapporto di lavoro del professore universitario presenta caratteristiche speciali regolate dalla legge statale. Di regola, l’assunzione di incarichi direttivi presso altri enti determina la sospensione dello stipendio originario. Tuttavia, il legislatore ha introdotto una deroga esplicita per specifiche figure di vertice. La normativa speciale consente al docente di conservare il trattamento economico universitario. Tale somma si somma al compenso pattuito nel contratto di diritto privato sottoscritto con l’ente pubblico utilizzatore. L’amministrazione universitaria versa la retribuzione di base al docente. L’ente pubblico corrisponde lo stipendio contrattuale relativo alle funzioni gestionali effettivamente svolte.

La specificità della normativa per l’aspettativa con assegni

La disciplina della aspettativa con assegni stabilita per la docenza universitaria differisce radicalmente dalla regola per i dipendenti pubblici ordinari. I funzionari amministrativi vengono collocati in posizione di fuori ruolo con stipendio interamente a carico dell’ente di destinazione. Al contrario, per i docenti universitari la legge garantisce la conservazione dello stipendio di cattedra. La ragione di questa differenza risiede nella particolare natura della funzione universitaria. Il professore in aspettativa conserva infatti poteri e facoltà all’interno dell’ateneo. Il docente può continuare a svolgere attività di ricerca scientifica. Il professore mantiene il diritto di tenere seminari e cicli di conferenze per gli studenti. Il rapporto di servizio con l’università non risulta quindi completamente interrotto.

Le motivazioni dei giudici sulla spettanza dell’aspettativa con assegni

La Corte di Cassazione ha rigettato ogni doglianza avanzata dall’Ente Pubblico. I giudici di legittimità hanno confermato la piena operatività della disciplina speciale. La dicitura aspettativa con assegni indica in modo inequivocabile la possibilità di sommare la retribuzione di cattedra al compenso dell’incarico esterno. L’argomentazione dell’Ente si basava su una presunta funzione di mera anticipazione delle somme da parte dell’università. La Suprema Corte ha smentito questa lettura restrittiva. Il testo di legge attribuisce al docente un vero e proprio diritto al doppio compenso. La legislazione regionale non possiede il potere di modificare in senso sfavorevole lo status dei professori universitari. I contratti individuali stipulati tra le parti avevano peraltro recepito correttamente la normativa statale.

Le conclusioni sull’aspettativa con assegni e l’esito finale della causa

La controversia si è conclusa con la vittoria totale del Professore Universitario. Il ricorso dell’Ente Pubblico è stato dichiarato infondato. Il docente non dovrà restituire alcuna somma all’amministrazione ricorsa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della percezione di entrambi gli emolumenti. L’Ente pubblico è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio. La condanna include il compenso per i difensori e il contributo unificato aggiuntivo. La decisione chiarisce definitivamente la portata dell’aspettativa con assegni nei casi di incarichi direttivi conferiti a professori universitari. Il quadro normativo assicura la tutela economica del docente durante lo svolgimento di funzioni di rilevante interesse pubblico.

Il professore in aspettativa con assegni conserva lo stipendio universitario
Il docente universitario collocato in aspettativa con assegni mantiene il trattamento economico fondamentale di cattedra e può sommarlo al compenso dell’incarico esterno.

Chi sostiene il costo dell’assegno durante il periodo di aspettativa
La legge statale disciplina il rapporto di docenza attribuendo l’onere dello stipendio fondamentale all’amministrazione universitaria di appartenenza.

Le funzioni universitarie cessano completamente durante l’incarico esterno
Il rapporto con l’ateneo non si interrompe del tutto poiché il docente mantiene il diritto di svolgere attività di ricerca e seminari.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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