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Apparecchi illegali: proprietario multato, non solo il barista

La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione di 11.200 euro a una società fornitrice di apparecchi da gioco. Le macchine, installate in un bar, erano irregolari perché prive di nulla osta e scollegate dalla rete dei Monopoli. La Corte ha stabilito la piena responsabilità del proprietario degli apparecchi da gioco, affermando che la semplice proprietà impone l’obbligo di vigilare e impedire l’uso illecito delle macchine. La dichiarazione della titolare del bar, che indicava la società come proprietaria, è stata ritenuta una prova sufficiente. La difesa della società, che tentava di addossare ogni colpa all’esercente del locale, è stata respinta. Vince quindi l’Agenzia delle Dogane e Monopoli.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 7623 Anno 2023
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Pubblicato il 29 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

Apparecchi da gioco irregolari: chi paga il conto?

Un recente caso deciso dalla Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale nel settore del gioco lecito: la responsabilità del proprietario degli apparecchi da gioco non svanisce una volta che le macchine sono installate in un locale altrui. La sentenza analizza la posizione di una società fornitrice, multata per aver messo a disposizione di un bar due apparecchi non conformi alla legge. La decisione sottolinea che la proprietà comporta doveri di controllo precisi, la cui violazione porta a conseguenze economiche significative.

Il controllo nel bar e la scoperta

La vicenda ha origine da un controllo della Guardia di Finanza all’interno di un esercizio commerciale. I militari accertano la presenza di due apparecchi da gioco che, sebbene avessero le sembianze di macchine lecite, presentavano gravi irregolarità. Erano infatti sprovvisti del necessario nulla osta per la distribuzione e l’esercizio e, soprattutto, erano scollegati dalla rete telematica dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM), un requisito essenziale per garantirne la trasparenza e legalità. Durante l’ispezione, la titolare del bar dichiara che gli apparecchi appartengono a una specifica società fornitrice.

La difesa della società: “La colpa è dell’esercente”

L’Agenzia delle Dogane e Monopoli emette un’ordinanza-ingiunzione, multando la società fornitrice e il suo legale rappresentante per oltre 11.000 euro. La società si oppone, sostenendo di non essere responsabile. La sua tesi è semplice: la colpa è unicamente dell’esercente del bar, che materialmente gestiva il gioco e teneva le macchine nel suo locale. Secondo la società, la semplice proprietà degli apparecchi non era sufficiente a fondare una sua responsabilità per la violazione. Inoltre, contesta il valore probatorio delle dichiarazioni rese dalla titolare del bar, ritenendole non sufficienti a dimostrare un suo coinvolgimento diretto.

La responsabilità del proprietario degli apparecchi da gioco

La Corte di Cassazione respinge completamente la linea difensiva della società. I giudici stabiliscono un principio di diritto molto chiaro: la normativa in materia di giochi non punisce solo chi gestisce materialmente l’apparecchio irregolare, ma anche chi ne consente l’uso. Il proprietario, in quanto tale, ha l’obbligo giuridico di impedire che le sue macchine vengano utilizzate in modo difforme dalle prescrizioni di legge. La sua è una posizione di garanzia. Non basta consegnare l’apparecchio, ma è necessario assicurarsi che funzioni nel rispetto delle regole, ad esempio verificando che sia costantemente collegato alla rete dei Monopoli e dotato di tutte le autorizzazioni.

Le motivazioni: perché il proprietario è responsabile

La Corte spiega che la responsabilità del proprietario degli apparecchi da gioco deriva direttamente dalla sua posizione. Consentire l’uso di macchine non a norma significa contribuire all’illecito. La passività o la mancata vigilanza non sono scusanti, ma integrano la violazione. I giudici chiariscono anche un altro aspetto cruciale: le dichiarazioni della titolare del bar, verbalizzate dalla Guardia di Finanza, costituiscono un elemento di prova pienamente valido. Era onere della società fornitrice dimostrare il contrario, fornendo prove che smentissero la sua proprietà o il suo coinvolgimento, cosa che non è avvenuta. La Corte ha quindi ritenuto che l’accertamento dell’amministrazione fosse fondato su basi solide.

Le conclusioni: una sconfitta per la società fornitrice

L’esito finale è sfavorevole per la società. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la sanzione amministrativa. La società e il suo amministratore sono condannati in solido a pagare la multa originaria, oltre alle spese legali del giudizio. Questa sentenza ribadisce che nel settore del gioco, le responsabilità sono condivise. Chi fornisce gli apparecchi non può disinteressarsi del loro utilizzo, ma deve assumere un ruolo attivo per garantirne la legalità, pena la condivisione delle conseguenze con l’esercente del locale.

Se fornisco una slot machine a un bar, sono responsabile se non è a norma?
Sì, la Cassazione ha stabilito che il proprietario ha l’obbligo di impedire l’uso irregolare degli apparecchi e risponde della violazione insieme all’esercente del locale.

La dichiarazione del titolare del bar che mi accusa è una prova sufficiente?
Sì, secondo la Corte, le dichiarazioni rese all’organo di controllo e verbalizzate sono una prova valida, a meno che non si forniscano prove concrete del contrario.

Cosa rischia il proprietario di apparecchi da gioco non autorizzati?
Rischia una sanzione amministrativa pecuniaria, oltre al sequestro e alla confisca degli apparecchi, come confermato in questa sentenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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