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Anzianità di servizio e apprendistato: la legge batte l’accordo

I Lavoratori hanno agito contro l’Azienda per ottenere il riconoscimento dell’intero periodo di apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità. La Corte d’Appello ha dichiarato la nullità delle clausole del contratto collettivo che escludevano tale computo, ritenendo la legge sull’apprendistato una norma imperativa. L’Azienda ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dai Lavoratori. La Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio, confermando di fatto la decisione precedente favorevole ai dipendenti per il riconoscimento dell’anzianità di servizio e apprendistato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 27425 Anno 2023
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Pubblicato il 21 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Anzianità di servizio e apprendistato: la tutela dei lavoratori

L’anzianità di servizio e apprendistato rappresentano un tema centrale per molti lavoratori che desiderano vedere riconosciuti i propri diritti economici e di carriera. Spesso i contratti collettivi o gli accordi aziendali tentano di limitare la rilevanza del periodo di formazione iniziale. Tuttavia, la legge italiana protegge la stabilità e la progressione del rapporto di lavoro, impedendo che la fase di apprendistato venga ignorata una volta che il rapporto prosegue a tempo indeterminato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato questa tematica in una complessa controversia tra un’importante azienda di trasporti e alcuni suoi dipendenti.

Il caso originario: la contestazione sui contratti collettivi

La vicenda nasce dall’iniziativa di alcuni dipendenti, qualificati come I Lavoratori, che hanno contestato le decisioni della propria azienda, indicata come L’Azienda. I contratti collettivi applicati e i successivi accordi sindacali escludevano il computo dell’intero periodo di apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità. In particolare, le regole interne all’azienda calcolavano solo una parte del periodo formativo, riducendo di fatto gli scatti di stipendio spettanti ai lavoratori.

I Lavoratori si sono rivolti al giudice del lavoro per chiedere la nullità di queste clausole limitative. I giudici di merito hanno accolto la domanda dei dipendenti. La Corte d’Appello ha confermato la nullità delle disposizioni del contratto collettivo e dell’accordo sindacale. I giudici hanno stabilito che l’anzianità di servizio deve comprendere l’intero periodo di apprendistato quando il rapporto prosegue come ordinario contratto di lavoro. L’Azienda, non accettando questa decisione, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

La rinuncia al ricorso e la fine della controversia

Nel corso del giudizio di legittimità davanti alla Suprema Corte, lo scenario processuale ha subito un mutamento decisivo. L’Azienda ha presentato una formale rinuncia al ricorso. Questa scelta indica la volontà di non proseguire oltre con la battaglia legale. I Lavoratori hanno accettato e sottoscritto questa rinuncia, concordando anche sulla compensazione delle spese di lite.

La rinuncia al ricorso è uno strumento previsto dal codice di procedura civile che permette di chiudere anticipatamente il processo. Quando le parti trovano un accordo o decidono di abbandonare la causa, la Corte non deve più decidere sul merito della questione. La dichiarazione di estinzione del giudizio mette fine alla controversia e rende definitiva la sentenza emessa nel grado precedente.

Le motivazioni: l’imperatività di anzianità di servizio e apprendistato

La Corte d’Appello aveva basato la sua decisione su un principio giuridico fondamentale. La legge del 1955 sull’apprendistato stabilisce che il periodo di formazione è considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio se il rapporto prosegue. Questa disposizione ha il carattere di norma imperativa (regola inderogabile che le parti non possono modificare).

I contratti collettivi e gli accordi sindacali non possono derogare a questa norma in senso peggiorativo per il lavoratore. L’autonomia della contrattazione collettiva trova un limite invalicabile nelle tutele minime garantite dalla legge. Di conseguenza, ogni clausola che esclude o riduce il computo dell’apprendistato nell’anzianità di servizio deve essere considerata nulla. Il tempo trascorso come apprendista deve essere calcolato interamente per determinare gli scatti di anzianità e i relativi aumenti di stipendio.

Le conclusions: l’estinzione del giudizio e i risvolti pratici

La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia presentata dall’Azienda e dell’adesione dei Lavoratori. I giudici hanno quindi dichiarato l’estinzione del giudizio per rinuncia agli atti. Questo provvedimento comporta la chiusura definitiva del caso senza una nuova pronuncia di merito da parte degli ermellini.

L’effetto pratico di questa decisione è estremamente favorevole per i dipendenti. Con l’estinzione del giudizio di cassazione, la sentenza della Corte d’Appello diventa definitiva e intangibile. L’Azienda dovrà quindi applicare integralmente il computo dell’apprendistato nell’anzianità di servizio per I Lavoratori coinvolti. Questo comporta il ricalcolo delle buste paga e il pagamento di tutte le differenze retributive maturate dall’assunzione fino ad oggi. La decisione conferma l’importanza di verificare sempre la conformità dei contratti collettivi alle norme di legge inderogabili.

Il periodo di apprendistato deve essere calcolato per gli scatti di anzianità?
Sì, se il rapporto di lavoro prosegue oltre il periodo formativo, l’intero periodo di apprendistato deve essere computato ai fini dell’anzianità di servizio.

I contratti collettivi possono limitare il calcolo dell’apprendistato per l’anzianità?
No, le norme di legge che prevedono il computo dell’apprendistato sono imperative e non possono essere derogate in senso peggiorativo dagli accordi sindacali.

Cosa succede se una delle parti rinuncia al ricorso in Cassazione?
La rinuncia accettata dalla controparte determina l’estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza emessa nel precedente grado di giudizio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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