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Regolamento (UE) n. 651/2014

5 provvedimenti

Concessione abusiva del credito: bilanci truccati e doveri banca
Una banca chiedeva di ammettere al passivo del fallimento di una società i crediti derivanti da alcuni mutui. La curatela fallimentare si opponeva, eccependo la concessione abusiva del credito: la società era già insolvente al momento dei prestiti, avendo nascosto nei bilanci un debito fiscale di oltre tre milioni di euro. Il Tribunale dava ragione alla banca, ritenendo che non avesse l'obbligo di verificare i carichi fiscali pendenti in assenza di anomalie nei bilanci. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fallimento. I giudici hanno stabilito che la diligenza professionale della banca impone una valutazione concreta del caso specifico. Non si può escludere a priori il dovere di richiedere il certificato dei carichi fiscali, specialmente per finanziamenti rilevanti o assistiti da garanzia pubblica. La causa torna al Tribunale per un nuovo esame.
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Valutazione del merito creditizio: bilancio falso contro banca
Una società in liquidazione giudiziale contesta l'ammissione al passivo del credito di una banca, derivante da un finanziamento garantito dallo Stato. Il curatore sostiene che la banca abbia omesso la dovuta valutazione del merito creditizio, non avendo richiesto il certificato dei carichi pendenti tributari e il DURC, nonostante la società avesse un enorme debito fiscale nascosto. Il Tribunale aveva dato ragione alla banca, ritenendo sufficiente la corrispondenza formale tra bilanci e dichiarazioni dei redditi. La Cassazione accoglie il ricorso della curatela: la valutazione del merito creditizio richiede una diligenza qualificata. La formale coincidenza tra bilancio e dichiarazione dei redditi è ovvia per legge e non esonera la banca da verifiche più approfondite, specie in presenza di garanzie pubbliche. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Concessione abusiva del credito: banca perde se ignora il DURC
Il Fallimento di una società ha impugnato l'ammissione al passivo del credito di una banca, derivante da un mutuo garantito dallo Stato. Il curatore eccepiva la nullità del contratto per concessione abusiva del credito, poiché la banca non aveva verificato la reale situazione fiscale e previdenziale dell'impresa (omettendo di richiedere DURC e carichi pendenti), nonostante un grave indebitamento nascosto nei bilanci. Il Tribunale aveva dato ragione alla banca, escludendo tale obbligo in assenza di palesi segnali di crisi. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fallimento, stabilendo che la diligenza professionale della banca impone una valutazione rigorosa del merito creditizio, soprattutto in presenza di garanzie pubbliche, e che i debiti fiscali rappresentano un elemento critico da verificare con attenzione nel caso concreto.
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Aiuti di Stato: sconti INAIL revocati se c’è sovracompensazione
Un'impresa colpita dall'alluvione del 1994 chiedeva il rimborso dei premi assicurativi versati in eccesso all'INAIL, invocando la riduzione al dieci per cento prevista dalla legge. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ordinando la restituzione di quanto già percepito. I giudici hanno accertato che l'impresa aveva già ottenuto altri indennizzi e finanziamenti agevolati, superando la soglia massima consentita ed escludendo il diritto a ulteriori agevolazioni per evitare una sovracompensazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che i finanziamenti a tasso agevolato costituiscono un vantaggio economico da calcolare nel cumulo dei benefici. Di conseguenza, le agevolazioni che superano il danno effettivo si configurano come aiuti di Stato incompatibili con il mercato europeo e devono essere restituite.
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Agevolazioni contributive: no a finte assunzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8786/2024, ha negato il diritto alle agevolazioni contributive a un'azienda che aveva assunto lavoratori licenziati da un'altra società ad essa collegata da stretti vincoli familiari. L'operazione è stata ritenuta una ristrutturazione fittizia, finalizzata a eludere la normativa e ottenere indebitamente i benefici, poiché mancava un reale incremento occupazionale e i lavoratori non erano stati genuinamente espulsi dal mercato del lavoro.
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