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Regolamento (CE) n. 6/2002

6 provvedimenti

Registrazione del design industriale: invisibile, quindi nullo
Una società produttrice di sistemi posturali ha contestato a due concorrenti la contraffazione di propri modelli e brevetti per unità posturali destinate a disabili. Le controparti hanno eccepito la nullità dei titoli. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità dei modelli e del brevetto per carenza di novità, predivulgazione e perché le caratteristiche erano dettate solo da funzioni tecniche. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso. La Corte ha chiarito che l'utilizzatore finale di tali componenti complessi è il paziente e non il tecnico ortopedico; poiché le componenti non rimangono visibili durante il normale utilizzo da parte del paziente, decade la tutela. Di conseguenza, la registrazione del design industriale è stata dichiarata nulla, confermando la vittoria delle società concorrenti.
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Risarcimento danno da perdita di chance: servono prove concrete
Un Designer e il suo Studio hanno fatto causa a un'Azienda produttrice per l'illecita registrazione a proprio nome di alcuni modelli di maniglie. I ricorrenti chiedevano il risarcimento dei danni per non aver potuto sfruttare commercialmente le proprie creazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il risarcimento danno da perdita di chance richiede una prova rigorosa. Il Designer non ha dimostrato la reale probabilità di successo commerciale dei modelli non prodotti, ad esempio tramite studi di marketing. Di conseguenza, il danno non può essere considerato automatico né liquidato in via equitativa senza elementi concreti. L'Azienda vince la causa e il Designer deve pagare le spese legali.
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Contraffazione di marchi: il finto brand non salva il negozio
Il Tribunale di Imperia confermava il sequestro probatorio di capi d'abbigliamento recanti un marchio ritenuto un'imitazione ingannevole di un celebre marchio di moda. Il legale rappresentante della società commerciale ricorreva in Cassazione, sostenendo la validità della registrazione nazionale del proprio marchio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità del sequestro per il reato di contraffazione di marchi. I giudici hanno chiarito che il giudice penale può valutare autonomamente e in via incidentale la validità di un marchio. Inoltre, la decisione dell'ufficio europeo (EUIPO) che ha respinto la registrazione del marchio imitativo ha efficacia generale, travolgendo anche la tutela nazionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Accertamento negativo di contraffazione: Italia o Germania?
Una società italiana ha avviato una causa per l'accertamento negativo di contraffazione di un modello di vaschette in alluminio e per escludere la concorrenza sleale contro una società tedesca. I giudici di merito hanno dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano in favore di quello tedesco. Successivamente, il modello industriale è stato dichiarato nullo dall'EUIPO e la società italiana ha rinunciato alla domanda di contraffazione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per stabilire se la rinuncia a una domanda o la nullità sopravvenuta del modello possano radicare la giurisdizione in Italia per la sola causa di concorrenza sleale rimasta, e se la mancata concessione dell'udienza di discussione orale in appello determini la nullità della sentenza.
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Clausola di riparazione: limiti e contraffazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della clausola di riparazione, stabilendo che non può giustificare la produzione di pezzi di ricambio che costituiscono una riproduzione servile di modelli registrati. La sentenza annulla un'ordinanza che aveva disposto il dissequestro di cinturini per smartwatch non originali, affermando che la finalità di riparazione non legittima la contraffazione del design protetto, e rinvia il caso per una nuova valutazione.
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Divulgazione disegno comunitario: quando è nullo?
Un'azienda di design italiana ha citato in giudizio un colosso tecnologico globale, sostenendo che la sua matita digitale violasse il design registrato della loro innovativa matita in grafite. La parte convenuta ha risposto con una domanda riconvenzionale, argomentando che il design della parte attrice fosse nullo a causa di una "predivulgazione" avvenuta durante eventi e sui social media più di un anno prima del deposito della registrazione. Il Tribunale di Venezia ha accolto la tesi, dichiarando il disegno comunitario nullo per mancanza di novità. Di conseguenza, tutte le pretese di violazione, diritto d'autore e concorrenza sleale sono state respinte. Il caso evidenzia l'importanza cruciale di una registrazione tempestiva a seguito di qualsiasi divulgazione del disegno comunitario.
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