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Regolamento (CE) n. 178/2002

5 provvedimenti

Sequestro probatorio di vino e diniego della restituzione
L'Azienda Vinicola ha subito il sequestro probatorio di ingenti quantitativi di vino etichettato come indicazione geografica protetta, con l'ipotesi di reato di contraffazione di indicazioni geografiche. L'Azienda ha chiesto la restituzione della merce sostenendo l'assenza di un obbligo di tracciabilità interna e la difficoltà di individuare l'origine esatta del mosto fermentato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando che l'istanza di dissequestro non può servire a contestare l'esistenza del reato, ma solo a dimostrare il venir meno delle esigenze di prova. Di conseguenza, l'Azienda perde il ricorso e resta soggetta al blocco dei prodotti con l'obbligo di pagare le spese processuali e la sanzione.
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Sequestro Preventivo: Vittima di Truffa Perde la Merce Sequestrata
Un'azienda, vittima di una truffa, acquista ingenti quantità di mosto adulterato e non tracciabile. Chiede la restituzione della merce per destinarla a un uso alimentare alternativo e limitare i danni economici. La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo del prodotto. I giudici stabiliscono che la potenziale pericolosità per la salute pubblica, derivante dalla manipolazione e dalla mancanza di tracciabilità, prevale sull'interesse economico dell'azienda. La richiesta di dissequestro viene quindi respinta in via definitiva, poiché la tutela del consumatore è prioritaria.
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Responsabilità del produttore e cibi contaminati
Una società distributrice estera ha citato in giudizio una società produttrice italiana per il risarcimento danni derivanti dal ritiro di prodotti alimentari contenenti il colorante tossico Sudan 1. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la responsabilità del produttore è esclusa se, al momento della produzione, le conoscenze scientifiche non permettevano di rilevare la contaminazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità e per la presenza di una doppia conforme di merito.
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Tariffa controlli sanitari: obblighi per distributori
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tariffa per controlli sanitari su alimenti e mangimi si applica a tutte le imprese della filiera agroalimentare, incluse quelle che svolgono esclusivamente attività di commercializzazione e distribuzione. La Corte ha chiarito che la normativa europea e nazionale intende coprire l'intera catena, dalla produzione al consumo, per garantire la sicurezza. Pertanto, anche le società che non producono ma si limitano a stoccare e vendere prodotti alimentari sono tenute al pagamento della tariffa annuale, calcolata su base forfettaria.
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Tariffa controlli sanitari: obbligo anche per grossisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tariffa per i controlli sanitari su alimenti e mangimi è dovuta anche dalle imprese che svolgono esclusivamente attività di commercializzazione all'ingrosso. La Corte ha chiarito che la normativa europea e nazionale si applica a tutta la filiera alimentare, inclusa la distribuzione. Pertanto, anche i grossisti rientrano nel novero dei soggetti tenuti al pagamento della tariffa, respingendo così il ricorso di numerose aziende del settore.
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