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Regolamento (CE) n. 1013/2006

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Spedizione illecita di rifiuti: condanna confermata per falsa dichiarazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per spedizione illecita di rifiuti e falsità ideologica. Il Lavoratore aveva spedito motocicli, motori e frigoriferi usati verso il Senegal, dichiarando falsamente in bolletta doganale che si trattava di merce diversa. La difesa sosteneva che i beni fossero destinati alla rivendita e non rifiuti, ma la Corte ha ribadito che la destinazione commerciale non esclude la natura di rifiuto se le caratteristiche oggettive lo qualificano come tale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spedizione illegale di rifiuti: condanna certa ma pena ridotta
Un cittadino straniero è stato condannato per la spedizione illegale di rifiuti verso il Senegal e per aver falsificato la bolletta doganale, dichiarando che il container contenesse masserizie anziché 27 tonnellate di rottami di moto non bonificati. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la responsabilità penale dell'uomo per entrambi i reati. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena. La Corte d'Appello aveva infatti applicato un aumento di pena per la recidiva senza che il giudice di primo grado ne avesse adeguatamente motivato la sussistenza. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio, con rinvio ad un'altra sezione della Corte d'Appello per la rideterminazione della pena.
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Traffico illecito di rifiuti: la gestione abusiva
Una società, sebbene autorizzata al trattamento di oli esausti, è stata condannata per traffico illecito di rifiuti. La Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che la 'gestione abusiva' si configura anche quando l'attività, pur autorizzata, viene svolta sistematicamente in violazione delle norme, ad esempio sottraendo rifiuti a ditte concorrenti e falsificando i documenti di trasporto. La sentenza sottolinea che l'autorizzazione non è uno scudo per pratiche illecite che creano un mercato parallelo.
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Traffico illecito di rifiuti: competenza territoriale
La Corte di Cassazione interviene su un caso di traffico illecito di rifiuti per chiarire i criteri di determinazione della competenza territoriale. La sentenza dichiara inammissibile il rinvio pregiudiziale di un Tribunale, giudicandolo esplorativo, e coglie l'occasione per definire il momento consumativo del reato. Viene stabilito che la competenza si radica nel luogo in cui la condotta organizzata, continuativa e su ingenti quantitativi diventa penalmente rilevante, non necessariamente dove avviene lo stoccaggio finale o si realizza il profitto.
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Certificato smaltimento rifiuti: obbligo per l’appaltatore
Una società appaltatrice esegue lavori di bonifica da amianto ma non consegna il certificato smaltimento rifiuti alla committente. Quest'ultima si rifiuta di saldare il corrispettivo per tale prestazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la mancata consegna del certificato costituisce un grave inadempimento contrattuale. Tale documento è fondamentale per liberare la committente dalla responsabilità sulla gestione del rifiuto pericoloso, giustificando il mancato pagamento.
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