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Reg. (CEE) n. 1073/1999

6 provvedimenti

Dazio Antidumping: la Cassazione congela il caso per la sanatoria
Un'azienda importatrice ha contestato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Dogane richiedeva il pagamento di un dazio antidumping. L'Agenzia sosteneva che la merce (viti e bulloni), dichiarata come proveniente dalle Filippine, fosse in realtà originaria di Taiwan. La controversia è arrivata in Corte di Cassazione. I giudici, però, non hanno deciso subito sul merito della questione. Hanno invece sospeso il processo per valutare se la controversia sui dazi doganali possa essere chiusa tramite la 'definizione agevolata', una sorta di sanatoria fiscale introdotta da una nuova legge. La decisione finale è quindi rimandata, in attesa di chiarire questo importante punto preliminare.
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Dazi Antidumping e buona fede: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che, in materia di dazi antidumping, i rapporti OLAF hanno piena valenza probatoria. Spetta all'importatore, e non all'Agenzia delle Dogane, dimostrare la propria buona fede e la sussistenza di un errore scusabile delle autorità estere per evitare il pagamento dei dazi evasi. La semplice presentazione di certificati d'origine, poi rivelatisi falsi, non è sufficiente a provare la buona fede dell'operatore.
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Dazio antidumping: la prova del contribuente vince
In un caso di presunta elusione di un dazio antidumping, l'Amministrazione doganale, basandosi su un'indagine OLAF, ha contestato l'origine di merci importate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la società importatrice aveva fornito prove documentali sufficienti a dimostrare l'effettiva trasformazione dei beni in un paese terzo, legittimando così l'inapplicabilità del dazio. La prova del contribuente è prevalsa sugli elementi indiziari dell'amministrazione.
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Error in procedendo: fascicoli di merito necessari
In una controversia su dazi antidumping, l'Amministrazione doganale ricorre in Cassazione lamentando un vizio procedurale. La Corte Suprema, di fronte a un presunto 'error in procedendo' relativo all'ammissibilità del ricorso originario, ha stabilito la necessità di acquisire i fascicoli di merito dei gradi precedenti prima di poter decidere. La causa è stata quindi rinviata a nuovo ruolo in attesa della documentazione.
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Dazi antidumping: onere della prova e OLAF report
Una società importatrice è stata accusata di aver eluso i dazi antidumping dichiarando che la merce proveniva dalle Filippine anziché da Taiwan. La Corte di Cassazione, basandosi sui report dell'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode), ha stabilito che spetta all'importatore l'onere della prova per accedere a un'aliquota ridotta. La Corte ha confermato il pieno valore probatorio delle indagini OLAF e ha cassato la sentenza precedente per carenza di motivazione, rinviando il caso a un nuovo esame.
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Onere della prova e dazi doganali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito l'onere della prova in contenziosi su dazi doganali antidumping. Annullando una sentenza di merito, ha stabilito che i rapporti di indagine dell'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode) hanno piena valenza probatoria, spostando sul contribuente l'onere di dimostrare il contrario. La Corte ha inoltre definito in modo restrittivo le condizioni per invocare la buona fede, la quale richiede un errore attivo da parte delle autorità doganali e non la semplice fiducia in certificati d'origine poi rivelatisi falsi.
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