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Legge n. 94 del 2009

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93 provvedimenti

Regime 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la proroga del regime 41-bis per un detenuto, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ritenuto che il ricorso non contestasse adeguatamente la logica della decisione impugnata, la quale aveva correttamente valutato la persistente capacità del condannato di mantenere legami con l'associazione criminale sulla base del suo ruolo di vertice e della sua pericolosità sociale.
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Proroga 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la proroga 41-bis per un detenuto di spicco legato alla criminalità organizzata. L'ordinanza conferma che la valutazione della pericolosità sociale e della capacità di mantenere contatti con l'esterno non richiede elementi nuovi e si basa sul ruolo pregresso del soggetto e sui legami familiari. Il ricorso è stato rigettato in quanto considerato una mera contestazione dei fatti, non un'appropriata censura di legittimità.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
Un detenuto condannato all'ergastolo per reati di stampo mafioso ha impugnato la proroga del regime 41-bis, sostenendo l'assenza di collegamenti attuali con il clan. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la proroga del cosiddetto "carcere duro" non è richiesta la prova certa dei contatti, ma è sufficiente una ragionevole probabilità basata su un quadro indiziario coerente, che nel caso di specie includeva il ruolo apicale del soggetto, l'operatività del clan e i tentativi di comunicazione.
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Proroga 41-bis: motivazione apparente e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che confermava la proroga del regime 41-bis per un detenuto. La Corte ha ritenuto la motivazione del provvedimento "apparente", in quanto non forniva una valutazione specifica e attuale né sull'operatività del clan di riferimento, né sulle concrete modalità con cui il detenuto avrebbe potuto mantenere collegamenti con esso. La decisione impugnata si era limitata a riproporre argomenti già censurati in una precedente sentenza di annullamento, senza rispondere alle lacune evidenziate.
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Benefici vittime criminalità: stop all’esclusione
La Corte di Cassazione, recependo una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato la sospensione dei benefici vittime criminalità erogati alla madre di una persona deceduta. La decisione si fonda sull'incostituzionalità della norma che prevedeva un'esclusione automatica dal beneficio in presenza di parenti con procedimenti penali per mafia. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata non più su automatismi, ma su un accertamento concreto dell'estraneità del beneficiario ad ambienti delinquenziali.
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Regime 41-bis: Cassazione, inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. Nonostante una precedente assoluzione per associazione mafiosa, la Corte ha ritenuto che la decisione del Tribunale di Sorveglianza fosse corretta, in quanto basata su nuovi e gravi indizi, tra cui una nuova ordinanza di custodia cautelare, che dimostravano la persistente pericolosità sociale del soggetto e i suoi attuali legami con la criminalità organizzata.
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Sfruttamento del lavoro: condanna per associazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due donne accusate di associazione per delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento del lavoro. La sentenza chiarisce che il reclutamento di cittadini stranieri, con la promessa di un lavoro, per poi destinarli a condizioni lavorative degradanti, integra pienamente i reati contestati. Viene sottolineata l'esistenza di un'organizzazione stabile e la piena consapevolezza delle imputate, che agivano come organizzatrici nel sistema di sfruttamento del lavoro.
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Proroga regime 41-bis: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime 41-bis per un detenuto con un passato ruolo di vertice in un'organizzazione criminale. Nonostante la sua recente collaborazione con la giustizia, i giudici hanno ritenuto persistente la sua capacità di mantenere collegamenti con l'esterno. La decisione sottolinea che, per la proroga del regime 41-bis, la valutazione deve considerare la pericolosità complessiva del soggetto, e la sola collaborazione non è sufficiente a dimostrare un'irreversibile rottura con il sodalizio di appartenenza, specialmente in presenza di elementi contrari come il suo inserimento in un elenco di stipendiati del clan fino a tempi recenti.
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Proroga 41-bis: la Cassazione conferma il regime
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga 41-bis. I giudici hanno stabilito che il Tribunale di Sorveglianza aveva correttamente valutato la persistente pericolosità del soggetto, considerando il suo ruolo di vertice in un clan ancora attivo, la sua condotta carceraria e gli esiti deludenti del trattamento penitenziario. Le censure del ricorrente sono state ritenute generiche e non specifiche.
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Detenuti 41-bis: cucinare in cella è un diritto?
Un detenuto in regime 41-bis ha impugnato la limitazione all'uso del fornello per cucinare, ritenendola discriminatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, sebbene il divieto assoluto di cucinare sia incostituzionale, l'amministrazione penitenziaria può legittimamente imporre fasce orarie per motivi di sicurezza e igiene. Tali restrizioni sono valide se non creano una disparità di trattamento ingiustificata e vessatoria rispetto agli altri detenuti dello stesso istituto, bilanciando così i diritti dei detenuti 41-bis con le esigenze organizzative del carcere.
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Proroga 41-bis: la Cassazione chiarisce i criteri
Un detenuto in ergastolo, ex figura di spicco di un'organizzazione mafiosa, contesta la proroga del regime 41-bis. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, ritenendo legittima la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La sentenza sottolinea come, per la proroga 41-bis, siano determinanti il ruolo apicale ricoperto in passato, l'operatività attuale del clan e il persistente rischio di contatti con l'esterno, elementi che superano la presunta dissociazione del detenuto.
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Detenuti 41 bis: legittima la restrizione notturna
Un detenuto in regime speciale ha contestato l'obbligo di consegnare fornello e pentolame durante le ore notturne. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale limitazione non è una misura punitiva o discriminatoria, ma un ragionevole bilanciamento tra i diritti dei detenuti 41 bis e le esigenze di sicurezza del regime carcerario, volto a prevenire pericoli durante la notte.
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Vittime di mafia: estraneità ai clan requisito fisso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19585/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo ai benefici per le vittime di mafia. A seguito dell'omicidio di un uomo, i figli avevano richiesto i benefici previsti dalla legge. Mentre la Corte d'Appello li aveva concessi ritenendo sufficiente l'estraneità ai clan al momento del fatto, la Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha chiarito che l'estraneità agli ambienti criminali non è una condizione momentanea, ma un requisito costitutivo e permanente che deve sussistere al momento della concessione del beneficio e perdurare nel tempo, in linea con lo scopo della legge di sostenere le vere vittime e contrastare la criminalità organizzata.
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