La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8899/2024, ha stabilito l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa basato su una condanna penale del lavoratore per fatti commessi molti anni prima dell'inizio del rapporto di lavoro. Secondo la Corte, per giustificare il recesso, non è sufficiente la mera esistenza di una vecchia condanna, ma il datore di lavoro deve dimostrare l'incidenza negativa attuale e concreta di quei fatti sul vincolo fiduciario e sulla funzionalità del rapporto. In assenza di tale prova, il fatto contestato è considerato insussistente ai fini disciplinari e al lavoratore spetta la tutela reintegratoria.
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