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Legge n. 604 del 1966, art. 6

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Impugnazione licenziamento PEC: la Cassazione decide
Una lavoratrice impugna il licenziamento prima con una PEC contenente la scansione della lettera e poi con l'invio dell'originale cartaceo. I giudici considerano valida la data della PEC ai fini del decorso dei termini. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e valorizzando l'invio dell'originale come atto di ratifica con efficacia retroattiva della prima comunicazione, rendendo tardiva la successiva richiesta di conciliazione.
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Decadenza somministrazione lavoro: la forma scritta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13671/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di decadenza somministrazione lavoro. Ha chiarito che il termine di 60 giorni per impugnare un contratto di somministrazione irregolare si applica anche all'ipotesi di nullità per mancanza di forma scritta, ai sensi del D.Lgs. 81/2015. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva escluso tale termine, affermando la necessità di un'interpretazione sistematica delle norme che non lascia spazio a eccezioni per il vizio formale.
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Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico
Un ex direttore di un'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale si oppone alla cessazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione stabilisce che non si tratta di un licenziamento privato, ma di una revoca di incarico dirigenziale di natura pubblicistica. Poiché l'atto non è stato impugnato nei termini davanti al giudice amministrativo, è divenuto definitivo. Di conseguenza, la successiva dichiarazione di incostituzionalità della legge su cui si basava la revoca non ha effetto sul rapporto, ormai esaurito. La Corte ha inoltre confermato la condanna alla restituzione di emolumenti percepiti senza una formale delibera autorizzativa.
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Responsabilità sindacato: nesso causale è cruciale
Un lavoratore ha citato in giudizio un sindacato per aver impugnato tardivamente il suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento, stabilendo un principio fondamentale: la responsabilità del sindacato sorge solo se si dimostra il nesso causale tra il suo errore e il danno subito. Poiché il licenziamento era comunque legittimo per chiusura dell'attività, un'impugnazione tempestiva non avrebbe cambiato l'esito. Pertanto, nessun danno è stato causato dall'inadempimento del sindacato.
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Risoluzione anticipata rapporto: rinvio a pubblica udienza
Un ex direttore di un ente di edilizia residenziale ha impugnato la risoluzione anticipata del suo rapporto di lavoro, avvenuta per effetto di una legge regionale. La Corte d'Appello ha respinto il suo ricorso, condannandolo anche a restituire ingenti somme. La Corte di Cassazione, vista la complessità delle questioni sollevate, tra cui dubbi di costituzionalità e la natura giuridica della cessazione del rapporto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una discussione più approfondita.
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Licenziamento orale: quando la revoca è inefficace
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che aveva annullato la revoca di un licenziamento orale. La decisione si fonda sul fatto che l'azienda non ha impugnato uno dei due motivi autonomi della sentenza d'appello: la mancata prova della comunicazione della revoca alla lavoratrice. Questo caso sottolinea l'inefficacia totale del licenziamento orale e i requisiti formali per la sua eventuale revoca.
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