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Legge n. 48 del 2008

7 provvedimenti

Acquisizione prove digitali: chat criptate valide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti sulla base di prove digitali provenienti da una piattaforma di chat criptata. La difesa ne contestava l'utilizzabilità, ma la Corte ha stabilito che l'acquisizione di messaggi già archiviati su server esteri, ottenuta tramite Ordine Europeo di Indagine, non costituisce intercettazione, bensì sequestro di documenti (corrispondenza). Viene così confermata la validità di questa forma di acquisizione prove digitali, nel rispetto del principio di mutuo riconoscimento tra Stati UE.
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Prove digitali: come si usano tra diversi processi?
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un indagato per reati tributari e autoriciclaggio, la cui misura cautelare si basava su prove digitali provenienti da un altro procedimento. La difesa sosteneva l'illegittimità di tale utilizzo in assenza di un nuovo decreto di sequestro, la violazione delle norme sulla corrispondenza per l'analisi delle chat e l'interruzione della catena di custodia. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che i dati digitali, una volta lecitamente acquisiti e selezionati, diventano documenti che possono circolare tra procedimenti. Ha inoltre chiarito che i vizi del sequestro originario devono essere eccepiti tempestivamente e che l'analisi delle chat può essere delegata alla polizia giudiziaria sotto la direzione del PM, senza che ciò costituisca una violazione. L'eventuale interruzione della catena di custodia incide sull'attendibilità della prova, non sulla sua automatica inutilizzabilità.
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Chat criptate: la Cassazione conferma l’uso
Un individuo è stato sottoposto a misura cautelare per traffico internazionale di stupefacenti sulla base di prove derivanti da chat criptate. La difesa ne contestava l'utilizzabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le chat criptate, acquisite da un'autorità giudiziaria estera tramite Ordine di Indagine Europeo (OEI), sono pienamente utilizzabili come prova. La sentenza ribadisce la validità del principio di reciproco riconoscimento e la presunzione di legittimità delle prove raccolte in un altro Stato membro dell'UE.
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Sequestro informatico: interesse a ricorrere per la copia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37409/2024, ha chiarito i limiti dell'interesse a ricorrere in materia di sequestro informatico. Anche dopo la restituzione del dispositivo, l'indagato può impugnare la copia forense, ma solo dimostrando un interesse concreto e attuale. Questo richiede l'indicazione specifica dei dati personali non pertinenti all'indagine contenuti nella copia, non essendo sufficiente una generica doglianza sulla violazione della privacy. La Corte ha quindi rigettato il ricorso per mancanza di specificità.
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Utilizzabilità prove digitali: la Cassazione decide
Una guardia giurata, condannata per incendio, ha impugnato la sentenza contestando l'utilizzabilità delle prove digitali (filmati di sorveglianza e dati GPS) usate per incriminarla. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali elementi non sono 'dati informatici' che richiedono procedure speciali, ma 'documenti' pienamente utilizzabili ai sensi del codice di procedura penale, confermando così la condanna.
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Simulazione vendita: prova e diritti degli eredi
In una causa di divisione ereditaria, gli eredi contestavano una vendita di quote societarie tra il padre defunto e un fratello, sostenendo fosse una donazione mascherata. La Cassazione ha confermato che si trattava di una simulazione vendita, chiarendo un punto cruciale: gli eredi che agiscono per tutelare la propria quota di legittima sono considerati 'terzi' e possono quindi provare la simulazione con ogni mezzo, inclusi testimoni e presunzioni, senza i limiti previsti per le parti contrattuali. La Corte ha però annullato la sentenza per un errore di calcolo nel conguaglio divisionale, rinviando il caso alla Corte d'Appello per la correzione.
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Sequestro probatorio: obbligo di motivazione totale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che, pur riconoscendo la mancanza di motivazione di un sequestro probatorio, aveva disposto la restituzione solo del denaro e non di un quaderno di appunti. La Suprema Corte ha stabilito che se il provvedimento di sequestro è viziato, l'annullamento deve essere totale e riguardare tutti i beni, poiché la carenza di motivazione inficia la legittimità dell'intero atto ablativo. Non è possibile mantenere il vincolo su alcuni beni e non su altri.
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