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legge n. 401 del 1989

5 provvedimenti

DASPO: la fretta del Giudice causa la violazione del diritto di difesa
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento DASPO con obbligo di firma. La Questura aveva emesso la misura contro un tifoso e il Giudice l'aveva convalidata. Tuttavia, la convalida è avvenuta prima della scadenza delle 48 ore che il tifoso aveva a disposizione per presentare le proprie memorie difensive. La Cassazione ha stabilito che questa fretta costituisce una grave violazione del diritto di difesa DASPO. Di conseguenza, ha cancellato la convalida del Giudice e ha reso inefficace l'obbligo di presentazione in caserma, dando ragione al tifoso. La decisione sottolinea che il rispetto dei tempi procedurali è essenziale per garantire un giusto processo.
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DASPO e memoria difensiva: quando è valido?
Un tifoso ricorre contro un DASPO, lamentando che il giudice non ha esaminato la sua memoria difensiva. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che l'omessa valutazione della memoria non invalida il provvedimento se la motivazione è comunque completa e coerente con i fatti contestati.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società estera di scommesse, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2007. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta anche da operatori esteri privi di concessione che raccolgono scommesse in Italia tramite centri di trasmissione dati (CTD). È stata ribadita la solidarietà paritetica nel pagamento del tributo tra il bookmaker e il CTD, e l'assenza di contrasto con i principi del diritto dell'Unione Europea in materia di libera prestazione di servizi e non discriminazione.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi per bookmaker esteri
La Cassazione, con l'ordinanza 2775/2024, ha stabilito che l'Imposta Unica Scommesse si applica anche ai bookmaker esteri privi di concessione che raccolgono gioco in Italia tramite centri di trasmissione dati. La Corte ha rigettato il ricorso di una società estera, confermando la piena legittimità dell'imposizione fiscale e la natura paritetica della solidarietà con i gestori locali, escludendo qualsiasi violazione del diritto dell'Unione Europea.
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Associazione mafiosa: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda giudiziaria riguardante un'associazione mafiosa, delineando i criteri per la prova del vincolo associativo. La sentenza ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, confermando le condanne per numerosi imputati. Tuttavia, ha accolto parzialmente alcune impugnazioni, annullando con rinvio le decisioni su specifici aspetti sanzionatori, come il calcolo della recidiva e la concessione delle attenuanti. Il fulcro della decisione risiede nella distinzione tra la forza intimidatrice del gruppo e il carisma del singolo capo, affermando che per configurare il reato di associazione mafiosa è necessaria la prova di un potere di assoggettamento derivante dall'intera compagine e non solo dalla fama di un suo membro.
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