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Legge n. 401 del 1989, art. 6, comma 2

5 provvedimenti

DASPO per recidivi: 5 anni automatici e obbligatori
Un tifoso, già soggetto a un precedente divieto, organizza una protesta durante una partita, portando un gruppo di persone sul tetto di un edificio privato per assistere all'evento. La Corte di Cassazione ha confermato il nuovo DASPO di cinque anni con obbligo di firma, chiarendo che per i soggetti recidivi la legge impone automaticamente questa durata minima. La sentenza sottolinea come, in caso di DASPO per recidivi, non sia necessaria una nuova valutazione della pericolosità del soggetto per applicare la sanzione aggravata.
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Obbligo di presentazione: valido anche per amichevoli
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro un provvedimento che imponeva un obbligo di presentazione decennale. La misura è stata ritenuta valida anche per le partite amichevoli, a condizione che queste siano conoscibili. La Corte ha confermato che la sanzione è proporzionata alla gravità dei fatti commessi e all'elevata pericolosità del soggetto.
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DASPO per recidiva: obbligo di firma è automatico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso destinatario di un secondo provvedimento di DASPO. La sentenza chiarisce che in caso di DASPO per recidiva, l'imposizione dell'obbligo di presentazione all'autorità di polizia è automatica e non richiede una specifica motivazione sulla pericolosità attuale del soggetto. La Corte ha inoltre confermato che la procedura di convalida del DASPO non è soggetta alla sospensione feriale dei termini e che anche un atto compiuto a distanza dal luogo dell'evento sportivo può giustificare la misura, se ad esso collegato.
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Termine a difesa DASPO: 48 ore inderogabili
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO perché emessa prima dello scadere delle 48 ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. Secondo la Corte, questo lasso di tempo costituisce un termine a difesa DASPO inderogabile, la cui violazione comprime illegittimamente il diritto di difesa e rende nullo il provvedimento del giudice.
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Memoria difensiva DASPO: l’obbligo di esame del GIP
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO perché il Giudice per le Indagini Preliminari non aveva esaminato la memoria difensiva inviata dal legale del ricorrente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). La sentenza sottolinea che l'omesso esame di tali memorie, presentate entro il termine di 48 ore, costituisce un vizio di motivazione che rende illegittimo il provvedimento, violando il diritto di difesa del soggetto interessato.
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