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Legge n. 26 del 2019

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52 provvedimenti

Reddito di cittadinanza: Cassazione, residenza 5 anni
Un cittadino straniero era stato processato per aver falsamente dichiarato di risiedere in Italia da dieci anni al fine di ottenere il reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha annullato la precedente condanna, recependo una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il requisito della residenza decennale, riducendolo a cinque anni. Di conseguenza, la sanzione penale per la falsa dichiarazione sul requisito decennale non è più applicabile se il richiedente possedeva comunque il requisito quinquennale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti alla luce del nuovo quadro normativo.
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Reddito di cittadinanza: condanna e revoca del sussidio
La Corte di Cassazione conferma la condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza a un soggetto che aveva omesso di dichiarare una condanna definitiva per reati di stampo mafioso. La Corte ribadisce la legittimità dei requisiti morali, come l'assenza di condanne per reati ostativi negli ultimi dieci anni, quale presupposto inderogabile per l'accesso al beneficio.
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Reddito di cittadinanza: condanna per vincite non dichiarate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un individuo che, pur percependo il reddito di cittadinanza, ha omesso di dichiarare vincite da gioco online per oltre 65.000 euro. La Corte ha stabilito che i conti gioco rientrano nel patrimonio mobiliare da dichiarare e ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, ritenendo la sua condotta una chiara violazione degli obblighi di legge.
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Stato detentivo: obbligo di dichiarazione per il RdC
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per non aver dichiarato, nella domanda per il reddito di cittadinanza, la presenza di un familiare convivente in stato detentivo domiciliare per reati di mafia. La Corte ha stabilito che la nozione di 'stato detentivo' non si limita alla reclusione in carcere, ma include anche gli arresti domiciliari. La finalità della norma non è solo economica, ma anche quella di escludere dal beneficio i nuclei familiari con componenti ritenuti socialmente riprovevoli. L'errore sulla rilevanza dell'informazione non esclude il dolo.
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Falsa dichiarazione residenza: reato per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23449/2025, ha confermato che la falsa dichiarazione residenza per ottenere il reddito di cittadinanza costituisce reato. Nonostante una pronuncia della Corte di Giustizia UE, i giudici supremi hanno aderito all'interpretazione della Corte Costituzionale, che pur riducendo il requisito di residenza da 10 a 5 anni, ne ha mantenuto la rilevanza penale. La sentenza impugnata è stata tuttavia annullata con rinvio perché la Corte d'Appello, nel condannare l'imputato dopo un'assoluzione in primo grado, non ha valutato l'applicazione di pene sostitutive.
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Omessa comunicazione reddito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per omessa comunicazione reddito ai fini del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'obbligo di comunicazione sorge al momento della variazione patrimoniale, come un accordo di lavoro, e non al momento dell'effettivo pagamento, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Ricorso inammissibile per genericità: Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in appello dopo un'assoluzione in primo grado. Il ricorso è stato giudicato generico e finalizzato a una non consentita rivalutazione dei fatti già esaminati. La Corte ha sottolineato come la motivazione della sentenza d'appello fosse logica e completa, basata su prove documentali come certificati di residenza. La decisione conferma che il ricorso in cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito, ma deve limitarsi a censure di legittimità. Di conseguenza, il ricorso inammissibile ha portato alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: l’errore sulla legge
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per esercizio abusivo di scommesse a causa di un errore nella determinazione della pena. I giudici di merito avevano applicato una legge più severa entrata in vigore dopo la commissione del reato, violando il principio di irretroattività della norma penale sfavorevole. La Suprema Corte ha corretto l'errore, rideterminando direttamente la pena in base alla normativa vigente all'epoca dei fatti.
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Abrogazione Reddito di Cittadinanza: reati in vigore?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12055/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato legato al reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'abrogazione reddito di cittadinanza, sebbene disposta nel 2022, ha prodotto i suoi effetti solo dal 1° gennaio 2024. Di conseguenza, i fatti illeciti commessi prima di tale data restano punibili, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Dichiarazione mendace: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per dichiarazione mendace finalizzata a ottenere un beneficio statale. L'imputato aveva omesso di comunicare la detenzione del figlio. I motivi di ricorso sono stati ritenuti inconsistenti, poiché la responsabilità era stata motivatamente accertata e le attenuanti generiche già concesse nella massima misura possibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione sentenza non luogo a procedere: Appello
Un procuratore ha presentato ricorso diretto in Cassazione contro una sentenza di non luogo a procedere. La Corte ha riqualificato il ricorso, stabilendo che in caso di impugnazione di una sentenza di non luogo a procedere, l'unico strumento corretto è l'appello. La Cassazione ha chiarito che, a seguito delle riforme legislative, tali sentenze sono appellabili esclusivamente davanti alla Corte d'Appello e non tramite ricorso per saltum, trasferendo di conseguenza gli atti al giudice competente.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
Un professionista ha contestato una cartella di pagamento per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, stabilendo che la competenza a procedere contro il professionista spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate e non all'ufficio provinciale, dichiarando quest'ultimo incompetente.
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