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Legge n. 233 del 1990

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Contributi previdenziali su utili societari: vince il socio
L'INPS ha richiesto a un cittadino il pagamento della contribuzione previdenziale alla gestione commercianti sugli utili derivanti dalla sua partecipazione in una società a responsabilità limitata. Il cittadino non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se il socio si limita a possedere le quote senza lavorare. I redditi di capitale derivanti dalla mera partecipazione societaria sono infatti esclusi dalla base imponibile previdenziale, la quale comprende solo i redditi derivanti dall'effettivo esercizio dell'attività d'impresa. L'INPS è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Decorrenza pensione: la domanda è decisiva
Un lavoratore ha maturato i requisiti per la pensione nel 2006 ma ha presentato domanda solo nel 2015, chiedendo di unire i contributi di diverse gestioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che in questi casi la decorrenza pensione parte dalla data della domanda e non dal momento in cui sono stati soddisfatti i requisiti, poiché l'opzione di computo dei contributi richiede una specifica richiesta. La decisione ribalta la sentenza della Corte d'Appello.
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Decorrenza pensione gestione separata: la domanda conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26069/2024, ha stabilito un principio cruciale sulla decorrenza della pensione per gli iscritti alla gestione separata. Se l'assicurato esercita la facoltà di computare i contributi versati in altre gestioni, la pensione non decorre dal momento in cui si maturano i requisiti, ma dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda amministrativa. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva retrodatato la pensione, sottolineando che l'esercizio dell'opzione di computo è una scelta che produce effetti solo dal momento in cui viene manifestata con la domanda. Questo chiarisce l'importanza della domanda amministrativa nel determinare l'effettiva decorrenza della pensione gestione separata.
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Decorrenza pensione: la domanda fissa l’inizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decorrenza pensione, qualora l'assicurato si avvalga della facoltà di computare i contributi versati nella Gestione Separata, deve essere fissata alla data della domanda amministrativa e non può essere retrodatata al momento in cui sono maturati i requisiti anagrafici e contributivi. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, cassando la sentenza d'appello che aveva anticipato la decorrenza di diversi anni, e ha chiarito la distinzione fondamentale tra il momento in cui si matura il diritto alla pensione e quello da cui il trattamento economico ha effettivamente inizio, che dipende dalla manifestazione di volontà dell'interessato.
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Decorrenza pensione gestione separata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decorrenza della pensione in gestione separata, in caso di opzione per il computo di contributi versati in altre gestioni, coincide con la data della domanda amministrativa e non con quella di maturazione dei requisiti. La scelta di avvalersi di tale facoltà è un atto volontario che produce effetti solo dal momento in cui viene esercitato, rendendo la domanda un elemento imprescindibile per la liquidazione del trattamento.
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