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Legge n. 186 del 2014

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Voluntary disclosure: il ritardo nelle rate annulla i benefici
Una contribuente aderisce alla procedura di voluntary disclosure per regolarizzare attività finanziarie estere, richiedendo la rateizzazione delle somme dovute. Dopo la prima rata, la contribuente versa in ritardo le rate successive, applicando spontaneamente le maggiorazioni del ravvedimento operoso. L'Agenzia delle Entrate revoca le agevolazioni ed emette avvisi di accertamento con le sanzioni piene. I giudici di merito danno inizialmente ragione alla contribuente, escludendo la decadenza in assenza di danno per l'Erario. La Corte di Cassazione ribalta totalmente l'esito: i termini di pagamento previsti dalla voluntary disclosure hanno natura perentoria e non ammettono sanatorie tardive. Di conseguenza, il ritardo determina la perdita integrale dei benefici e il pieno ripristino delle sanzioni ordinarie.
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Voluntary Disclosure: Il Mancato Pagamento Fa Perdere i Benefici
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione di un contribuente che non aveva pagato le rate di una procedura di "Voluntary Disclosure". Il giudice di merito aveva ritenuto che solo il mancato versamento totale, non il ritardo, revocasse i benefici. La Corte di Cassazione, richiamando la Corte Costituzionale, ha chiarito che la "Voluntary Disclosure" è una procedura eccezionale con termini perentori. Il mancato pagamento delle rate entro tali termini comporta la decadenza dai benefici. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, annullando la precedente sentenza e respingendo l'originario ricorso del contribuente.
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Voluntary disclosure: il Fisco deve rimborsare le tasse estere
Un contribuente ha aderito alla procedura di Voluntary disclosure per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera tra il 2010 e il 2013. Durante tali anni, la banca svizzera aveva applicato l'euroritenuta sui rendimenti. L'Agenzia delle Entrate ha preteso il pagamento delle imposte in Italia senza scomputare la tassa estera. Il contribuente ha pagato per ottenere i benefici della sanatoria, ma ha poi richiesto il rimborso dell'euroritenuta. Di fronte al silenzio rifiuto del Fisco, ha promosso ricorso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che l'adesione alla collaborazione volontaria non fa perdere il diritto al rimborso delle imposte già pagate all'estero, poiché il divieto di doppia imposizione prevale sui limiti formali interni.
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Rimborso euroritenuta: il Fisco perde contro la voluntary
Il Contribuente ha aderito alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera nel 2013. L'Amministrazione Finanziaria ha preteso il pagamento delle imposte senza scomputare l'imposta già trattenuta all'estero. Il Contribuente ha quindi richiesto il rimborso euroritenuta, ma il Fisco ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che il divieto europeo di doppia imposizione prevale sulle norme interne. Di conseguenza, chi regolarizza i capitali esteri ha pieno diritto al rimborso euroritenuta per evitare di pagare due volte lo stesso tributo, annullando la decisione contraria dei giudici di appello.
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Euroritenuta: rimborso e voluntary disclosure
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contribuente ha diritto al rimborso dell'**Euroritenuta** versata all'estero anche qualora i redditi siano emersi tramite la procedura di voluntary disclosure. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso sostenendo che l'omessa dichiarazione originaria precludesse il credito d'imposta. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che il divieto di doppia imposizione previsto dalla normativa europea e dagli accordi con la Svizzera prevale sulle norme interne, garantendo la neutralità fiscale e il diritto alla restituzione delle somme trattenute dall'agente pagatore estero.
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Voluntary disclosure: diritto al rimborso euroritenuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contribuente che aderisce alla voluntary disclosure ha diritto al rimborso dell'euroritenuta versata all'estero. Il caso riguardava un erede che chiedeva la restituzione delle somme trattenute in Svizzera su redditi emersi tramite la procedura di collaborazione volontaria. L'Amministrazione finanziaria aveva negato il rimborso equiparando la procedura all'accertamento con adesione, ma la Suprema Corte ha chiarito che il divieto di doppia imposizione, sancito dalla normativa europea, prevale sulle limitazioni interne.
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Doppia imposizione: il trattato prevale sulla legge
Un pilota pagava le imposte in Portogallo sul reddito lì percepito. A seguito di una voluntary disclosure in Italia, l'Amministrazione Finanziaria negava il credito per le imposte estere a causa della mancata indicazione in dichiarazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la convenzione internazionale contro la doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il diritto al credito d'imposta anche in caso di omessa dichiarazione.
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Voluntary disclosure: spetta il rimborso del credito
Un pilota, dopo aver utilizzato la procedura di "Voluntary disclosure" per regolarizzare i suoi beni all'estero, si è visto tassare in Italia redditi già sottoposti a imposta in Portogallo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al rimborso, stabilendo che il trattato internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali nazionali, come l'obbligo di dichiarare i redditi esteri per ottenere il relativo credito d'imposta. La Corte ha inoltre precisato che l'adesione alla Voluntary disclosure non preclude al contribuente la possibilità di richiedere la restituzione di imposte pagate in eccesso.
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