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Legge n. 1766 del 1927

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Usi civici e giurisdizione: scontro tra vecchio accordo e demanio
Gli eredi di un privato si oppongono alla dichiarazione di demanialità di alcuni terreni da loro occupati, sostenendo che un precedente giudizio del 1989 avesse già risolto la questione. Essi eccepiscono il difetto di giurisdizione del Commissario per gli usi civici, ritenendo il suo potere consumato dal precedente giudicato. Le Sezioni Unite della Cassazione rigettano il ricorso sul punto specifico. La Corte chiarisce che la violazione del principio del ne bis in idem non configura un problema di giurisdizione, bensì un errore di diritto (errore in iudicando). Di conseguenza, la questione di usi civici e giurisdizione viene risolta confermando il potere decisionale del Commissario, mentre gli altri motivi di merito vengono rimessi alla Seconda Sezione civile per la decisione finale.
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Nullità del contratto di compravendita: vince l’uso civico
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto di compravendita stipulato nel 1996 tra un venditore e un'acquirente. L'oggetto della vendita era un terreno gravato da uso civico, rendendolo incommerciabile. Il figlio del venditore ha promosso l'azione legale per far dichiarare l'invalidità del trasferimento. L'acquirente ha tentato di estendere la nullità all'atto di acquisto originario del 1972 e di contestare la mancata partecipazione al giudizio di altri soggetti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel giudizio di rinvio non si possono sollevare nuove questioni sul contraddittorio né estendere la causa a contratti estranei. Vince il figlio del venditore, mentre l'acquirente perde definitivamente la proprietà del bene e deve pagare le spese legali.
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Azione Negatoria Servitutis: Titolo d’acquisto batte prova rigida
Un proprietario ha intentato un'azione negatoria servitutis per far dichiarare il suo terreno libero da un presunto diritto di passaggio del vicino. Le corti inferiori avevano respinto la sua richiesta, ritenendo insufficiente la prova della sua proprietà sull'area contesa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per l'azione negatoria servitutis non è richiesta la prova rigorosa della proprietà (la cosiddetta 'probatio diabolica'), ma è sufficiente dimostrare di possedere il fondo in forza di un titolo valido, come un atto di affrancazione da usi civici. La Corte ha inoltre chiarito che un accordo sui confini non necessita della forma scritta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Usi civici su terreni ex ademprivili: la Cassazione dà ragione ai privati
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due cittadini contro un Comune sardo in una disputa sulla proprietà di alcuni terreni. Il Comune li riteneva soggetti a uso civico, basandosi su una presunzione generale di demanialità. I cittadini, invece, ne rivendicavano la piena proprietà. La Corte ha stabilito che i giudici precedenti hanno sbagliato a non considerare la complessa e specifica legislazione storica sugli usi civici su terreni ex ademprivili in Sardegna. Questa normativa, risalente al 1865, mirava a trasformare tali terreni in proprietà privata. La sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato tenendo conto di questo percorso storico-normativo, che potrebbe aver estinto i vincoli di uso civico.
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Sdemanializzazione tacita: no per il demanio marittimo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36924/2024, ha stabilito che la declassificazione di un bene dal demanio marittimo non può mai avvenire in forma implicita. A differenza di altre categorie di beni demaniali, per la sdemanializzazione di spiagge e arenili è indispensabile un provvedimento amministrativo formale ed esplicito, come previsto dall'art. 35 del Codice della Navigazione. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni soggetti che rivendicavano diritti su un terreno in base a un vecchio atto di legittimazione per uso civico del 1936, ritenendolo inidoneo a modificare la natura demaniale marittima del suolo.
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TOSAP agevolata per produzione energia: la Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che la TOSAP agevolata, tassa sull'occupazione di suolo pubblico, si applica anche alle infrastrutture per la produzione di energia elettrica. La Corte ha chiarito che la produzione è un'attività strumentale all'erogazione del servizio pubblico di distribuzione dell'energia, rientrando così nel campo di applicazione del regime fiscale agevolato. La decisione ha inoltre confermato la tassabilità dei terreni gravati da usi civici, equiparandoli al patrimonio indisponibile del Comune.
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