La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16867/2024, ha chiarito i limiti del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. Tre persone, assolte dall'accusa di usura, si sono viste negare l'indennizzo a causa della loro 'colpa grave', consistita nell'aver messo a disposizione i propri conti correnti per transazioni sospette. La Corte ha confermato che tale condotta, pur non essendo reato, crea un'apparenza di colpevolezza che osta alla riparazione. Ha tuttavia annullato la condanna al pagamento delle spese legali a favore del Ministero, poiché quest'ultimo ne aveva chiesto la compensazione.
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