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legge n. 161 del 2017

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27 provvedimenti

Pericolosità sociale: detenzione e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale di un individuo ai fini dell'applicazione di una misura di prevenzione, come la sorveglianza speciale, è legittima anche se il soggetto si trova in stato di detenzione per un lungo periodo. La Corte ha chiarito che esistono due momenti di valutazione distinti: uno al momento dell'applicazione della misura e uno, successivo, prima della sua effettiva esecuzione al termine della pena. Pertanto, la detenzione non rende inutile o inammissibile la prima valutazione.
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Rivalutazione pericolosità sociale: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione di una misura di prevenzione. A seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, è stato stabilito che la riattivazione di una misura sospesa a causa di detenzione richiede sempre una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto, indipendentemente dalla durata della detenzione stessa. In assenza di tale rivalutazione, la misura è inefficace e la sua violazione non costituisce reato.
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Crediti e confisca: la buona fede del creditore
La Corte di Cassazione, con la sentenza 43700/2024, analizza i ricorsi di diversi creditori esclusi dallo stato passivo a seguito di una confisca di prevenzione. La Corte ribadisce che per la tutela dei crediti e confisca, il creditore deve dimostrare sia la propria buona fede sia la non strumentalità del credito rispetto alle attività illecite del soggetto proposto. La sentenza annulla con rinvio le decisioni in cui la valutazione della buona fede è risultata apodittica, mentre conferma il rigetto dei ricorsi dove emergono chiari indici di anomalia negoziale o di mancata diligenza da parte del creditore.
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Azione revocatoria e confisca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva il controvalore di un immobile oggetto di confisca. Sebbene l'azione revocatoria sull'immobile fosse stata trascritta prima del sequestro di prevenzione, la Corte ha stabilito la prevalenza della misura ablativa. La decisione si fonda sulla competenza esclusiva del giudice della prevenzione a valutare i diritti dei terzi e sul fatto che la sentenza di revocatoria, ottenuta in un giudizio a cui gli organi della procedura di prevenzione non avevano partecipato, non è a loro opponibile. La sentenza chiarisce un importante punto di contatto tra azione revocatoria e confisca.
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Confisca di prevenzione: il patrimonio illecito
La Corte di Cassazione ha confermato una confisca di prevenzione su beni appartenenti a un individuo ritenuto socialmente pericoloso e ai suoi familiari. La Corte ha stabilito che, se un'impresa viene avviata con capitali di provenienza illecita durante il periodo di pericolosità, tutti i profitti e i beni successivamente acquistati tramite quell'attività sono confiscabili. Questo principio, noto come 'illiceità a cascata', si applica anche a beni acquisiti dopo la cessazione della pericolosità sociale, poiché il vizio d'origine inficia l'intero patrimonio derivato. I ricorrenti non sono riusciti a dimostrare la provenienza lecita dei fondi iniziali.
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Credito del terzo: come tutelarsi nella confisca?
La Corte di Cassazione chiarisce i rimedi a disposizione del titolare di un credito del terzo, garantito da ipoteca su beni soggetti a confisca di prevenzione. La sentenza analizza il caso di un istituto di credito la cui pretesa era stata ignorata dal tribunale di primo grado. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della banca, specificando che la via corretta non è l'intervento volontario in appello, ma l'impugnazione diretta del decreto di confisca, anche se non notificato, e la successiva insinuazione nel procedimento di verifica dei crediti.
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Rivalutazione pericolosità: no effetto su giudicato
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale. La misura era stata riattivata senza una nuova rivalutazione pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che le sentenze della Corte Costituzionale in materia hanno natura processuale e non travolgono le condanne definitive (giudicato).
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