Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento danni, sostenendo che l'Italia non avesse recepito correttamente le direttive europee sull'orario di lavoro tra il 2008 e il 2015. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo una violazione "grave e manifesta" della normativa UE da parte dello Stato, ha rigettato la domanda. La decisione si fonda sulla mancata prova del nesso di causalità: i medici non hanno dimostrato che il loro orario di lavoro eccessivo fosse una diretta conseguenza delle leggi nazionali illegittime, piuttosto che una scelta volontaria legata al loro ruolo manageriale e al raggiungimento di obiettivi specifici. Mancando la prova di questo collegamento diretto, la richiesta di risarcimento è stata respinta.
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