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legge n. 112 del 2023

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31 provvedimenti

Appello cautelare per colloqui: la Cassazione decide
Una donna agli arresti domiciliari ha chiesto l'autorizzazione per visitare il coniuge in carcere. Il Tribunale ha negato il permesso. La difesa ha presentato ricorso per cassazione, ma la Suprema Corte ha chiarito che lo strumento corretto per impugnare tale diniego non è il ricorso diretto, bensì l'appello cautelare. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione e trasmesso gli atti al Tribunale competente per la decisione nel merito.
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Esigenze cautelari e spaccio: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura cautelare del divieto di dimora per illecita cessione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, basandosi sulla natura organizzata e continuativa dell'attività di spaccio, che denotava professionalità e un concreto pericolo di reiterazione del reato, confermando la legittimità della misura applicata.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basati su video sorveglianza e monitoraggio GPS, e ha ribadito l'operatività della presunzione di pericolosità sociale per i reati associativi, sottolineando l'aspecificità delle censure mosse dalla difesa.
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Motivi nuovi ricorso: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un ordine di demolizione. La sentenza chiarisce i limiti dei motivi nuovi ricorso, stabilendo che non possono introdurre censure completamente nuove, come la prescrizione, se non collegate ai motivi originari. Inoltre, precisa che i vizi del processo di cognizione vanno eccepiti con strumenti diversi dal ricorso in fase esecutiva.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato lamentava la mancata motivazione sulla denegata prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse sufficiente, rendendo il ricorso manifestamente infondato e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Disastro colposo: la Cassazione sulla frana in cava
La Corte di Cassazione conferma la condanna per disastro colposo a carico degli amministratori di una società e del direttore dei lavori di una cava, a seguito di una vasta frana. La sentenza chiarisce che per configurare il reato è sufficiente un fatto distruttivo di proporzioni straordinarie che esponga a un concreto e reale rischio la pubblica incolumità, non essendo necessario un danno già verificatosi. Viene inoltre ribadita la responsabilità del direttore dei lavori per omessa vigilanza, anche se nominato dopo l'inizio delle attività illecite.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione e le misure cautelari
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti, rigettando il ricorso di un indagato. La sentenza stabilisce che la valutazione del pericolo di recidiva non può basarsi su mere presunzioni, ma richiede un'analisi concreta e attuale della personalità dell'individato, valorizzando anche precedenti penali recenti, nonostante il tempo trascorso dai fatti contestati.
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Affectio societatis: Cassazione e associazione criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava la sussistenza della 'affectio societatis' e la necessità della misura detentiva. La Corte ha ritenuto logica la motivazione del Tribunale del Riesame, basata sulla pluralità di reati, la collaborazione stabile e la condivisione dei proventi, confermando che tali elementi sono sufficienti a dimostrare l'inserimento consapevole nel sodalizio criminoso.
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Risarcimento del danno: demolizione tardiva non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la demolizione di un'opera edilizia abusiva, se effettuata dopo l'emissione di un'ordinanza di demolizione da parte dell'autorità amministrativa, non consente di beneficiare dell'attenuante del risarcimento del danno. Secondo la Corte, per ottenere lo sconto di pena, la riparazione deve essere spontanea e non una conseguenza di un'azione impositiva della pubblica amministrazione. Il ricorso degli imputati, condannati per reati edilizi, è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Colpa grave e ingiusta detenzione: quando non spetta
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a una persona assolta, ritenendo sussistente la colpa grave. La sua consapevole vicinanza alle attività illecite del compagno, pur senza partecipazione diretta al reato, ha integrato la condotta ostativa al risarcimento, secondo l'art. 314 c.p.p.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata
Un soggetto, assolto in via definitiva dall'accusa di associazione mafiosa, si vede negare la richiesta di risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la frequentazione abituale di soggetti legati alla criminalità organizzata costituisce una 'colpa grave' che osta alla riparazione per ingiusta detenzione, poiché tale condotta ha contribuito a generare il sospetto che ha portato all'arresto.
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