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Legge 903/1965

7 provvedimenti

Pensione di reversibilità negata alla figlia inabile
Una persona maggiorenne con inabilità totale al lavoro ha chiesto il riconoscimento del diritto a percepire la pensione di reversibilità dopo la morte del padre. L'Ente di previdenza ha respinto la domanda contestando la mancanza del requisito della vivenza a carico al momento del decesso. I giudici hanno accertato che la figlia inabile risiedeva stabilmente con la madre in un comune differente da quello del padre e che la madre percepiva già la pensione comprensiva di assegni familiari per la figlia. La presenza di conti bancari cointestati con il padre non è bastata a dimostrare un mantenimento abituale e prevalente. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta, stabilendo che la pensione di reversibilità spetta solo a chi dimostra concretamente una dipendenza economica effettiva e continua dal genitore defunto.
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Indebito previdenziale: restituzione e nuove nozze
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di restituzione dell'indebito previdenziale per una pensione di reversibilità percepita indebitamente dopo il nuovo matrimonio. La sentenza chiarisce che l'omessa comunicazione del cambio di stato civile da parte del beneficiario configura dolo, sospendendo la prescrizione e rendendo le somme recuperabili dall'ente.
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Indebito previdenziale: quando restituire la pensione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di indebito previdenziale riguardante una pensione di reversibilità erogata a un orfano maggiorenne inabile. L'ente previdenziale ha richiesto la restituzione di circa 89.000 euro poiché il beneficiario svolgeva attività lavorativa dipendente non terapeutica, circostanza che faceva venir meno il requisito dell'inabilità. Sebbene la Corte d'Appello avesse inizialmente negato la restituzione escludendo il dolo del beneficiario, la Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che l'omessa comunicazione del rapporto di lavoro integra un dolo omissivo, rendendo le somme ripetibili, specialmente quando l'ente non poteva conoscere la situazione lavorativa del soggetto a causa della gestione dei contributi presso istituti diversi poi accorpati.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava la richiesta di ripristino di una pensione di reversibilità. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse erroneamente ignorato che l'INPS aveva già erogato la pensione per 13 anni. La Cassazione ha chiarito che tale circostanza non costituisce un errore di fatto percettivo, bensì un elemento soggetto a valutazione giuridica, la cui critica non rientra nei presupposti per la revocazione.
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Pensione di reversibilità: no se c’è capacità residua
Un figlio maggiorenne richiede la pensione di reversibilità del padre, sostenendo di essere inabile al lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza chiarisce che il diritto non spetta se, nonostante le patologie, sussiste una residua capacità lavorativa, anche per mansioni semplici, che consenta di produrre un reddito non puramente simbolico. La valutazione, basata su una Consulenza Tecnica d'Ufficio, ha un peso determinante.
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Pensione a superstiti: No se il lavoro non è terapeutico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla pensione a superstiti a una figlia maggiorenne, totalmente inabile e a carico del genitore defunto, a causa di un'attività lavorativa svolta. Sebbene il lavoro avesse un reddito minimo e una valenza terapeutica attestata da un medico, non rispettava i rigidi requisiti previsti dall'art. 46 del d.l. n. 248/2007. La Corte ha stabilito che, per non perdere il diritto alla pensione, l'attività lavorativa deve essere svolta esclusivamente presso datori di lavoro specifici (come cooperative sociali) e con determinate forme contrattuali (es. apprendistato), condizioni non soddisfatte nel caso di specie. Il basso reddito non è stato ritenuto sufficiente a superare il mancato rispetto di tali presupposti normativi.
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Pensione di reversibilità: l’inabilità deve preesistere
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la pensione di reversibilità a favore dei figli maggiorenni inabili. Con l'ordinanza in esame, ha chiarito che il requisito dell'inabilità lavorativa deve necessariamente sussistere al momento del decesso del genitore pensionato. La Corte ha quindi respinto la richiesta di una madre per la figlia, la cui inabilità era stata accertata solo in un momento successivo alla morte del padre, annullando la precedente decisione del Tribunale.
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