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Legge 863/1984

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37 provvedimenti

Part-time senza contratto scritto: le nuove regole
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere differenze retributive, sostenendo che il proprio rapporto di lavoro dovesse considerarsi a tempo pieno a causa della mancanza di un contratto scritto per il part-time. La Corte di Cassazione ha stabilito che, pur in assenza di forma scritta, il datore di lavoro può provare l'esistenza di una sospensione concordata della prestazione lavorativa tramite comportamenti concludenti. Tali accordi, una volta integrati nel contratto individuale, non possono essere modificati unilateralmente dall'azienda, garantendo al lavoratore il mantenimento delle condizioni pattuite tacitamente negli anni.
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Differenze retributive: prova del part-time e oneri
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso riguardante differenze retributive richieste da un lavoratore impiegato presso un esercizio commerciale. La Corte d'Appello aveva precedentemente riconosciuto al dipendente somme per oltre 26.000 euro, stabilendo che, in assenza di un contratto scritto che provasse il regime part-time, il rapporto dovesse considerarsi a tempo pieno. Il datore di lavoro ha contestato tale ricostruzione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetti strutturali nell'esposizione dei motivi. Parallelamente, il ricorso incidentale del lavoratore, che chiedeva danni biologici e il riconoscimento di un licenziamento orale, è stato rigettato: la Corte ha confermato che l'onere di provare il licenziamento verbale spetta al lavoratore e che, nel caso specifico, esisteva una lettera di dimissioni firmata mai disconosciuta.
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Elemento retributivo ERS: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11841/2024, ha stabilito che l'Elemento di Riordino del Sistema retributivo (ERS) non spetta ai lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro e successivamente stabilizzati. La Corte ha chiarito che tale elemento non è legato all'anzianità di servizio, ma deriva dalla confluenza di precedenti voci retributive destinate solo al personale già a tempo indeterminato al momento della sua istituzione. Pertanto, la richiesta dei lavoratori è stata respinta, riformando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Part-time misto: Cassazione chiarisce i requisiti
Un autista di scuolabus ha contestato il suo contratto, attivo solo durante l'anno scolastico, chiedendone la conversione in full-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la piena validità della tipologia contrattuale del part-time misto. La sentenza chiarisce che questo contratto combina legittimamente la riduzione dell'orario giornaliero (tipica del part-time orizzontale) con la concentrazione dell'attività in specifici periodi dell'anno (tipica del part-time verticale). Inoltre, il superamento dei limiti percentuali di assunzioni part-time previsti dal CCNL non comporta, in assenza di una specifica previsione, la conversione automatica del rapporto in un tempo pieno.
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Elemento Riordino Retributivo: non spetta ai neoassunti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12300/2024, ha stabilito che l'Elemento Riordino Retributivo (E.R.S.) non spetta ai lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, anche se successivamente trasformato a tempo indeterminato. La Corte ha chiarito che tale emolumento non è legato all'anzianità di servizio, ma è stato istituito per riorganizzare voci retributive preesistenti per il solo personale già in servizio a tempo indeterminato, escludendo quindi i nuovi assunti. La decisione riforma le sentenze dei gradi inferiori e rigetta la domanda del lavoratore.
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Contratto di formazione e lavoro: no a bonus pieno
Un lavoratore, assunto con contratto di formazione e lavoro prima di un accordo aziendale, ha richiesto il pagamento di un premio di produzione nella stessa misura dei colleghi a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura a tempo determinato del contratto di formazione e lavoro al momento della stipula dell'accordo giustifica l'applicazione di un trattamento economico differenziato, come previsto dalla contrattazione collettiva, senza che ciò costituisca discriminazione.
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Contratto formazione lavoro e bonus: la Cassazione decide
Un lavoratore, assunto inizialmente con un contratto formazione lavoro e poi passato a tempo indeterminato, ha richiesto il pagamento di un premio di produzione nella sua interezza, negato dall'azienda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accordo aziendale può legittimamente escludere da un bonus i dipendenti che, a una data specifica, non erano ancora assunti a tempo indeterminato. La sentenza chiarisce che il riconoscimento dell'anzianità maturata durante il contratto formazione lavoro non trasforma retroattivamente la natura del rapporto in uno a tempo indeterminato fin dall'origine.
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Elemento retributivo: negato a ex-tirocinanti
Una società di trasporto pubblico ha negato a un ex lavoratore con contratto di formazione un Elemento retributivo (E.R.S.) previsto per il personale a tempo indeterminato. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'E.R.S. non è legato all'anzianità ma deriva dalla fusione di voci salariali preesistenti, non percepite dai neoassunti. La pretesa del lavoratore è stata quindi respinta.
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Rapporto di lavoro full time: prova e accordo tacito
Una lavoratrice assunta senza un contratto part-time scritto rivendica un rapporto di lavoro full time. La Cassazione conferma la presunzione di tempo pieno, ma chiarisce che una prassi consolidata di sospensione del lavoro (lavoro solo nei giorni di apertura di un locale), supportata da un accordo sindacale, costituisce una clausola tacita del contratto. Il datore di lavoro non può modificare unilateralmente tale clausola, riducendo le giornate garantite, senza un nuovo consenso del lavoratore.
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Contratto part time nullo e rapporto full time
La Cassazione chiarisce le conseguenze di un contratto part time nullo per assenza di forma scritta. Sebbene il rapporto si presuma full time, il giudice può riconoscere un accordo tacito tra le parti per la sospensione della prestazione lavorativa. In questo caso, i lavoratori, dipendenti di una discoteca, si vedono riconosciuto il diritto a una garanzia minima di giornate retribuite, pattuita tacitamente e non modificabile unilateralmente dall'azienda.
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Contratto di solidarietà: quando è valido nel P.I.?
Un'amministrazione comunale, a fronte di difficoltà finanziarie, ha ridotto unilateralmente l'orario di lavoro dei propri dipendenti, stipulando in un secondo momento un contratto di solidarietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la procedura, stabilendo che l'eccedenza di personale deve essere individuata in specifiche posizioni lavorative e non in un generico monte ore. Inoltre, ha chiarito che il contratto di solidarietà non può sanare retroattivamente l'illegittimità della precedente riduzione unilaterale, potendo disporre solo per il futuro. La sentenza del giudice d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Terzo elemento contrattuale: no se il contratto è CFL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15589/2024, ha stabilito che il "terzo elemento contrattuale" non spetta ai lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro (CFL) e successivamente stabilizzati, se la contrattazione collettiva ha soppresso tale voce retributiva preservandola solo per i dipendenti già a tempo indeterminato. La Corte ha ritenuto legittima questa distinzione, escludendo la violazione del principio di non discriminazione e chiarendo che il computo del periodo di formazione nell'anzianità di servizio non estende il diritto a emolumenti mai percepiti in precedenza.
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Anzianità di servizio: vale il contratto formazione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo dell'anzianità di servizio, il periodo svolto con un contratto di formazione e lavoro deve essere sempre computato. Di conseguenza, è illegittima l'esclusione di due lavoratori da una procedura di progressione di carriera basata unicamente sulla data formale di trasformazione del loro contratto a tempo indeterminato. La Corte ha ribadito che la sostanza del rapporto di lavoro e la continuità del servizio prevalgono sulla data di conversione del contratto, garantendo così la corretta valutazione dell'anzianità di servizio.
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Part-time misto: quando il contratto è legittimo?
Un lavoratore del settore trasporti ha contestato il suo contratto di part-time misto, attivo solo durante il periodo scolastico, chiedendone la conversione a tempo pieno. Ha lamentato la violazione dei limiti di utilizzo e la mancata applicazione delle tutele previste dal CCNL per altre forme di part-time. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del contratto. La Corte ha chiarito che il part-time misto combina correttamente elementi orizzontali (orario giornaliero ridotto) e verticali (periodi di inattività), e che le tutele specifiche previste per altri tipi di part-time non possono essere estese in via interpretativa se non espressamente previsto dal contratto collettivo.
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Elemento Riordino Retributivo: spetta al formativo?
Un lavoratore, assunto con un contratto di formazione e successivamente stabilizzato, ha richiesto a un'azienda di trasporti il pagamento dell'Elemento di Riordino Retributivo (ERS). La Corte di Cassazione ha negato tale diritto, stabilendo che l'ERS non è legato all'anzianità di servizio, ma deriva dalla fusione di precedenti voci salariali destinate esclusivamente ai dipendenti già a tempo indeterminato al momento della sua istituzione. La Corte ha chiarito che questa differenziazione, prevista dalla contrattazione collettiva, non costituisce discriminazione.
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Anzianità di servizio: no all’ERS per contratti C.F.L.
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore, assunto inizialmente con un contratto di formazione e lavoro e poi stabilizzato, non ha diritto all'Elemento di Riordino del Sistema retributivo (E.R.S.). La Corte ha chiarito che l'E.R.S. non è un emolumento basato sull'anzianità di servizio, ma una voce retributiva creata per riorganizzare e consolidare premi preesistenti per i soli dipendenti già a tempo indeterminato al momento della sua istituzione. Pertanto, l'esclusione non è discriminatoria e la domanda del lavoratore è stata rigettata, ribaltando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Retribuzione contratti formazione: no a ERS
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori di un'azienda di trasporti, inizialmente assunti con contratto di formazione e lavoro. I lavoratori chiedevano il riconoscimento di un particolare emolumento, l'Elemento di Riordino del Sistema Retributivo (ERS), anche dopo la trasformazione del loro contratto a tempo indeterminato. In riforma della decisione d'appello, la Suprema Corte ha stabilito che la mancata corresponsione dell'ERS in questo scenario non è discriminatoria. La motivazione risiede nel fatto che tale elemento non deriva dall'anzianità di servizio, bensì da un processo di riorganizzazione e accorpamento di voci retributive preesistenti destinate solo al personale già in servizio a tempo indeterminato. Di conseguenza, la Corte ha respinto le domande dei lavoratori, chiarendo la natura e l'ambito di applicazione della retribuzione contratti formazione nel contesto di riforme contrattuali collettive.
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