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Legge 817/1971

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35 provvedimenti

Prelazione agraria: No a società di capitali
Una società agricola a responsabilità limitata rivendicava il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante, ma la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La sentenza chiarisce che tale diritto è riservato a soggetti specificamente individuati dalla legge, come coltivatori diretti e società di persone con determinati requisiti, escludendo esplicitamente le società di capitali. La Corte ha ribadito che le norme sulla prelazione sono tassative e non possono essere interpretate in modo estensivo.
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Prelazione agraria: l’onere della prova del retrattante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10334/2024, ha rigettato il ricorso di una coltivatrice diretta che esercitava l'azione di riscatto su un fondo confinante. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'onere probatorio in capo alla ricorrente, la quale non ha dimostrato di possedere tutti i requisiti per la prelazione agraria, in particolare la mancata vendita di fondi rustici nel biennio precedente. La Corte ha ribadito che la prova di un fatto negativo incombe su chi agisce e può essere fornita tramite la prova del fatto positivo contrario, e che nel giudizio di rinvio non è ammessa la produzione di nuove prove.
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Retratto agrario: quando il catasto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agricoltore che voleva esercitare il diritto di retratto agrario su un terreno confinante. La decisione si fonda sul fatto che, nonostante il certificato catastale indicasse il terreno come agricolo, una consulenza tecnica ha dimostrato la sua natura incolta e rocciosa, rendendolo inadatto alla coltivazione. La Corte ha ribadito che ai fini del retratto agrario prevale la destinazione effettiva del fondo e che le risultanze catastali hanno solo valore di semplice indizio.
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Prelazione agraria e silvicoltura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una decisione della Corte d'Appello che riconosceva il diritto di prelazione agraria ai proprietari di un fondo boschivo. La Suprema Corte ha confermato che l'attività di silvicoltura, intesa come cura e manutenzione del bosco, è equiparabile alla coltivazione agricola, requisito necessario per esercitare la prelazione agraria. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a un riesame del merito e della valutazione delle prove (CTU e testimonianze), attività non consentita in sede di legittimità.
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Onere della prova nel riscatto agrario: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che nel riscatto agrario l'onere della prova sui requisiti soggettivi e oggettivi grava sempre sull'attore. Il principio di non contestazione non si applica se i fatti non sono a conoscenza del convenuto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva accolto la domanda di riscatto basandosi sulla generica contestazione della controparte, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto del corretto riparto dell'onere della prova.
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Prelazione agraria: onere della prova e contiguità
Un proprietario terriero ha perso il diritto di prelazione agraria perché non ha provato di possedere la stradina che separava il suo fondo da quello venduto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'onere della prova della contiguità dei fondi spetta a chi vuole esercitare la prelazione. Il giudice di merito ha correttamente ritenuto non provata la contiguità, elemento essenziale per la prelazione agraria.
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Riscatto agrario: la prova della redditività del fondo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28875/2024, ha rigettato il ricorso di un coltivatore che intendeva esercitare il riscatto agrario su un terreno. La decisione conferma che un presupposto fondamentale per tale diritto è la dimostrazione dell'idoneità del fondo a una coltivazione economicamente rilevante. La Corte ha stabilito che il giudice può accertare d'ufficio tale requisito, anche tramite una consulenza tecnica (CTU), e che la mancata contestazione di questa valutazione di fatto rende il ricorso inammissibile.
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Prelazione agraria: la prova della mancata vendita
Un coltivatore diretto ha agito in giudizio per esercitare il diritto di prelazione agraria su un terreno confinante venduto dal Comune. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che spetta a chi esercita il diritto dimostrare di non aver venduto altri fondi rustici nel biennio precedente. La prova fornita è stata ritenuta insufficiente, comportando il rigetto della domanda.
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Prelazione agraria: no al riscatto su quote sociali
Un coltivatore diretto ha agito in giudizio per esercitare il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante, sostenendo che la cessione di quote della società proprietaria del terreno fosse un'operazione simulata per eludere i suoi diritti. Il Tribunale ha respinto la domanda per difetto di legittimazione passiva dei convenuti, in quanto l'azione doveva essere intentata contro la società proprietaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha ribadito che la cessione di quote sociali non equivale a una vendita del fondo.
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Factum Superveniens e retratto agrario: caso risolto
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di retratto agrario in cui il contratto di compravendita era stato dichiarato nullo. Un atto notarile successivo, qualificabile come factum superveniens, ha sanato la nullità del contratto. La Corte ha stabilito che tale nuovo evento, sebbene avvenuto dopo la sentenza d'appello, deve essere considerato nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, ha cassato la decisione precedente, che negava il diritto di retratto a causa della nullità dell'atto, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Retratto agrario: I.A.P. deve provare la capacità?
Un'imprenditrice agricola professionale (I.A.P.) ha tentato di esercitare il diritto di retratto agrario su un fondo confinante. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, confermando la decisione di primo grado. La sentenza stabilisce che la qualifica di I.A.P. non è sufficiente a esonerare chi agisce in giudizio dall'onere di provare tutti i requisiti di legge, in particolare l'adeguata capacità lavorativa del proprio nucleo familiare, elemento indispensabile per l'esercizio del diritto.
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Retratto agrario: la prova e il litisconsorzio
Un caso di retratto agrario giunge in Cassazione. La Corte d'Appello aveva negato il diritto per insufficienza di prova sulla mancata vendita di fondi nel biennio precedente. La Suprema Corte, tuttavia, non decide nel merito ma emette un'ordinanza interlocutoria, rilevando un vizio di procedura: la mancata notifica del ricorso a tutte le parti necessarie (litisconsorzio necessario). Di conseguenza, ordina la rinnovazione della notifica per garantire l'integrità del contraddittorio prima di procedere all'esame del caso.
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Prelazione agraria e comodato: la Cassazione decide
Una proprietaria di un terreno agricolo esercita il diritto di riscatto su un fondo confinante venduto a terzi, sostenendo il proprio diritto di prelazione agraria. I giudici di merito rigettano la domanda, riqualificando un preesistente contratto di comodato tra venditori e acquirente come affitto agrario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la mera facoltà di apportare migliorie al fondo, non costituendo un obbligo, non può essere considerata un corrispettivo (canone). Pertanto, il contratto resta un comodato, che non conferisce alcun diritto di prelazione, riaprendo la possibilità per la confinante di esercitare il proprio diritto.
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Retratto agrario: la prova e la nullità della CTU
Un coltivatore diretto esercita il diritto di retratto agrario. La Corte d'Appello respinge la domanda per insufficienza di prova, ritenendo nulla una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) disposta dal giudice di primo grado. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del coltivatore, stabilendo che la nullità della CTU era solo 'relativa' e, non essendo stata eccepita tempestivamente dalla controparte, si era sanata. Di conseguenza, la Corte d'Appello non avrebbe dovuto ignorare la perizia. La sentenza viene annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Prelazione agraria commissione: quando non è dovuta
Un tribunale ha stabilito la non debenza della provvigione all'agente immobiliare in un caso di prelazione agraria commissione. Una società agricola, esercitando il diritto di prelazione su un terreno confinante, si era opposta a un decreto ingiuntivo per il pagamento della mediazione. Il giudice ha accolto l'opposizione, specificando che chi esercita la prelazione subentra solo negli obblighi strettamente legati alla compravendita, escludendo accordi accessori come la commissione.
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