Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che un'intervista critica rilasciata da un collaboratore di alto profilo di una società sportiva non costituisce, di per sé, un valido motivo per il recesso per giusta causa. Il caso riguardava la cessazione di un rapporto di collaborazione in seguito a dichiarazioni pubbliche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto illegittimo il recesso, riconoscendo il diritto del collaboratore al risarcimento del danno patrimoniale ma non di quello non patrimoniale, data la mancanza di prova di un effettivo pregiudizio all'immagine. È stato inoltre confermato il principio dell'"aliunde perceptum", ossia la detrazione dal risarcimento di quanto guadagnato dal collaboratore con un nuovo impiego.
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