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Legge 7 gennaio 1992, n. 20

14 provvedimenti

Doppia imposizione pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una pensione erogata dall'INPS a cittadini italiani residenti in Francia è soggetta a tassazione IRPEF in Italia. Il caso riguarda la richiesta di rimborso da parte di due contribuenti, che ritenevano la pensione tassabile solo nel paese di residenza. La Suprema Corte, interpretando la convenzione sulla doppia imposizione pensione tra Italia e Francia, ha chiarito che le prestazioni derivanti dalla legislazione sulla sicurezza sociale sono imponibili nello Stato erogatore. Spetta poi allo Stato di residenza applicare un credito d'imposta per evitare l'effettivo doppio prelievo. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto e la richiesta di rimborso dei contribuenti definitivamente respinta.
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Tassazione pensione estero: Cassazione chiarisce
Due contribuenti residenti in Francia chiedevano il rimborso dell'IRPEF sulla loro pensione italiana, già tassata oltralpe. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la convenzione italo-francese permette la tassazione della pensione estero nel Paese che la eroga (Italia), quando questa rientra nel sistema di sicurezza sociale. Spetta poi allo Stato di residenza (Francia) applicare meccanismi, come il credito d'imposta, per evitare la doppia imposizione.
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Tassazione pensione estera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime di tassazione della pensione estera, specificamente per le pensioni INPS erogate a cittadini italiani residenti in Francia. Con l'ordinanza n. 32046/2023, ha stabilito che l'Italia, in qualità di Stato erogante, ha il diritto di tassare tali pensioni di vecchiaia in base all'interpretazione della convenzione contro le doppie imposizioni. Di conseguenza, i contribuenti non hanno diritto al rimborso dell'IRPEF trattenuta, ma possono avvalersi del meccanismo del credito d'imposta nel loro Paese di residenza per evitare una doppia imposizione effettiva.
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Credito d’imposta e dividendi: la Cassazione chiarisce
Una società madre francese ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta sui dividendi ricevuti dalla sua controllata italiana, basandosi sulla convenzione Italia-Francia. L'Amministrazione Finanziaria e i giudici di merito avevano negato il diritto, ritenendo che il beneficio della Direttiva UE 'Madre-figlia' (esenzione da ritenuta) escludesse altri vantaggi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che i due regimi sono compatibili. Il diritto al credito d'imposta sussiste se il dividendo è incluso nella base imponibile della società madre, indipendentemente dal pagamento effettivo dell'imposta. La Corte ha quindi accolto il ricorso della società.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio tributario relativo a un avviso di accertamento per redditi esteri non dichiarati. La controversia, originata da informazioni su conti svizzeri, si è conclusa non con una decisione di merito, ma a seguito della richiesta di definizione agevolata presentata dall'erede del contribuente. L'ordinanza conferma che l'adesione a tale procedura e il relativo pagamento determinano la fine della lite, con annullamento delle sanzioni per intrasmissibilità agli eredi.
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Lista Falciani: prova valida per accertamenti fiscali
Due contribuenti sono stati oggetto di un accertamento fiscale per redditi non dichiarati detenuti all'estero, basato sulle informazioni della "lista Falciani". Dopo aver impugnato l'atto, il caso è giunto in Cassazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la lista Falciani costituisce un elemento di prova valido e sufficiente, qualificabile come presunzione grave, precisa e concordante. La sentenza chiarisce che anche dati acquisiti in modo irrituale possono essere utilizzati nel processo tributario, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Lista Falciani: prova sufficiente per l’accertamento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento basato sulla "Lista Falciani". La sentenza stabilisce che i dati relativi a conti correnti esteri non dichiarati, contenuti nella lista, costituiscono una presunzione semplice, grave e precisa, sufficiente a fondare la pretesa fiscale. Anche se la presunzione legale introdotta nel 2009 non è retroattiva, i principi generali sulle presunzioni consentono all'Agenzia delle Entrate di utilizzare tali elementi, spostando sul contribuente l'onere di provare la legittimità delle somme.
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Lista Falciani: prova sufficiente per l’accertamento
Un contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, basato su capitali detenuti all'estero e rilevati tramite la cosiddetta 'Lista Falciani'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che i dati di tale lista, anche se non coperti da una presunzione legale specifica perché non retroattiva, costituiscono una prova sufficiente basata su presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti, legittimando pienamente l'azione dell'Agenzia delle Entrate.
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Lista Falciani come prova: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento basato sulla cosiddetta 'lista Falciani'. Sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, i dati della lista costituiscono una presunzione semplice, grave, precisa e sufficiente da sola a fondare l'accertamento per redditi esteri non dichiarati. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità di tale documentazione come prova indiziaria.
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Sanzioni fiscali eredi: non si trasmettono mai
Una contribuente era stata sanzionata per oltre 230.000 euro per non aver dichiarato capitali detenuti all'estero. Durante il ricorso in Cassazione, la contribuente è deceduta. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché le sanzioni fiscali non si trasmettono agli eredi, come previsto dalla legge. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha annullato le sanzioni.
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Presunzioni fiscali: la Cassazione e la lista Falciani
Una contribuente è stata soggetta a un accertamento fiscale per redditi non dichiarati detenuti in Svizzera, emerso dalla "lista Falciani". La Corte di Cassazione ha confermato che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva per l'anno d'imposta 2007. Tuttavia, ha validato l'accertamento, stabilendo che i dati della lista costituiscono una base sufficiente per fondare delle presunzioni fiscali semplici, in quanto indizi gravi, precisi e concordanti, legittimando l'azione dell'Agenzia delle Entrate.
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Presunzione evasione fiscale: il caso della Cassazione
Una contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi non dichiarati derivanti da capitali detenuti all'estero, sulla base di informazioni contenute in una nota lista di correntisti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, chiarendo importanti principi sulla presunzione evasione fiscale. Pur confermando che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva, ha stabilito che gli stessi fatti possono essere usati come presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti. Inoltre, ha affermato la natura procedurale e quindi l'immediata applicabilità del raddoppio dei termini di accertamento per violazioni in materia di monitoraggio fiscale.
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Definizione agevolata e fine del processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario riguardante avvisi di accertamento per redditi esteri non dichiarati. La contribuente, dopo aver impugnato gli atti impositivi fino al terzo grado di giudizio, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge. A seguito di ciò, ha presentato formale rinuncia al ricorso, portando la Corte a terminare il processo senza una decisione nel merito.
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Doppia imposizione: residenza fiscale e lavoro estero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di doppia imposizione, confermando il diritto al rimborso per una lavoratrice che, pur iscritta all'anagrafe italiana per parte dell'anno, aveva il centro dei propri interessi vitali e professionali in Francia. La Corte ha stabilito che la residenza di fatto e il luogo di svolgimento dell'attività lavorativa prevalgono sulla registrazione anagrafica formale ai fini della convenzione contro la doppia imposizione.
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