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Legge 68/2014

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Riduzione TARI per recupero rifiuti: l’Azienda vince col Fisco
Un'azienda di trasporti ha contestato un avviso di accertamento TARI per il 2014, sostenendo di avere diritto a uno sconto per aver avviato i propri rifiuti speciali al recupero. Il Comune negava lo sconto, pretendendo la prova del più specifico 'riciclo'. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: per l'anno d'imposta 2014, la normativa applicabile richiedeva solo la dimostrazione dell'avvio al 'recupero'. La successiva modifica di legge, più restrittiva, non poteva essere applicata retroattivamente. La sentenza conferma quindi il diritto alla riduzione TARI per recupero rifiuti in base alla legge vigente in quel periodo.
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Esenzione TARI rifiuti speciali: la Cassazione decide
Una società produttrice di imballaggi impugnava avvisi di pagamento TARI, sostenendo che alcune aree dello stabilimento producessero solo rifiuti speciali non assimilabili a quelli urbani. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione TARI rifiuti speciali (per la sola quota variabile) il contribuente deve provare quali aree producono tali rifiuti e il loro corretto smaltimento. I regolamenti comunali che assimilano rifiuti speciali non assimilabili per legge (come gli imballaggi terziari) devono essere disapplicati.
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Tassazione rifiuti speciali: la Cassazione decide
Una società produttrice ha contestato l'applicazione delle tasse sui rifiuti (TARES e TARI) per le aree industriali dove si generano rifiuti speciali non assimilabili a quelli urbani. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, ritenendo valido un precedente accordo su una riduzione forfettaria. La Corte di Cassazione, con la sentenza qui analizzata, ha annullato tale decisione, chiarendo i principi sulla tassazione rifiuti speciali. Ha stabilito che spetta al contribuente dimostrare quali aree sono da escludere dalla parte variabile del tributo e che un accordo pregresso non è vincolante per gli anni futuri. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata sulla prova fornita dall'azienda.
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Retribuzione dirigenziale: quando va restituita?
La Cassazione chiarisce che la retribuzione dirigenziale accessoria, se erogata da un ente pubblico senza rispettare i presupposti di legge (come l'istituzione di un apposito fondo), deve essere restituita. Tuttavia, ha accolto i motivi procedurali di un dirigente, annullando la sentenza d'appello per omessa pronuncia su questioni cruciali come il minimo contrattuale e un precedente giudicato.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente locale è stato condannato alla restituzione di emolumenti accessori (retribuzione di posizione e di risultato) percepiti per anni, ma ritenuti illegittimi per vizi procedurali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14762/2024, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando l'obbligo di restituzione delle somme indebite. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela prevista per la retribuzione a fronte di una prestazione lavorativa di fatto (art. 2126 c.c.) non si estende agli emolumenti accessori erogati in assenza dei presupposti legali e contrattuali, come la contrattazione integrativa e la costituzione del relativo fondo. La buona fede del dipendente è stata considerata irrilevante ai fini della restituzione.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: i limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla ripetizione indebito pubblico impiego, confermando l'obbligo di restituzione di indennità erogate per errore da un Comune a propri dipendenti. L'ordinanza chiarisce che, sebbene il diritto alla restituzione sia solido, il suo esercizio deve essere temperato dal principio di buona fede. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso dei lavoratori, poiché l'ente pubblico aveva già proposto modalità di recupero agevolate, come la rateizzazione, tenendo conto della situazione dei debitori, ormai in pensione. La buona fede non elimina l'obbligo di restituzione, ma impone al creditore di adottare modalità di recupero che non causino un grave pregiudizio.
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