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Legge 5 febbraio 1992, n. 104

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Mobilità docenti Legge 104: stop in Cassazione per omesso avviso
Un insegnante di scuola superiore ha ottenuto dai giudici di merito il riconoscimento della precedenza nei trasferimenti scolastici grazie ai benefici della Legge 104/1992. Il Ministero dell'Istruzione ha impugnato la decisione, ma l'appello è stato dichiarato inammissibile per tardività. L'Amministrazione ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Durante l'adunanza, i giudici supremi hanno rilevato un vizio procedurale: la cancelleria non ha comunicato al Ministero l'avviso di fissazione dell'udienza. La Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la trattazione del caso relativo alla mobilità docenti Legge 104 a una nuova data per garantire il pieno rispetto del contraddittorio tra le parti.
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Revocazione sentenza inappellabile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revocazione sentenza inappellabile è un rimedio esperibile contro le decisioni che definiscono i giudizi di opposizione in materia previdenziale. Nel caso di specie, un istituto previdenziale aveva contestato una sentenza che riconosceva erroneamente un'indennità mai richiesta. La Suprema Corte ha chiarito che, trattandosi di sentenze pronunciate in unico grado, esse rientrano pienamente nell'alveo dell'art. 395 c.p.c.
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Congedo straordinario: sì se il parente non convive
Un'insegnante precaria si è vista negare il congedo straordinario per assistere la suocera con disabilità grave. Il diniego si basava sul fatto che la figlia della disabile, pur essendo invalida al 100%, aveva priorità. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso, stabilendo che la richiesta della nuora convivente era legittima. La decisione si fonda su due principi chiave: la grave invalidità della figlia era sufficiente a giustificare lo 'scorrimento' della priorità e, soprattutto, la sua mancata convivenza con la madre la rendeva di fatto indisponibile a prestare l'assistenza continua richiesta dalla legge. Il giudice ha quindi privilegiato la finalità della norma, ovvero garantire un'assistenza effettiva e continuativa al disabile, accordando il congedo a chi, convivendo, poteva realmente farsene carico.
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Esenzione IMU: no se l’immobile è concesso in locazione
Una società immobiliare si è vista negare l'esenzione IMU per un immobile locato a una cooperativa sociale ONLUS adibito a casa di riposo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare dell'agevolazione fiscale è necessario l'utilizzo diretto dell'immobile da parte del soggetto passivo d'imposta per le attività istituzionali. La locazione a terzi, essendo un'attività a carattere lucrativo, esclude il diritto all'esenzione IMU, a prescindere dalla natura dell'attività svolta dal conduttore.
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Esenzione IMU: non spetta se l’immobile è locato
Una società immobiliare si è vista negare l'esenzione IMU per un immobile locato a una cooperativa sociale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per beneficiare dell'agevolazione è necessario l'utilizzo diretto del bene da parte del soggetto passivo d'imposta, non essendo sufficiente la mera destinazione a fini assistenziali tramite locazione a terzi.
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Esenzione IMU: non basta l’uso sociale, serve l’uso diretto
Una società immobiliare, proprietaria di una struttura usata come casa di riposo da una cooperativa ONLUS, ha richiesto l'esenzione IMU. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per ottenere il beneficio fiscale è necessario che il proprietario utilizzi direttamente l'immobile per le attività previste. La locazione a un soggetto terzo, anche se per scopi socialmente rilevanti, costituisce un utilizzo indiretto e fa decadere il diritto all'esenzione. La Corte ha inoltre confermato la validità degli avvisi di accertamento prodotti con sistemi informatici e firma stampata.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una società immobiliare ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto sulla sua natura commerciale in un caso di esenzione IMU. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la decisione originale non si basava sulla natura della società, bensì sulla mancata esecuzione diretta delle attività che danno diritto all'agevolazione fiscale. Di conseguenza, non sussisteva alcun errore di fatto revocatorio.
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