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Legge 47/1948

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26 provvedimenti

Incarico aggiuntivo: onere della prova e compenso
Un dirigente pubblico ha richiesto un cospicuo compenso per un incarico aggiuntivo di direttore di una rivista, svolto per oltre un decennio. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione fondamentale risiede nella genericità delle allegazioni del ricorrente, che non ha fornito prove sufficienti sulla qualità e quantità del lavoro svolto, rendendo impossibile per i giudici quantificare un eventuale compenso. La sentenza sottolinea il principio fondamentale dell'onere della prova a carico di chi avanza una pretesa economica.
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Diritto di critica: la Cassazione sui limiti stampa
Una dirigente sportiva ha citato in giudizio una casa editrice per un articolo ritenuto diffamatorio riguardo la cessione di un calciatore. Il tribunale di primo grado aveva dato ragione alla dirigente, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, qualificando l'articolo come legittimo esercizio del diritto di critica. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha rigettato il ricorso della dirigente, confermando la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha ribadito la distinzione tra diritto di cronaca, che esige la verità oggettiva del fatto narrato, e il diritto di critica, che consiste in un'espressione di giudizio soggettivo su fatti e non richiede la stessa rigorosa aderenza alla verità, potendo basarsi anche su valutazioni di eventi futuri e prevedibili, purché espresso con continenza.
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Danno da diffamazione: onere della prova e risarcimento
Un professionista ha citato in giudizio una società editrice e la direttrice responsabile di un quotidiano per un articolo ritenuto diffamatorio. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. L'ordinanza chiarisce che il danno da diffamazione non è 'in re ipsa' (automatico), ma deve essere specificamente allegato e provato dal danneggiato. La richiesta di risarcimento è stata respinta perché il ricorrente non ha dimostrato il pregiudizio specifico derivante dall'unica affermazione ritenuta lesiva, limitandosi a denunciare un danno generico derivante dall'intero articolo.
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Diffamazione a mezzo stampa: il limite della verità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di una società editrice, del suo direttore e di un giornalista. Il caso riguardava un articolo che descriveva una 'perquisizione' presso una società, quando in realtà si era trattato di una semplice richiesta di consegna di documenti. La Corte ha stabilito che tale inesattezza non è marginale, ma altera sostanzialmente la percezione dei fatti, ledendo la reputazione della società e superando i limiti del diritto di cronaca.
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Diritto di critica: quando non è diffamazione?
Un cittadino ha citato in giudizio un'azienda sanitaria e diversi media per diffamazione, dopo essere stato definito "antivaccinista" e diffusore di "fake news". Le sue affermazioni su un presunto danno da vaccino si erano rivelate non veritiere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le sentenze precedenti e ribadendo la legittimità del diritto di critica di fronte a dichiarazioni fattualmente infondate su temi di rilevante interesse pubblico.
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Trasferimento ramo d’azienda: quando è legittimo?
Una giornalista ha contestato la legittimità della cessione del suo contratto di lavoro, avvenuta nell'ambito di un trasferimento ramo d'azienda da una grande casa editrice a una nuova società. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, ritenendo l'operazione valida. Il punto cruciale è stato il riconoscimento che l'unità trasferita, dedicata ai servizi grafici, possedeva una sufficiente e preesistente autonomia organizzativa e funzionale per essere qualificata come un vero e proprio ramo d'azienda, legittimando così il passaggio dei lavoratori ad essa collegati.
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