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Legge 43/2019

5 provvedimenti

Scambio elettorale politico-mafioso: il patto tra politico e clan
Un ex sindaco, candidato alle elezioni, stringeva un patto di scambio elettorale politico-mafioso con un esponente di spicco della criminalità organizzata. Il politico riceveva sostegno elettorale e denaro. In cambio, prometteva di modificare la destinazione d'uso di terreni e favorire società legate al clan. Il Tribunale del Riesame aveva confermato gli arresti domiciliari. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ex sindaco, confermando la gravità indiziaria e la configurabilità del reato di scambio elettrale politico-mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza sottolinea come l'accordo abbia rafforzato il potere del clan sul territorio.
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Scambio elettorale politico-mafioso: il passato non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a carico di un sindacalista accusato di associazione per delinquere e scambio elettorale politico-mafioso. L'indagato era sospettato di aver procurato pacchetti di voti per alcuni candidati alle elezioni regionali in cambio di favori in ambito sanitario e amministrativo. I giudici di merito avevano dedotto l'appartenenza mafiosa dell'uomo basandosi esclusivamente su una vecchia condanna. La Suprema Corte ha chiarito che, per configurare il reato, non basta un precedente penale: serve la prova di un'appartenenza attuale e di un contributo attivo al clan nel periodo contestato. Inoltre, le intercettazioni dimostravano solo condotte illecite mirate al tornaconto personale, senza provare l'esistenza di una struttura associativa stabile finalizzata ad agevolare la criminalità organizzata.
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Scambio elettorale: denuncia e misure cautelari
Un candidato sindaco, accusato di scambio elettorale politico-mafioso per un patto del 2017, viene sottoposto agli arresti domiciliari. La Cassazione, pur confermando la gravità indiziaria, annulla l'ordinanza cautelare. Il motivo è che il Tribunale del Riesame non ha valutato adeguatamente la successiva denuncia sporta dall'indagato nel 2020 contro il suo presunto complice, un fatto potenzialmente idoneo a superare la presunzione di pericolosità.
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Scambio elettorale: la promessa di voti del mafioso
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di scambio elettorale politico-mafioso. L'imputato, membro di un noto clan, aveva promesso un pacchetto di voti a una candidata alle elezioni comunali in cambio di denaro e dell'assunzione della madre. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, non è necessaria la prova di minacce esplicite. È sufficiente che la promessa provenga da un soggetto riconosciuto come appartenente a un'associazione mafiosa, poiché ciò implica l'utilizzo del 'metodo mafioso', basato sulla forza di intimidazione del gruppo criminale.
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Concorso esterno associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una complessa sentenza, annulla diverse condanne per reati associativi, tra cui il concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha chiarito che per configurare tale reato non basta che un imprenditore concluda affari con esponenti di un clan, ma è necessario dimostrare un rapporto sinallagmatico che apporti un vantaggio concreto e specifico all'intera organizzazione criminale, rafforzandone il potere. La sentenza ha inoltre annullato altre condanne per scambio elettorale politico-mafioso per carenza di prove sull'impiego del metodo mafioso e ha ribadito l'obbligo di 'motivazione rafforzata' per i giudici d'appello che intendono ribaltare una sentenza di assoluzione.
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