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Legge 40/2007

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Spese di disattivazione: il gestore perde e paga la multa
Una consumatrice ha contestato l'addebito di 35,18 euro richiesto dalla compagnia telefonica a titolo di spese di disattivazione della linea. I giudici di merito hanno accolto la domanda della consumatrice, poiché non esisteva alcuna clausola contrattuale firmata che autorizzasse tale prelievo. La compagnia telefonica ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la compagnia non ha riprodotto la clausola contestata nel ricorso e ha sollevato questioni nuove. Inoltre, la Corte ha condannato la compagnia per abuso del processo, avendo avviato un ricorso palesemente infondato. La consumatrice vince definitivamente e la compagnia deve pagare le spese legali e una sanzione pecuniaria.
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Scuola Guida: Contratto nullo per eccessiva onerosità sopravvenuta
Un acquirente stipula un contratto preliminare per una scuola guida a un prezzo elevato, giustificato dal numero limitato di licenze. Prima del contratto definitivo, una nuova legge liberalizza il settore, facendo crollare il valore dell'attività. L'acquirente si rifiuta di concludere l'affare e chiede la restituzione della caparra. La Cassazione gli dà ragione, stabilendo che la modifica legislativa costituisce un evento imprevedibile che giustifica la **risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta**. La Corte ha sancito che l'equilibrio economico del contratto era stato irrimediabilmente alterato, rendendo legittimo il rifiuto dell'acquirente.
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Ritardo migrazione linea: onere prova dell’operatore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29849/2024, ha stabilito che in caso di ritardo nella migrazione di una linea telefonica, spetta all'operatore l'onere della prova di aver agito con diligenza e buona fede. Non è sufficiente attribuire la colpa a terzi per escludere la propria responsabilità. La Corte ha cassato la precedente sentenza, sottolineando come l'operatore debba dimostrare di aver informato il cliente e di aver fatto tutto il possibile per risolvere il problema, riaffermando così il principio dell'onere della prova a carico del debitore della prestazione.
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Concorrenza sleale: quando lo storno è illecito?
La Cassazione chiarisce i limiti della concorrenza sleale. Un'agenzia assicurativa accusava la sua ex preponente di storno di dipendenti e sviamento di clientela. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che per configurare l'illecito non basta assumere ex dipendenti, ma è necessario provare l'intento specifico di danneggiare l'organizzazione aziendale del concorrente.
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Risarcimento danno portabilità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la perdita del proprio numero telefonico storico a causa dell'inadempimento di un operatore dà diritto a un completo risarcimento del danno, sia patrimoniale che non patrimoniale. Annullando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento sulla base della disponibilità di mezzi di comunicazione alternativi, la Suprema Corte ha chiarito che il danno può essere provato anche tramite presunzioni e liquidato in via equitativa. La mancata portabilità del numero non è un semplice disagio, ma una lesione di un diritto che merita tutela.
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Prescrizione reato: appello inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per frode assicurativa. Il motivo principale era la presunta prescrizione reato, ma la Corte ha stabilito che l'eccezione è stata sollevata in modo tardivo (solo nelle conclusioni d'appello) e generico, senza fornire elementi specifici per calcolare il momento esatto della consumazione del reato. La sentenza sottolinea l'onere della difesa di presentare motivi di appello specifici e tempestivi.
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Irreperibilità assoluta: quando la notifica è valida
Una società contesta una cartella di pagamento sostenendo la mancata notifica dell'atto presupposto. La Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo valida la notifica per irreperibilità assoluta (art. 60, lett. e, DPR 600/73). La Corte ha ribadito che tale procedura è legittima quando il messo notificatore, dopo adeguate ricerche nel comune, attesta che il contribuente non ha più né abitazione, né ufficio, né azienda. La certificazione del messo gode di fede privilegiata.
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