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Legge 384/1992

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Incentivo LSU: Decadenza Previdenziale Spegne il Diritto del Lavoratore
Un Lavoratore aveva chiesto un incentivo per la sua attività come lavoratore socialmente utile. I giudici di merito avevano respinto la sua richiesta. L'INPS ha proposto un ricorso incidentale, sostenendo la `decadenza previdenziale` del diritto del Lavoratore, poiché l'azione legale era stata avviata oltre il termine annuale previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, confermando la `decadenza previdenziale` del Lavoratore e rigettando la sua domanda originaria.
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Contributi INPS redditi di capitale: esclusi gli utili dei soci
L'ente previdenziale ha emesso un avviso di addebito richiedendo a un contribuente maggiori contributi per la Gestione Commercianti. L'istituto ha incluso nel calcolo non solo i redditi da lavoro d'impresa, ma anche gli utili percepiti come socio di capitale non lavoratore in una S.r.l. Il contribuente ha impugnato l'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che per il calcolo dei contributi INPS redditi di capitale e utili da mera partecipazione societaria non devono essere compresi nella base imponibile se manca la prestazione lavorativa. Di conseguenza, la pretesa contributiva dell'ente è stata annullata con condanna dell'istituto alle spese di lite.
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Base imponibile contributiva: utili societari esclusi da INPS
L'ente previdenziale pretendeva il pagamento di contributi ulteriori da parte di un lavoratore autonomo già iscritto alla gestione commercianti per una società di persone. L'istituto chiedeva di calcolare i contributi includendo nella base imponibile contributiva anche i dividendi percepiti come socio fondatore di una diversa società di capitali. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta dell'istituto. La Suprema Corte ha chiarito che gli utili percepiti dalla semplice detenzione di quote in una società di capitali costituiscono redditi di capitale. Questi importi non derivano da attività lavorativa diretta e, di conseguenza, restano tassativamente esclusi dal calcolo previdenziale, anche se il soggetto ha fondato l'azienda. L'ente previdenziale ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Redditi da Capitale e INPS: La Cassazione Esclude i Dividendi dai Contributi
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei Redditi da capitale contributi INPS per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Commercianti. L'INPS aveva contestato a un socio di S.r.l. il mancato versamento di contributi su utili derivanti dalla sua partecipazione societaria. La Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti: i redditi da capitale, come i dividendi, non rientrano nella base imponibile su cui calcolare i contributi INPS per i commercianti. Solo i redditi d'impresa, come definiti dalla normativa fiscale, sono rilevanti. Pertanto, il ricorso dell'INPS è stato rigettato, e il lavoratore ha vinto.
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INPS vs Artigiano: Redditi di Capitale Esclusi dalla Base Contributiva
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla Base imponibile contributi INPS per gli artigiani. Un lavoratore autonomo aveva contestato la richiesta dell'INPS di pagare contributi su redditi derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali, senza svolgere attività lavorativa. La Corte ha confermato che questi utili, essendo classificati come redditi di capitale secondo la normativa fiscale, non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi INPS. L'INPS ha perso il ricorso, dovendo pagare le spese legali.
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Contributi Gestione Commercianti e utili societari: la vertenza
L'Ente previdenziale ha richiesto il pagamento di ulteriori contributi Gestione Commercianti a un titolare di ditta individuale, inserendo nella base imponibile gli utili derivanti dalla sua partecipazione in due società in accomandita semplice. Tali società svolgevano esclusivamente attività di locazione dei propri immobili, senza che il socio prestasse alcuna attività lavorativa prevalente o abituale. I giudici di merito hanno annullato l'addebito previdenziale. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto interno tra sentenze che includono i redditi da capitale e decisioni che richiedono il lavoro effettivo, ha rimesso gli atti alla sezione ordinaria per una decisione definitiva sul principio di diritto.
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Fondo di Garanzia INPS: stipendi persi per ricorso tardivo
Due dipendenti si dimettono per giusta causa e la loro società fallisce poco dopo lasciando stipendi insoluti. I lavoratori chiedono l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per recuperare le ultime tre mensilità arretrate. L'ente previdenziale respinge l'istanza e i dipendenti impugnano tardivamente il diniego in tribunale. La Corte di Cassazione conferma la decadenza definitiva dall'azione legale. Il termine annuale per andare in giudizio decorre automaticamente con la formazione del silenzio-rigetto amministrativo. Le risposte tardive dell'ente o i ricorsi fuori tempo non prorogano la scadenza. I lavoratori perdono definitivamente il credito retributivo e devono pagare le spese di lite.
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Contributi gestione commercianti: redditi SAS e base imponibile
Un imprenditore, iscritto alla gestione commercianti INPS come amministratore di una società a responsabilità limitata, contestava la richiesta contributiva calcolata includendo gli utili derivanti dalla sua quota di socio accomandante in una società in accomandita semplice. La società immobiliare svolgeva unicamente attività di locazione e riscossione canoni, senza alcun apporto lavorativo del socio. La Corte di Appello confermava l'obbligo di versare i contributi gestione commercianti su tutti i redditi di impresa percepiti. L'imprenditore ha quindi presentato ricorso in Cassazione per contestare l'estensione del prelievo a redditi derivanti dal mero investimento di capitale. La Suprema Corte ha rilevato un marcato contrasto giurisprudenziale sulla qualificazione di questi utili e ha rimesso gli atti alla sezione ordinaria per una decisione definitiva.
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Redditi di Capitale e Contributi INPS: la Cassazione esclude il nesso
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei **redditi di capitale e contributi INPS**, stabilendo che gli utili derivanti dalla mera partecipazione in società di capitali non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione Commercianti. Un Lavoratore aveva contestato all'INPS il rigetto della sua domanda di pensione, poiché l'Istituto aveva incluso i redditi da partecipazioni societarie nel calcolo dei contributi. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, ribadendo che solo i redditi d'impresa, come definiti fiscalmente, costituiscono la base per i contributi INPS, escludendo i redditi di capitale.
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Fondo di Garanzia INPS: stipendi persi per ricorso in ritardo
Due dipendenti si dimettono per giusta causa dopo la mancata erogazione delle retribuzioni da parte del datore di lavoro, successivamente dichiarato fallito. I lavoratori presentano domanda amministrativa per ottenere il pagamento delle ultime tre mensilità arretrate tramite il Fondo di Garanzia INPS. A seguito del silenzio dell'istituto previdenziale e del rigetto del ricorso amministrativo interno, i lavoratori promuovono l'azione giudiziaria. L'ente previdenziale eccepisce la decadenza annuale dall'azione giudiziale. La Corte di Cassazione conferma la perdita del diritto: il termine di decadenza decorre inderogabilmente dalla formazione del silenzio-rigetto sui ricorsi interni. Una decisione tardiva dell'amministrazione non riapre i termini per fare causa. La Suprema Corte rigetta definitivamente il ricorso dei dipendenti, condannandoli al pagamento delle spese processuali.
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Socio non lavoratore: utili da capitale esclusi dalla Base imponibile contributiva INPS
L'Istituto di Previdenza chiedeva a un Socio il pagamento di contributi sulla sua quota di utili da una società di capitali. Il Socio non svolgeva alcuna attività lavorativa nella società, ricoprendo solo il ruolo di partecipante. I Giudici di merito avevano stabilito che questi utili, essendo redditi di capitale, non rientravano nella Base imponibile contributiva INPS per gli artigiani. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, rigettando il ricorso dell'Istituto di Previdenza. Ha ribadito che i redditi da mera partecipazione in società di capitali non sono soggetti a contributi previdenziali.
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Decadenza prestazioni previdenziali: il caso dei Lavoratori Socialmente Utili
Una Lavoratrice ha chiesto un incentivo per non aver partecipato a progetti di lavori socialmente utili. I giudici di merito hanno respinto la sua domanda. L'INPS ha proposto un ricorso incidentale, sostenendo che la Lavoratrice aveva perso il diritto all'incentivo per via della decadenza prestazioni previdenziali, avendo presentato la domanda giudiziaria oltre il termine annuale previsto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, confermando che il diritto era decaduto. Ha quindi rigettato la domanda della Lavoratrice e compensato le spese processuali.
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Base imponibile contributi INPS: dividendi esclusi dal calcolo
L'INPS ha notificato un avviso di addebito a un lavoratore iscritto alla Gestione Artigiani per richiedere contributi previdenziali aggiuntivi sui dividendi percepiti da una società a responsabilità limitata. Il cittadino partecipava a tale società esclusivamente come socio di capitale, senza svolgere alcuna attività lavorativa al suo interno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che gli utili derivanti da mera partecipazione societaria costituiscono redditi di capitale. Pertanto, tali somme non rientrano nella base imponibile contributi INPS. L'ente previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Retribuzione individuale di anzianità: stop ai rimborsi regionali
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio l'Ente regionale datore di lavoro per ottenere il ricalcolo degli scatti economici relativi alla retribuzione individuale di anzianità a partire dall'inizio del proprio servizio. La Corte d'Appello ha riconosciuto parzialmente il credito, limitando l'importo fino al 1990. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente regionale e rigettato le istanze del lavoratore. I giudici hanno chiarito che le maggiorazioni economiche previste per il personale dei Ministeri non spettano ai dipendenti degli Enti locali e delle Regioni. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la prescrizione del diritto decorre dall'inquadramento in ruolo e non dal successivo provvedimento formale dell'amministrazione.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop a ricorsi tardivi
Un gruppo di lavoratori ha richiesto la rivalutazione contributiva per amianto per avere svolto mansioni a contatto con fibre nocive per oltre un decennio. L'ente previdenziale ha contestato la richiesta in appello. I giudici hanno accertato che parte dei dipendenti non aveva mai presentato la preventiva domanda amministrativa, mentre per i restanti lavoratori era ormai scattata la decadenza triennale dell'azione giudiziaria. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto integrale delle pretese dei lavoratori. I giudici di legittimità hanno ribadito che la domanda giudiziale per i benefici da amianto richiede obbligatoriamente l'istanza amministrativa preliminare all'ente di previdenza. In aggiunta, il decorso del termine triennale estingue definitivamente il diritto di agire in tribunale. I lavoratori soccombenti devono inoltre pagare le spese processuali.
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Amianto e benefici previdenziali: diritto perso dopo 12 anni
Un lavoratore ha adito le vie legali per ottenere i benefici previdenziali per esposizione all'amianto, sostenendo di aver lavorato a contatto con la fibra nociva per oltre un decennio. L'ente di previdenza ha eccepito l'estinzione dell'azione giudiziaria a causa del decorso del tempo. Il lavoratore aveva presentato istanza amministrativa nel 1997, ma ha depositato il ricorso in tribunale soltanto nel 2009. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente la domanda dell'operaio, confermando che l'azione era colpita da decadenza triennale. Il collegio ha precisato che la maggiorazione per amianto, pur influendo sulla pensione finale, costituisce un beneficio autonomo soggetto a termini perentori di ricorso decorrenti dal silenzio-rifiuto dell'ente previdenziale.
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Contributi Gestione Commercianti: niente somme sui meri utili
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi Gestione Commercianti a due soci di una società a responsabilità limitata. L'istituto pretendeva il versamento anche sugli utili derivanti dalla mera partecipazione al capitale sociale. I soci hanno contestato la richiesta, evidenziando la totale assenza di attività lavorativa svolta all'interno della società. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione dei contribuenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che i dividendi percepiti dal semplice socio di capitale costituiscono reddito di capitale e non reddito d'impresa. Di conseguenza, tali somme non rientrano nella base imponibile previdenziale. L'ente deve quindi annullare la pretesa e rimborsare le spese legali.
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Contributi previdenziali su utili societari: ko per l’INPS
L'INPS pretendeva il pagamento di contributi previdenziali sulla quota di utili percepiti da un cittadino in qualità di socio di una società a responsabilità limitata. Il cittadino si è opposto, evidenziando di non svolgere alcuna attività lavorativa all'interno della società, essendone un mero socio di capitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se derivano da una semplice partecipazione finanziaria. Gli utili da mero capitale costituiscono infatti redditi di capitale e non redditi d'impresa, gli unici soggetti a contribuzione per la gestione commercianti. Vince il socio, con condanna dell'ente previdenziale al pagamento delle spese processuali.
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Indennità di mobilità: il ritardo INPS non salva il lavoratore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Istituto Previdenziale contro un lavoratore che richiedeva l'indennità di mobilità. Il lavoratore aveva presentato la domanda amministrativa nel settembre 2013, ma ha avviato la causa in tribunale solo nell'ottobre 2015, ben oltre il termine massimo di un anno e trecento giorni previsto dalla legge. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ritardo dell'ente previdenziale nel respingere la domanda non sposta in avanti i termini di decadenza per fare causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione precedente e ha rigettato definitivamente la richiesta del lavoratore, condannandolo anche al pagamento delle spese di tutti i gradi di giudizio.
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Socio s.r.l.: utili esclusi dalla base imponibile contributiva
L'INPS ha richiesto a un socio fondatore e amministratore di una società a responsabilità limitata il pagamento dei contributi previdenziali sui redditi percepiti, sostenendo che tali somme dovessero rientrare nella base imponibile contributiva. Il socio non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che i redditi derivanti dalla sola partecipazione al capitale sociale costituiscono redditi di capitale e non di impresa. Di conseguenza, tali somme non possono essere incluse nella base imponibile contributiva per la gestione commercianti. La qualificazione fiscale di questi redditi come lavoro autonomo costituisce una finzione giuridica valida solo ai fini delle tasse, senza alcun effetto sugli obblighi previdenziali. L'INPS è stato quindi condannato a pagare le spese di giudizio.
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