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Legge 300/1970 — Anno 2025

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189 provvedimenti

Altri anni per Legge 300/1970

Licenziamento per giusta causa: la prova spetta al datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice accusata di aver presentato una lettera di referenze falsa. La Suprema Corte ha stabilito che è onere del datore di lavoro provare non solo la falsità materiale del documento, ma anche l'elemento psicologico, ovvero la consapevolezza e la malafede della dipendente. In assenza di tale prova, il licenziamento è nullo. Il ricorso dell'azienda è stato rigettato in quanto basato su una riesamina dei fatti, preclusa in sede di legittimità per la regola della "doppia conforme".
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Licenziamento sproporzionato per rimborso spese errato
Una lavoratrice è stata licenziata per aver richiesto un rimborso spese parzialmente non dovuto di circa 266 euro tramite un portale aziendale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, definendolo un licenziamento sproporzionato. La Suprema Corte ha stabilito che una richiesta irregolare, processata attraverso un sistema aziendale che prevede controlli, non può essere assimilata al furto e la sanzione deve essere proporzionata alla reale gravità del fatto.
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Accesso abusivo dati bancari: licenziamento legittimo
Una dipendente bancaria è stata licenziata per aver effettuato un accesso abusivo ai dati bancari di clienti, familiari e colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la violazione della privacy lede il rapporto fiduciario e costituisce giusta causa, anche senza un danno effettivo. La Corte ha inoltre precisato che spetta al datore provare l'accesso, e al lavoratore dimostrarne la liceità.
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Trasferimento punitivo: quando è legittimo? La Cassazione
Un lavoratore del settore energetico ha impugnato due sanzioni disciplinari, tra cui un trasferimento punitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle sanzioni. Secondo la Corte, la contestazione era tempestiva, il principio di immutabilità dell'addebito non era stato violato e i benefici economici previsti dal CCNL per trasferimenti di servizio non si applicano ai trasferimenti disciplinari. Il caso chiarisce i confini del potere disciplinare del datore di lavoro in materia di trasferimento punitivo.
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Contestazione disciplinare: il vincolo del giudice
In un caso di licenziamento per presunto furto, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda. Si sottolinea che il giudice di rinvio è strettamente vincolato al principio di diritto (dictum) fissato dalla stessa Cassazione in una precedente pronuncia e non può riesaminare i fatti già accertati. La corretta contestazione disciplinare è cruciale, ma in questo caso la discussione era superata dalla precedente decisione sul merito.
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Licenziamento e esclusione: reintegra dopo due sentenze
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla reintegrazione di una socia lavoratrice, prima licenziata e successivamente esclusa da una cooperativa. Entrambi gli atti sono stati annullati in giudizi separati. La Corte ha stabilito che l'annullamento della delibera di esclusione costituisce un fatto nuovo che supera il precedente giudicato che negava la reintegra, dando così diritto alla lavoratrice di ottenere la piena tutela ripristinatoria e risarcitoria.
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Domanda nuova e licenziamento: la Cassazione chiarisce
Una società impugna un ordine di reintegrazione sostenendo che il lavoratore abbia introdotto una 'domanda nuova' citando la Riforma Fornero anziché il Jobs Act. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che un errato riferimento normativo non costituisce una domanda nuova se i fatti e la richiesta (petitum) rimangono invariati. Il giudice ha il dovere di applicare la legge corretta. Sono stati rigettati anche gli altri motivi di ricorso su questioni procedurali.
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Audizione lavoratore: quando il rinvio è un diritto?
Un dirigente impugna il licenziamento per vizi procedurali, sostenendo la violazione del suo diritto di difesa per il mancato rinvio dell'audizione richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, chiarendo che il diritto all'audizione del lavoratore non comporta un obbligo per il datore di lavoro di posticipare l'incontro in caso di generica indisponibilità del dipendente o del suo rappresentante. Il diritto di difesa è stato ritenuto garantito dalle giustificazioni scritte già presentate.
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Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione feriale deve essere onnicomprensiva. I contratti collettivi che escludono dal calcolo delle ferie le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, come quelle per l'utilizzo professionale o per l'assenza dalla residenza, sono nulli. La Corte ha stabilito che al lavoratore, durante le ferie, spetta una retribuzione parametrata a quella che avrebbe percepito lavorando. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei relativi crediti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una lavoratrice contro il suo licenziamento. La decisione sottolinea che il giudizio di legittimità non consente un riesame dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge, respingendo le censure che miravano a una nuova valutazione delle prove.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
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Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
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Sanzione disciplinare pubblico impiego: la competenza
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare di sospensione inflitta a un docente, chiarendo un principio fondamentale nel pubblico impiego. La competenza a sanzionare non dipende dalla sanzione concretamente applicata, ma dalla massima sanzione prevista in astratto dalla legge per quella infrazione. Nel caso di specie, la competenza era dell'Ufficio procedimenti disciplinari, e i termini procedurali sono stati ritenuti rispettati. La Corte ha rigettato il ricorso del docente, stabilendo che la procedura seguita dall'amministrazione scolastica era corretta.
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Esclusione socio cooperativa: il ruolo dell’assemblea
Un socio di una cooperativa è stato escluso a seguito di una delibera dell'assemblea per condotta conflittuale e inadempimenti. Il socio ha impugnato la decisione, sostenendo che la competenza fosse esclusivamente del consiglio di amministrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'esclusione socio cooperativa. La Corte ha chiarito che l'assemblea può deliberare l'esclusione in via concorrente con gli amministratori. Inoltre, una delibera del consiglio di amministrazione, adottata lo stesso giorno, avrebbe comunque sanato ogni eventuale vizio di incompetenza dell'assemblea, rendendo l'esclusione definitiva.
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Domanda di restituzione: onere di allegazione
Un datore di lavoro, dopo aver ottenuto in appello la riforma di una sentenza che lo condannava a un risarcimento per licenziamento illegittimo, si è visto rigettare la richiesta di riavere indietro le somme già versate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, stabilendo che la **domanda di restituzione** deve essere fondata su un'allegazione specifica e puntuale del pagamento effettuato. In assenza di tale allegazione, il principio di non contestazione non può operare e la domanda deve essere respinta per genericità.
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Licenziamento per recidiva: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8358/2025, ha annullato una decisione di merito che riteneva illegittimo un licenziamento per recidiva. Il caso riguardava un operaio addetto alla manutenzione di una società di gestione autostradale, licenziato per ripetute violazioni delle norme di sicurezza. La Suprema Corte ha stabilito che, ai fini della recidiva, i precedenti disciplinari non devono essere definitivi e che la condotta del lavoratore va valutata nel suo complesso, non in modo frammentario. La valutazione complessiva dei fatti, secondo la Corte, è essenziale per giudicare la proporzionalità del licenziamento, soprattutto quando sono in gioco la sicurezza pubblica e quella degli altri lavoratori.
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Licenziamento disciplinare: negligenza e responsabilità
Un dipendente pubblico con un ruolo specifico nella liquidazione di compensi professionali è stato licenziato per grave negligenza nell'approvare parcelle eccessivamente elevate per avvocati esterni. La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento disciplinare, stabilendo che il dovere primario del dipendente era la verifica delle parcelle, una responsabilità non attenuata dalle successive approvazioni dei superiori. La Corte ha respinto tutte le doglianze, inclusi presunti conflitti di interesse e vizi procedurali.
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Licenziamento sproporzionato: quando è illegittimo?
Un'azienda ha licenziato un dipendente per uso improprio degli strumenti informatici. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo il licenziamento sproporzionato e quindi illegittimo, poiché la condotta, seppur illecita, non era abbastanza grave da ledere il vincolo fiduciario.
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Sostituto d’imposta: obbligo anche post-licenziamento?
Due lavoratori, licenziati illegittimamente da un ente pubblico, si vedono riconosciuto un risarcimento. Nasce una controversia sul calcolo dell'importo: deve essere versato al lordo o al netto delle ritenute fiscali? I tribunali di merito sostengono l'obbligo per l'ente di agire come sostituto d'imposta e versare il netto. La Corte di Cassazione, rilevando orientamenti giurisprudenziali non univoci sulla persistenza di tale obbligo dopo la cessazione del rapporto di lavoro, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la decisione a un'udienza pubblica per un esame più approfondito della questione.
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Licenziamento per giusta causa: la parola alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una dipendente di un istituto di credito. La lavoratrice era stata accusata di aver compiuto numerose operazioni irregolari sui conti correnti di diversi clienti, consistenti principalmente in prelievi di contanti con firme palesemente difformi. La Corte ha ritenuto che la gravità delle condotte, che minavano irrimediabilmente il rapporto di fiducia, giustificasse il recesso, anche in assenza di un'appropriazione diretta delle somme. È stato inoltre confermato che la contestazione disciplinare, avvenuta a seguito di una complessa indagine interna, era da considerarsi tempestiva e che il diritto di difesa della lavoratrice era stato pienamente garantito.
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