LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 300/1970 — Anno 2023

Pagina 10 di 10

199 provvedimenti

Altri anni per Legge 300/1970

Licenziamento lavoratore part-time: limiti e oneri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29337/2023, ha chiarito i principi relativi al licenziamento lavoratore part-time che rifiuta la trasformazione del rapporto in full-time. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva dichiarato nullo il licenziamento, specificando che il giudice non deve sindacare la scelta imprenditoriale, ma verificare se il datore di lavoro ha provato l'impossibilità di utilizzare diversamente la prestazione del lavoratore (principio dell'extrema ratio) e se il motivo ritorsivo era l'unica e determinante causa del recesso.
Continua »
Danno da licenziamento illegittimo: guida completa
La Cassazione chiarisce che l'indennità per licenziamento illegittimo non copre tutti i danni. Il lavoratore ha diritto a provare e ottenere un ulteriore risarcimento per il danno professionale e per il danno esistenziale subiti, distinti dalla mera perdita della retribuzione.
Continua »
Termine impugnazione licenziamento: la nuova legge
Un lavoratore, licenziato nel 2006, impugna il provvedimento fuori dal tribunale ma avvia la causa giudiziaria solo nel 2019. Nel frattempo, una legge del 2010, efficace dal 2011, ha introdotto un nuovo e più breve termine impugnazione licenziamento. La Corte di Cassazione ha confermato che questo nuovo termine si applica anche ai licenziamenti precedenti, facendo decorrere il tempo dalla data di entrata in vigore della nuova legge. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile per intervenuta decadenza.
Continua »
Trasferimento di azienda: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28183/2023, ha stabilito che la successione in un appalto di servizi non configura automaticamente un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Se l'impresa subentrante non acquisisce un complesso di beni organizzati e di non trascurabile entità dalla precedente, ma li reperisce autonomamente sul mercato (come nel caso di ambulanze tramite leasing), viene a mancare l'elemento della continuità aziendale. Di conseguenza, il lavoratore licenziato dall'appaltatore uscente non ha diritto al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
Continua »
Licenziamento giusta causa: reato extra-lavorativo
Un lavoratore, licenziato per una condanna penale definitiva per un grave reato commesso anni prima al di fuori dell'orario di lavoro, era stato reintegrato dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il licenziamento per giusta causa è legittimo. La particolare gravità della condotta, anche se risalente nel tempo, è sufficiente a ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, a prescindere dal contesto extra-lavorativo.
Continua »
Collaboratore esperto linguistico: no a parità di paga
Un collaboratore esperto linguistico, dopo anni di contratti a termine e successiva stabilizzazione, ha citato in giudizio l'università per ottenere un risarcimento danni e l'equiparazione dello stipendio a quello dei ricercatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la stabilizzazione costituisce una misura sufficiente a sanare l'abuso dei contratti a termine e che il ruolo e la retribuzione del collaboratore esperto linguistico sono distinti da quelli del personale accademico, essendo regolati dalla contrattazione collettiva.
Continua »
Dati biometrici e lavoro: consenso è indispensabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'utilizzo di un sistema di rilevazione di dati biometrici per il controllo degli accessi aziendali in assenza di uno specifico consenso del lavoratore. La Corte ha stabilito che la mancanza di tale consenso, richiesto dalla normativa sulla privacy all'epoca dei fatti, non può essere superata da un bilanciamento con le esigenze di sicurezza dell'azienda, rendendo il trattamento dei dati illecito. Inoltre, è stato ribadito che spetta alla parte che lo afferma l'onere di provare in giudizio di essersi adeguata alle prescrizioni del Garante della Privacy.
Continua »
Licenziamento giusta causa: la proporzionalità vince
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato un caso di licenziamento per giusta causa, annullandolo perché sproporzionato. La decisione sottolinea come l'uso personale di strumenti aziendali non giustifichi automaticamente la massima sanzione espulsiva se di lieve entità.
Continua »
Contestazione disciplinare: la specificità e la difesa
Un lavoratore ha ricevuto una sanzione da una società di telecomunicazioni. La contestazione disciplinare riguardava la modifica dell'orario di lavoro e un'assenza ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la decisione di merito. Secondo la Corte, la contestazione disciplinare era sufficientemente specifica, poiché l'ampia difesa del dipendente dimostrava la piena comprensione degli addebiti. Altri motivi di ricorso sono stati respinti perché basati su argomenti nuovi o non sufficientemente provati.
Continua »
Tutela reintegratoria e cessione d’azienda in crisi
La Corte di Cassazione conferma la tutela reintegratoria per un lavoratore illegittimamente licenziato da una compagnia aerea dopo una cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la reintegrazione deve essere disposta a carico della società cedente, anche se in amministrazione straordinaria, quando questa prosegue l'attività. Si stabilisce inoltre che l'azione del lavoratore verso il cessionario non è soggetta ai brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione di atti specifici.
Continua »
Licenziamento giusta causa: il limite dei permessi
Un rappresentante sindacale è stato licenziato per giusta causa dopo aver superato il monte ore concesso per i permessi sindacali, in violazione di un nuovo accordo aziendale e nonostante un invito a riprendere servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo le accuse di violazione procedurale, tolleranza aziendale e discriminazione. La sentenza sottolinea come un nuovo accordo collettivo prevalga sulle prassi precedenti e come la mancata ripresa del servizio, a seguito di un richiamo formale, possa integrare la giusta causa di licenziamento.
Continua »
Licenziamento collettivo: i criteri di scelta dei lavoratori
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, contestando i criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della procedura. Ha stabilito che la scelta dell'imprenditore di ridurre il personale è insindacabile nel merito e che la limitazione della platea è ammissibile se giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive, come nel caso di specie.
Continua »
Licenziamento collettivo: legittima la limitazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice contro un licenziamento collettivo, confermando la legittimità della procedura. La Corte ha stabilito che un'azienda può limitare la platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive, a condizione che fornisca motivazioni oggettive, tecniche e organizzative, come la notevole distanza geografica che renderebbe i trasferimenti antieconomici. La comunicazione di avvio è stata ritenuta completa e l'accordo sindacale valido, nonostante la mancata firma di una rappresentanza locale.
Continua »
Licenziamento collettivo platea: quando è legittima?
Una lavoratrice di un contact center impugnava il proprio licenziamento, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti a livello nazionale nella procedura di licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la limitazione della platea dei lavoratori ai soli siti in crisi è legittima se fondata su comprovate e oggettive esigenze tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle mansioni. La sentenza conferma che la scelta del perimetro del licenziamento collettivo platea spetta all'azienda, a patto che sia adeguatamente motivata.
Continua »
Licenziamento dirigente: quando il ricorso è inammissibile
Un dirigente è stato licenziato per giusta causa dopo aver strumentalizzato problemi aziendali per ottenere una risoluzione incentivata del rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando il licenziamento del dirigente. La decisione si basa sul principio della 'doppia conforme', che impedisce una nuova valutazione dei fatti già accertati nei primi due gradi di giudizio.
Continua »
Licenziamento dirigente: giusta causa e giustificatezza
Un dirigente, licenziato per motivi disciplinari, ha visto il suo recesso considerato 'giustificato' ma non per 'giusta causa' dalla Corte d'Appello, con conseguente negazione dell'indennità supplementare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo sia il ricorso del lavoratore che quello dell'azienda. La sentenza chiarisce la distinzione cruciale nel licenziamento dirigente tra la nozione contrattuale di 'giustificatezza', legata al rapporto fiduciario, e la 'giusta causa', che richiede una violazione di gravità tale da impedire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto.
Continua »
Termine ricorso cassazione: 60 giorni dalla PEC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore licenziato perché presentato oltre il termine di 60 giorni. La Corte ha chiarito che, nelle cause soggette al "rito Fornero", il termine ricorso cassazione decorre dalla comunicazione della sentenza d'appello via PEC da parte della cancelleria, e non dalla successiva notificazione. Questo principio procedurale ha impedito l'esame nel merito del licenziamento, confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Licenziamento collettivo: legittima la scelta per sedi
Un gruppo di dipendenti di una società di contact center ha impugnato il proprio licenziamento, sostenendo l'illegittimità della procedura di licenziamento collettivo perché limitata alla loro sede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un'azienda può limitare la platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive se tale scelta è supportata da oggettive e comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle professionalità.
Continua »
Tutela reintegratoria: licenziamento nullo e Jobs Act
Un dipendente del settore trasporti, assunto con contratto a tutele crescenti, viene licenziato. Il licenziamento è dichiarato nullo per un grave vizio procedurale, ma la Corte d'Appello nega la tutela reintegratoria, concedendo solo un'indennità economica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 9530/2023, solleva una questione di legittimità costituzionale, sospettando che la norma del Jobs Act che limita la reintegrazione ai soli casi di nullità "espressa" violi la legge delega del Parlamento, e rimette gli atti alla Corte Costituzionale.
Continua »