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Legge 26 maggio 1965, n. 590, art. 8

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Prelazione agraria: diniego del mutuo e termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31996/2023, ha chiarito importanti aspetti della prelazione agraria. In particolare, ha stabilito che l'impossibilità di avviare l'istruttoria per un mutuo agevolato, a causa della mancanza di una normativa regionale specifica, equivale a un diniego del finanziamento. Di conseguenza, la sospensione del termine di tre mesi per il pagamento del prezzo del fondo cessa, e il prelazionario perde il diritto se non provvede al saldo. La Corte ha inoltre respinto la tesi della forza maggiore per una notifica PEC non ricevuta, ribadendo la piena validità legale di tale strumento.
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Riscatto agrario: requisiti soggettivi e prova
La Corte di Cassazione chiarisce le condizioni per esercitare il riscatto agrario, confermando che il diritto spetta al singolo coltivatore diretto, anche se socio di una società agricola familiare, purché sia provato che coltivi personalmente il fondo. La presenza di un affittuario sul terreno oggetto di vendita non osta al riscatto se la sua attività agricola non è stabile e continuativa. L'acquirente che subisce il riscatto non può chiedere la restituzione del prezzo al venditore, ma solo il risarcimento del danno per evizione, previa dimostrazione della colpa.
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Prelazione agraria: quando il frazionamento è lecito
Un coltivatore diretto confinante ha agito in giudizio per esercitare il diritto di prelazione agraria, sostenendo che i venditori avessero frazionato il terreno in modo fraudolento per impedirglielo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che se la striscia di terreno non venduta, che interrompe la contiguità, possiede una propria autonomia funzionale e un'utilità agricola oggettiva, l'operazione è lecita. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Riscatto agrario: criteri di scelta tra più confinanti
In caso di conflitto tra più proprietari confinanti per il riscatto agrario, la Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta non può basarsi sulla mera libertà contrattuale del venditore. Il giudice deve valutare quale acquirente garantisca meglio la ricomposizione fondiaria e l'efficienza aziendale, secondo la finalità della legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver applicato questi principi.
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Prelazione agraria: tutti i requisiti per il confinante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8338/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prelazione agraria. Il caso riguardava la richiesta di riscatto di un fondo agricolo da parte del proprietario confinante. La Corte ha chiarito che, per esercitare validamente il diritto di prelazione, il proprietario del fondo confinante non solo deve essere un coltivatore diretto, ma deve anche soddisfare tutte le altre condizioni previste dall'art. 8 della legge n. 590 del 1965, originariamente dettate per l'affittuario. La sentenza di merito, che aveva erroneamente escluso la necessità di tali requisiti, è stata cassata con rinvio.
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Vincolo conformativo: no prelazione agraria su aree verdi
Dei proprietari terrieri hanno cercato di esercitare il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante, ma la loro richiesta è stata respinta poiché il terreno era designato come "verde pubblico" nel piano urbanistico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che tale destinazione costituisce un vincolo conformativo, una restrizione urbanistica generale e senza scadenza che priva il terreno della sua natura agricola, impedendo così l'esercizio della prelazione.
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Retratto agrario: quando il ricorso è inammissibile
Un coltivatore diretto esercita con successo il suo diritto di retratto agrario nei confronti dell'acquirente di un terreno confinante. L'acquirente ricorre in Cassazione, ma il suo appello viene respinto. La Corte Suprema dichiara i motivi inammissibili, in particolare a causa della regola della "doppia conforme di merito", che limita il riesame dei fatti quando due tribunali inferiori concordano, e per la mancata specificità dei motivi di ricorso, che non erano stati formulati secondo le rigide regole procedurali. La decisione finale conferma il diritto del coltivatore sul terreno.
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Retratto agrario: quando il fondo non è agricolo?
Un coltivatore diretto si vede negare il diritto di retratto agrario su un fondo confinante. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito, stabilendo che un'elevata potenzialità edificatoria, anche se in 'zona agricola', può escludere la natura agricola del terreno. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Riscatto agrario: chi paga i danni da evizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7995/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di riscatto agrario. In caso di esercizio del diritto di riscatto da parte del coltivatore diretto, la responsabilità per i danni da evizione subiti dal terzo acquirente ricade sui venditori originali e non sul riscattante. La Corte ha inoltre confermato che la proposizione di un ricorso in cassazione da parte degli eredi costituisce un'accettazione tacita dell'eredità e che alle controversie di riscatto agrario si applica la sospensione feriale dei termini, rendendo il ricorso tempestivo.
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Prelazione agraria: termini per il pagamento del prezzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7524/2024, ha ribadito la rigida distinzione tra i termini per il pagamento del prezzo in caso di esercizio della prelazione agraria e quelli previsti per il riscatto. Il mancato versamento del prezzo entro il termine di legge comporta la decadenza dal diritto, senza possibilità di invocare normative più favorevoli o accordi non formalizzati. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di due agricoltori che, pur avendo manifestato l'intenzione di esercitare la prelazione, non avevano provveduto al pagamento, perdendo così definitivamente il diritto.
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Prelazione agraria: obbligo di nuova denuntiatio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7525/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di prelazione agraria. Se, dopo un primo tentativo di vendita fallito, il proprietario decide di vendere il fondo a un'altra persona e a un prezzo superiore, ha l'obbligo di inviare una nuova comunicazione (denuntiatio) all'affittuario titolare del diritto di prelazione. La Corte ha chiarito che la presunta mancanza di interesse dell'affittuario non esonera il proprietario da questo dovere legale, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Prelazione agraria e comodato: la Cassazione decide
Una proprietaria di un terreno agricolo esercita il diritto di riscatto su un fondo confinante venduto a terzi, sostenendo il proprio diritto di prelazione agraria. I giudici di merito rigettano la domanda, riqualificando un preesistente contratto di comodato tra venditori e acquirente come affitto agrario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la mera facoltà di apportare migliorie al fondo, non costituendo un obbligo, non può essere considerata un corrispettivo (canone). Pertanto, il contratto resta un comodato, che non conferisce alcun diritto di prelazione, riaprendo la possibilità per la confinante di esercitare il proprio diritto.
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Provvigione prelazione agraria: chi paga il mediatore?
La Corte di Cassazione stabilisce che il coltivatore che esercita il diritto di prelazione agraria non è tenuto a pagare la provvigione al mediatore immobiliare, anche se tale obbligo era previsto nel contratto preliminare stipulato tra il venditore e il promissario acquirente originario. La Corte ha chiarito che l'obbligo di pagare la provvigione non rientra nelle "pari condizioni" di vendita e costituisce un onere ingiustificato per chi esercita un diritto previsto dalla legge. Pertanto, la clausola relativa alla provvigione prelazione agraria è inefficace nei confronti del prelazionante.
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Retratto agrario: quando è possibile per una parte
In un caso di retratto agrario, la Corte di Cassazione ha confermato la possibilità per il giudice di accogliere la domanda di riscatto solo per una parte dei beni venduti, anche se la richiesta iniziale riguardava un intero complesso immobiliare. L'ordinanza chiarisce un punto cruciale sul termine di pagamento: questo decorre non dalla pronuncia della sentenza, ma dal suo passaggio in giudicato, ovvero quando diventa definitiva. La Corte ha rigettato il ricorso principale degli acquirenti, che lamentavano una violazione del principio del 'chiesto e pronunciato', e ha accolto quello incidentale dei confinanti proprio sul tema della decorrenza del pagamento.
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