Un ristoratore, dopo un acceso diverbio verbale con la fidanzata della vittima, si è armato di coltello all'interno del proprio locale. Uscito all'esterno, ha aggredito la vittima, colpendola prima con un pugno e poi con una coltellata all'addome. L'imputato ha invocato la legittima difesa, sostenendo di aver agito per il timore di un'aggressione notturna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna a dieci mesi di reclusione. I giudici hanno escluso la legittima difesa, anche putativa, poiché la vittima si trovava all'esterno del locale, non aveva violato il domicilio, né aveva minacciato l'imputato. Manca quindi il presupposto di un pericolo reale o ragionevolmente temuto che potesse giustificare l'uso di un'arma.
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