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Legge 243/2004

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48 provvedimenti

Salvaguardia pensionistica: i limiti dell’applicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore in mobilità non ha diritto alla salvaguardia pensionistica se, durante il periodo di fruizione dell'indennità, matura i requisiti per la pensione sia secondo la vecchia che la nuova normativa. La finalità della norma è tutelare chi rimarrebbe senza reddito e pensione, condizione non verificatasi nel caso di specie. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato quindi accolto.
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Contributi previdenziali: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un centro medico contro una fondazione previdenziale, relativo al versamento di contributi previdenziali. I motivi procedurali sono stati respinti perché sollevati per la prima volta in Cassazione e perché non è stato dimostrato un concreto pregiudizio al diritto di difesa. La Corte ha confermato la corretta applicazione delle norme sulla base imponibile dei contributi.
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Sospensione prescrizione: no con omessa dichiarazione
Un ente previdenziale ha agito contro uno studio medico per il recupero di contributi non versati, sostenendo che l'omessa dichiarazione dei redditi da parte dello studio avesse causato la sospensione della prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, chiarendo che la semplice omissione dichiarativa non integra un "occultamento doloso" idoneo a sospendere il decorso del tempo. Per la sospensione prescrizione è necessaria una condotta attiva del debitore volta a nascondere il debito, non una mera difficoltà di accertamento per il creditore.
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Decorrenza pensione gestione separata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decorrenza della pensione in gestione separata, in caso di opzione per il computo di contributi versati in altre gestioni, coincide con la data della domanda amministrativa e non con quella di maturazione dei requisiti. La scelta di avvalersi di tale facoltà è un atto volontario che produce effetti solo dal momento in cui viene esercitato, rendendo la domanda un elemento imprescindibile per la liquidazione del trattamento.
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Opzione donna: non si applica se hai già la pensione
Una lavoratrice, pur avendo già maturato i requisiti per la pensione di anzianità calcolata con il metodo retributivo, ha richiesto l'applicazione della cosiddetta 'opzione donna' per ottenere un calcolo contributivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'opzione donna è un'agevolazione per l'uscita anticipata dal lavoro, destinata a chi non possiede ancora i requisiti per la pensione ordinaria, e non uno strumento per scegliere un metodo di calcolo diverso.
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Decorrenza pensione: conta la domanda, non l’età
Un pensionato ha richiesto la retrodatazione della sua pensione al 2007, anno in cui ha maturato i requisiti anagrafici, pur avendo presentato domanda solo nel 2014. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la decorrenza pensione, in caso di cumulo di contributi da diverse gestioni, parte dal primo giorno del mese successivo alla data della domanda e non dalla maturazione del diritto.
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Contributo previdenziale società: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia tra un ente previdenziale e una società sanitaria riguardo il calcolo del contributo previdenziale società. L'ordinanza stabilisce che la base imponibile per il contributo del 2% è il fatturato annuo della società per prestazioni specialistiche, e non i singoli compensi erogati ai professionisti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della società su una questione di prescrizione, ritenendola una valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità.
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Errore di fatto revocazione: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto ed errore di giudizio. Il caso riguardava la pretesa di alcuni pensionati al pagamento di adeguamenti pensionistici basati su un giudicato del 1994. La Corte ha stabilito che la successiva capitalizzazione della pensione integrativa ha costituito un fatto nuovo che ha estinto l'obbligazione, applicando il principio "rebus sic stantibus". La richiesta di errore di fatto per revocazione è stata respinta perché i ricorrenti contestavano l'interpretazione giuridica della Corte, non una svista percettiva sugli atti.
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